La polizia ha arrestato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e omicidio plurimo aggravato cinque cittadini stranieri, algerini e libici, sbarcati ieri pomeriggio nel porto di Palermo dalla nave militare irlandese Le Niamh, insieme ad altri 362 migranti. A bordo della nave anche 26 salme, tra cui quelle di tre bambini. Gli arrestati avrebbero causato anche la morte presunta di circa 200 persone che, secondo i testimoni, sarebbero rimasti rinchiusi all'interno dell'imbarcazione capovoltasi il 5 agosto con a bordo circa 650 migranti.

I cinque responsabili appartenevano insieme ad altri ignoti a un'organizzazione criminale operante in Libia specializzata nel favorire l'ingresso di stranieri nel territorio italiano. Hanno guidato l'imbarcazione in viaggio, tra la Libia e l'Italia, con a bordo circa 650 cittadini extracomunitari. Secondo alcune testimonianze raccolte, i 5 avrebbero rivestito ciascuno un ruolo ben preciso: uno comandava con l'aiuto di altri due il barcone, mentre gli altri controllavano i migranti, impedendo loro di muoversi anche con la violenza.

Gli arrestati sono accusati di omicidio plurimo per aver provocato la morte accertata di 26 migranti e quella presunta di circa 200 persone che mancherebbero all'appello (sul barcone erano in 650, secondo i testimoni). Dopo circa tre ore di viaggio, hanno raccontato i sopravvissuti, è cominciata a entrare acqua nella stiva, ove erano stati sistemati gli africani, che secondo i trafficanti potevano stare chiusi nella stiva anche per 3 giorni, visto che avevano pagato la metà del prezzo per la traversata. Non appena la stiva si è allagata uomini, donne e bambini hanno cercato una via di fuga; ma i cinque avrebbero chiuso la via d'uscita, facendoli morire.

Alcuni migranti hanno riferito che gli scafisti avrebbero marchiato con i coltelli la testa di coloro che non obbedivano agli ordini, specie quelli di etnia africana; gli arabi, invece, sarebbero stati picchiati con cinture e gli uomini sposati con calci e pugni. Il costo del viaggio, dicono i sopravvissuti, va da 1.200 a 1.800 dollari a persona. Per avere un giubbotto di salvataggio si pagherebbe una cifra supplementare che varia da 35 a 70 dinari libici, cioé da 25 a 50 euro circa.


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