Il sorriso di Riccardo, l'angelo di Milano

Da 18 anni un autista dell'Atm di Milano augura il buongiorno a tutti i suoi passeggeri e ad ogni fermata. Un'abitudine che nel capoluogo lombardo sta facendo notizia

Il sorriso di Riccardo, l'angelo di Milano

– Credits: Riccardo Gallifuoco

Nadia Francalacci

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“Buongiorno, benvenuti sulla linea 55!”. Le porte del bus si aprono e ad accogliere i passeggeri una voce soave e viso sorridente. Lui, Riccardo Gallifuoco, guarda negli occhi e saluta, uno ad uno, tutti coloro che salgono e scendono dal suo mezzo. E lo fa, ormai  da 18 anni.

Da quasi due decenni, Riccardo, 43 anni autista dell’Atm di Milano in servizio sulla linea che porta da Piazzale Loreto fino al cimitero di Lambrate, ogni mattina accompagna, senza mai stancarsi, con il suo “buongiorno” centinaia di persone: giovani, anziani, bambini.

Lei è una rarità. E di questo ne è consapevole. Ma gli utenti che salgono per la prima volta sulla linea 55 e non sono abituali al suo saluto come reagiscono?
“Come i primi passeggeri che ho portato ben 18 anni fa quando ho iniziato il mio lavoro di autista: mi guardano spalancando gli occhi. Alcuni rispondono, altri rimangono perplessi, non rispondono e si siedono.”

Salutare è cortesia ma ripetere il buongiorno ad ogni fermata è quasi un altro lavoro. Non si stanca?
“ No, non mi stanco di donare un sorriso. La mia formazione cattolica e la mia infanzia trascorsa all’oratorio mi hanno insegnato a guardare al prossimo, ad aiutare i poveri e i bisognosi. Il povero o il bisognoso non è solo colui che veste di stracci o in modo trasandato. Tutti abbiamo bisogno di non sentirci soli, tutti hanno bisogno d’amore e di una parola che ti fa sentire che non sei abbandonato. E questo è il mio modo”.

Un modo e uno stile di vita che lei condivide con la sua famiglia, la moglie Tiziana e i suoi tre figli. Che cosa le diceva all’inizio sua moglie?
“Diciotto anni fa, quando ho iniziato a salutare tutti passeggeri che utilizzavano la linea 55, mia moglie mi disse: “se saluti così tutte le ragazze, prima o poi qualcuno ti mena!"

Ed è mai successo?
“No, mai! Anzi. Le ragazze spiegavano che quel mio saluto era un saluto normalissimo che ripetevo a chiunque e alla fine della corsa, anche i fidanzati mi salutavano. Anche quelli che ad inizio tratta erano più sospettosi. E’ capitato qualche volta che le ragazze, il giorno successivo mi raccontassero la piccola discussione che a causa del mio saluto si era innescata con il compagno, discussione che poi finiva in una risata”.

Con i pendolari della linea 55 lei ha ormai instaurato un rapporto di amicizia..
“Sì, moltissimi addirittura mi preparano la marmellata e me la portano sull’autobus chiedendo di consegnarla a mia moglie e ai figli, altri mi fanno piccoli regali..”

Una moglie e tre figli e in casa lavora solo lei.. come riuscite a cavarvela e in particolare in questo momento di crisi?
“Non 3, diciamo quasi.. quattro figli. Mia moglie finisce il tempo a settembre e dopo Sara di 14 anni, Miriam di 13 e Matteo di 11 è in arrivo anche Chiara. Noi riusciamo a cavarcela benissimo anche con un solo stipendio perché non siamo soli, siamo circondati da una comunità che si sta vicino. Anche i passeggeri che saluto tutte le mattine, mi stanno aiutando. Alcuni mi hanno regalato persino i bavaglini e piccoli capi d’abbigliamento per la nascitura. Altri il passeggino, la carrozzina.. purtroppo dall’ultimo figlio sono trascorsi 11 anni e non avevamo più niente ”

Uno stipendio è stata una scelta che ha fatto con Tiziana e non una necessità dettata dalla crisi..
“Sì, abbiamo deciso che mia moglie sarebbe rimasta a casa a pensare a noi per non farci sentire soli e di questo abbiamo reso partecipi anche i nostri figli perché i sacrifici ci sono e si devono fare ma loro hanno compreso e condiviso la nostra scelta di donarci l’uni agli altri e partecipano anche loro in modo attivo..”

Che cosa vuol dire?
“Ad esempio durante il periodo di Avvento e Quaresima, mangiamo meno e anche i ragazzi rinunciamo ad esempio alla pasta o al riso. Mangiamo pane e latte e il corrispettivo di pasta che avremmo dovuto mangiare, lo mettiamo in un barattolo e lo inviamo a Don Enrico, in Africa, a coloro che hanno più bisogno di noi. Noi doniamo e abbiamo sempre donato quel che possiamo donare ma siamo sempre stati fiduciosi anche nel ricevere. E la vita, non ci ha deluso, perché tutti i giorni ci regala qualcosa”.        
  
 

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