Le "spese" dei consiglieri campani (con soldi pubblici)

Regali, giochi, vizi privati. Ecco come avrebbero utilizzato il denaro pubblico i 57 indagati dalla procura

sono 53 i consiglieri regionali della Campania ad essere finiti in una maxi inchiesta, per peculato (Credits: CARLO HERMANN/AFP/Getty Images)

di Carlo Porcaro

Scontrini per spese “pazze”, dai giocattoli per i figli, ai necrologi sui giornali fino alla tintura dei capelli dal parrucchiere. Ora 57 consiglieri regionali della Campania dovranno giustificare ai magistrati della Procura di Napoli se e quanto tali acquisti siano stati compatibili con le attività istituzionali dei gruppi.

Si salvano dagli inviti a comparire notificati stamattina dalla Guardia di Finanza soltanto i consiglieri subentrati ai colleghi divenuti parlamentari (i deputati Domenico De Siano del Pdl e Umberto Del Basso De Caro del Pd) ma anche il berlusconiano Luca Colasanto.

La spesa complessiva ammonta a circa 2 milioni di euro, non le cifre maneggiate dal solo Batman alla Regione Lazio ma nel loro insieme i consiglieri campani non fanno una bella figura. Non coinvolto il presidente Caldoro, che al momento non intende commentare confermando la sua linea garantista e di fiducia nella magistratura; lo è però il suo braccio destro Gennaro Salvatore il cui partito Nuovo Psi vanta uscite per 223mila euro; coinvolto anche l’ex capogruppo del Pd Peppe Russo che dovrà spiegare come ha utilizzato 24mila euro; stessa sorte per l’esponente di Idv Nicola Marrazzo.

In totale, secondo le analisi dei consulenti della Procura per il funzionamento dei gruppi consiliari in regione Campania nella IX legislatura fino allo scorso 31 agosto, sono stati spesi 2.353.331,92 euro di cui 1.464.117,59 erogati a consiglieri con attribuzioni dirette e non documentate, quasi sempre attraverso assegni; 271.321,81 sono uscite documentate coerenti, 99.900,88 uscite documentate non coerenti; 15.711, 58 uscite documentate per fini personali; 84.721,20 è la cifra spesa per collaborazioni e rimborsi a terzi documentati, 180.606,94 per quelli invece non documentati, infine sono pari a 18.868,40 le uscite documentate non coerenti.

Un milione e mezzo in tutto, da giustificare negli interrogatori che cominceranno a breve. Tra le somme spese dai consiglieri regionali della Campania, su cui la Procura di Napoli ipotizza il reato di peculato, spiccano: i 92mila euro di Gennaro Salvatore, braccio destro del governatore Caldoro, i 43mila di Nicola Marrazzo eletto in Idv poi passato nei Moderati di Portas inclusi nel Pd, i 37mila della berlusconiana Daniela Nugnes attualmente anche assessore, i 27mila del consigliere Udc Carmine Mocerino, i 24 dell’ex numero uno del Pd Peppe Russo. Confermata l’esclusione dalle indagini dei consiglieri subentrati oltre che dello stampatore Luca Colasanto del Pdl (“Pago di tasca mia i collaboratori e i vari spostamenti”, ha detto) e Gennaro Mucciolo del Pse. Si difende il presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano: “Se dovessero emergere atteggiamenti e comportamenti che non hanno attinenza con l’attività politica ne risponderanno i singoli, non l'intera Assemblea”.

Nel palazzo, in molti dei coinvolti sottolineano che non vi fosse obbligo di rendicontazione e che comunque c’è la massima disponibilità nei confronti degli inquirenti. Caldoro, a Roma per impegni istituzionali, non nasconde sorpresa ma preferisce comprendere la portata dell’inchiesta prima di prendere una posizione ufficiale.

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