Ecco come un immigrato espulso viene accolto a scuola

La strana storia del clandestino marocchino Abdel Majid Touil mostra le assurde falle del nostro sistema di controlli

Tunisia: Bardo

Questa è la foto del 17 febbraio 2015 in cui si vede Abdelmajid Touil (a destra / indossa una giacca color crema con una felpa scura e il cappuccio alzato) prima di sbarcare a Porto Empedocle – Credits: ANSA/PASQUALE CLAUDIO MONTANA LAMPO

Carmelo Abbate

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Nella vicenda di Abdel Majid Touil, il marocchino arrestato in provincia di Milano con l’accusa di coinvolgimento nell’attentato tunisino al Bardo, il vero dramma è quello che si è consumato dentro il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Rozzano, la scuola che di fatto scagiona l’immigrato dall’ipotesi per lui più pesante, ovvero quella di essere tra gli esecutori materiali della strage dentro il museo.


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Abdel Majid Touil non era formalmente in regola con l’iscrizione a scuola, la sua posizione era al limite, se non addirittura irregolare. Iscritto con riserva, si dirà un giorno in maniera ufficiale per cercare di salvare capre e cavoli in una storia nella quale le ipocrisie, le ambiguità dei governanti nella gestione dell’emergenza immigrazione, aprono delle voragini dentro le quali finiscono per essere inghiottiti quelli che poi operano sul campo. Vedi in questo caso i dirigenti del Cpia Sud Milano, che assolvono il loro compito non come un normale lavoro ma come fosse una missione, e che ci piaccia o no, sono pronti a chiudere un occhio davanti a un essere umano che chiede istruzione.

Esattamente quello che è successo con Touil, il quale non era formalmente iscritto ma gli era stato concesso di frequentare le lezioni del corso di prima alfabetizzazione. Per qualcuno sarà un atteggiamento meritevole, per altri una leggerezza, per qualcuno una grave colpa, fatto sta che i responsabili della scuola non ci hanno pensato due volte e hanno presentato le carte, i registri: Abdel Majid Touil era fisicamente presente alle lezioni nei giorni a cavallo del 18 marzo, quando un commando di 14 jihadisti ha assaltato il museo Bardo a Tunisi e ammazzato 24 persone, tra le quali 4 italiani.

 

Touil non poteva essere lì, come hanno sostenuto le autorità tunisine. Tutto il resto viene dopo, è un problema che va oltre la scuola alle porte di Milano e investe il governo di questo paese, che deve dare una risposta alla domanda che tutti si pongono all’indomani di questa vicenda: come è possibile che un immigrato riconosciuto non in possesso dei requisiti per il diritto all’asilo al momento dello sbarco in Sicilia, quindi espulso con un provvedimento delle autorità per la pubblica sicurezza, venga lasciato libero non soltanto di scorrazzare nel nostro paese, ma venga addirittura accolto e inserito in una scuola pubblica?

Come è possibile che lo stato italiano con la mano destra ti rifila uno schiaffo e con quella sinistra ti fa una carezza? Come è possibile che la mano sinistra non sappia cosa ha fatto quella destra? Come è possibile che se tu passi una notte in albergo i tuoi dati vengono comunicati alla questura mentre se ti iscrivi a una scuola pagata con soldi dei contribuenti nessuna legge preveda una verifica preventiva sulle tue generalità?

Il caso Touil

In Italia tutto questo è possibile, come dimostra Abdel Majid Touil, i cui circa cento giorni dallo sbarco fino all’arresto, da soli, senza aggiungere considerazioni, dimostrano le incredibili pecche del nostro apparato statale di gestione dell’emergenza immigrazione. Touil viene soccorso in mare il 15 febbraio, non ha un documento di identità, viene identificato e gli viene notificato un decreto di allontanamento firmato dal questore. Da quel momento Touil ha dieci giorni per lasciare il paese di sua spontanea volontà. L’espulsione coattiva, con accompagnamento sotto l’aereo o a destinazione, scatta per motivi di sicurezza o quando l’immigrato è rimasto in Italia.

Touil naturalmente punta a nord e raggiunge la madre, che vive a Gaggiano, in provincia di Milano. Nel frattempo le autorità tunisine segnalano il suo nome tra quelli sospettati dell’attentato al Bardo, ma di lui si è persa ogni traccia. Fino a quando, il 14 aprile, per motivi che rimangono da chiarire, la madre si presenta in caserma e denuncia lo smarrimento del passaporto del figlio.

Il 19 maggio Touil viene rintracciato e fermato in esecuzione di un mandato di arresto internazionale. Ma proprio a questo punto, ecco che la mano sinistra dello stato italiano finisce per smentire quella destra. La quale, già di suo, dice: io non c’entro nulla, in questo caso non dovevo indagare solo eseguire. Fatto sta che la prova provata che Abdel Majid Touil non poteva essere a Tunisi nei giorni dell’attentato, arriva dai registri scolastici. Ultima importante domanda: come ha fatto Touil a farsi accettare a scuola? Per iscriversi basta fornire le proprie generalità e portare la copia del permesso di soggiorno o della richiesta inoltrata in questura. Tutto qui. Questo prevedono le norme. Peccato che Touil avesse con sé soltanto la fotocopia sbiadita del passaporto.

Potrebbe essergli stata concessa la possibilità di presenziare alle lezioni, non di seguirle, di essere ammesso non come iscritto ma in qualità di affiancato, fino a quando non avesse portato i documenti richiesti. Un modo, dal punto di vista degli operatori scolastici, per non ricacciare in strada un essere umano che chiede di accedere a un diritto fondamentale come quello all’istruzione. Un modo, dal punto di vista degli operatori di sicurezza, per rimediare a una figura barbina.

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