È attraccata nel porto di Catania questa mattina dopo le 11 la nave norvegese Siem Pilot. A bordo, lo scafo al servizio di Frontex trasportava 416 persone e le 49 salme degli uomini morti soffocati nella stiva del barcone con cui hanno attraversato il Canale di Sicilia. "Una tragedia - afferma il sindaco di Catania Enzo Bianco, in una nota - che ricorda quelle della seconda guerra mondiale e che ha profondamente commosso la città nel giorno dei festeggiamenti per la patrona Sant'Agata, che, per decisione unanime, si svolgeranno in maniera estremamente sobria. Per domani, - aggiunge - inoltre, ho proclamato il lutto cittadino". Dalla Siem Pilot sono sbarcati 416 migranti. Di questi, 312 - tra cui 45 donne e tre minori - sono quelli soccorsi al largo della Libia dal pattugliatore della Marina Militare italiana Cigala Fulgosi.

Ai migranti, sistemati lungo il molo 11 del porto di Catania, vengono distribuiti indumenti raccolti dai volontari, ai quali la Guardia di Finanza ha consegnato anche oltre trecento paia di scarpe sequestrate a venditori abusivi nei mesi scorsi. Per quanto riguarda le salme, dopo i controlli, ai corpi sarà data sepoltura così come avvenuto per le vittime del naufragio del maggio del 2014 a Lampedusa - per le quali venne realizzato un mausoleo nel cimitero di Catania, con un verso della poesia, 'Migrazioni', del premio Nobel africano Wole Soyinka su ciascuna delle 17 tombe - e quelle della tragedia del mare del 18 aprile di quest'anno.

La tragedia a Ferragosto

Ammassati uno sopra l'altro nella stiva della carretta del mare di soli 14 metri, con la poca aria resta irrespirabile dai fumi del carburante: sono morti così gli uomini, le donne e i bambini che non avevano probabilmente pagato gli scafisti il dovuto per poter stare sul ponte

"Non sarà l'ultima tragedia se non si risolve il problema della Libia", ha commentato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto.

Morti per inalazione di combustibile

Il pattugliatore Cigala Fulgosi è intervenuto nella mattina del 15 agosto a circa 20 miglia dalle coste della Libia, dove una piccola imbarcazione con quasi 400 persone stipate si trovava in difficoltà.

Tratte in salvo 312 persone, tra cui 45 donne e 3 minori, ma nella stiva c'erano tanti cadaveri. Scena raccapricciante, secondo i soccorritori della Marina.

A morire è stato chi non poteva permettersi di pagare abbastanza per stare sul ponte del barcone. "Il mondo - ha sottolineato Alfano - non puo' attendere di fronte alla crisi della Libia che è un vulcano acceso non di fronte all'Italia, ma all'Europa. O la comunità internazionale è in grado di risolvere la situazione lì o la tragedia di oggi non sarà l'ultima".

Il ministro ha risposto anche alle critiche del segretario generale della Cei, mons. Galantino, che nei giorni scorsi aveva accusato il Governo di essere del tutto assente sull'immigrazione. "Noi - ha detto Alfano - facciamo un mestiere diverso dalla chiesa e comunque do' per buona la rettifica delle parole di monsignor Galantino e non quello a lui in un primo momento attribuito".

Canale di Sicilia, rotta di morte

E comunque, ha aggiunto, "noi facciamo fino in fondo quello che è il dovere di una grande democrazia: salviamo vite e rimpatriamo chi non fugge da guerre o da persecuzioni, ma arriva illegalmente sul nostro territorio". Proprio ieri l'Oim (Organizzazione internazionale migrazioni) aveva definito il canale di Sicilia "la rotta più letale al mondo" per chi fugge da violenze disastri e povertà: almeno 2.300 le vittime dall'inizio dell'anno, 500 in piu' dello scorso anno. Ed oggi il numero sale ancora.  

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