Cronaca

Impianti fotovoltaici in Puglia: una truffa milionaria

Le dieci società che gestivano le energie rinnovabili nella regione erano legate a una cooperativa già coinvolta in un'inchiesta per tangenti

Nadia Francalacci

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Associazione a delinquere, falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La Guardia di Finanza di Monopoli (Bari) ha notificato, questa mattina 14 avvisi di garanzia ai progettisti e ai rappresentanti di alcune società che hanno realizzato 8 impianti fotovoltaici in Puglia.

A insospettire i finanzieri un'anomala concentrazione di impianti per l’energia rinnovabile in alcune aree dei Comuni di Turi e Noci, in provincia di Bari. Ma le verifiche e i controlli effettuati dalle fiamme gialle, hanno fatto emergere anche un’altra anomalia: gli impianti pugliesi, pur essendo intestati a soggetti diversi, erano in realtà riconducibili a Cpl Concordia, ovvero la cooperativa coinvolta nell'inchiesta sulle presunte tangenti per la metanizzazione di Ischia e per la gestione di impianti nei comuni dell'agro aversano.

Capitano Pietro Mazzarella, Comandante della Compagnia Guardia di Finanza di Monopoli, come siete riusciti a risalite alla cooperativa Concordia?
Attraverso l’incrocio dei dati molti dei quali acquisiti anche con sorvoli eseguiti con gli elicotteri dell’unità aerea del Reparto Operativo Aeronavale di Bari. Non solo. Nel corso delle indagini abbiamo acquisito dati e informazioni sia presso i comuni coinvolti che preso le società di gestione dell’energia. Questo ci ha permesso di riscostruire gli assetti proprietari degli impianti energetici che, seppur sviluppati in Puglia sono risultati di proprietà di dieci società differenti tutte con sede a Modena, Brescia, Cremona e Bologna.

Ma queste società erano legate tra loro…
Apparentemente non sembravano legate da alcun rapporto di affari o interesse economico. Poi, solo successivamente, con gli ulteriori sviluppi investigativi sono emersi una serie di "anomalie" come ad esempio, la parziale coincidenza delle compagini societarie o la ricorrenza dei medesimi notai che avevano redatto gli atti costitutivi delle società e persino utilizzo di analoghi “modelli” per l’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa in campo energetico. Approfondendo gli accertamenti siamo riusciti a scoprire che vi erano anche i medesimi direttori dei lavori e progettisti incaricati per la realizzazione dei diversi siti energetici.

Quanti sono gli impianti coinvolti e i terreni interessati?
Sono tre parchi per un totale di 8 impianti fotovoltaici, tutti realizzati su un’area di circa 30 ettari.

Ma in che modo riuscivano a guadagnare?
Oltre a semplificare le procedure per la realizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica, gli indagati si assicuravano un indebito vantaggio legato al cosidetto "conto energia", un meccanismo che premia con tariffe incentivanti l'energia prodotta dagli impianti fotovoltaici per un periodo di 20 anni.

Quanto sono riusciti a truffare allo Stato?
Le indagini ci hanno consentito di quantificare in circa 16 milioni di euro gli indebiti pagamenti erogati alle 10 società a discapito del Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. Queste somme sono state recuperate dalle casse dello Stato, sottoponendo a sequestro preventivo per equivalente le disponibilità finanziarie dei 14 soggetti coinvolti.

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