Edoardo Frittoli

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L'espressione "effetto Vajont" pronunciata dal presidente della Commissione Grandi Rischi ha evocato una delle più gravi ferite del paese ancora radicata nella coscienza degli Italiani, riportando alla memoria ancora una volta i 2.000 morti di Longarone. 

Poco dopo, lo stesso allarme è stato smentito dalla stessa Commissione e dall'Enel. Il bacino del lago di Campotosto, il secondo invaso d'Europa per dimensioni, sarebbe attualmente sicuro nonostante la sua capacità impressionante (circa 216 milioni di metri cubi d'acqua).

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La minaccia odierna sarebbe dovuta alla particolare posizione del lago, posto lungo una faglia recentemente "risvegliata" dagli eventi sismici di questi giorni che teoricamente potrebbe danneggiare le  tre dighe del sistema (quella di Rio Fucino è attraversata dalla faglia stessa), o generare frane che come nel caso del Vajont, potrebbero innalzare il livello delle acque dell'invaso generando lo straripamento oltre lo sbarramento artificiale.

La situazione idrogeologica sembra però ben diversa da quella che fu teatro della tragedia del 1963. Le tre dighe di Poggio Cancelli, Sella Pedicate e Rio Fucino sono da tempo costantemente monitorate e tenute sotto stretta osservazione dopo il sisma del 2009. Un'ulteriore opera di rinforzo fu eseguita nel 1986 dopo che a seguito di forti precipitazioni si verificò una tracimazione alla diga di Provvidenza, un secondo bacino idroelettrico a poca distanza da Campotosto e ad esso collegato. In quella occasione, il piccolo paese di Ortolano ai piedi della diga fu evacuato con il trasferimento degli abitanti presso il villaggio Enel della centrale.

Come per l'impianto del Vajont, l'invaso di Campotosto serve una serie di centrali idroelettriche in grotta (Provvidenza, Piaganini e San Giacomo-I.Silone) lungo  la valle del fiume Vomano, analogamente al sistema di centrali collegato alla ciclopica diga della SADE (noto come sistema Piave-Boite-Maè-Vajont). 

Quello che emerge come una grande differenza tra Vajont e Campotosto è la diversa gestione del livello dell'invaso. All'epoca della tragedia di 53 anni fa erano ancora in corso i collaudi, che prevedevano un progressivo riempimento della diga a doppio arco ad un livello di oltre 700 metri. Ad aggravare la situazione contribuì il passaggio di consegne tra la Sade e l'Enel all'indomani della nazionalizzazione dell'energia elettrica italiana. Le precipitazioni eccezionali che precedettero la sciagura del 9 ottobre 1963 provocarono la frana di un fianco del monte Toc nel lago artificiale ancora praticamente pieno, generando l'onda di morte che sommerse Longarone e le frazioni di Erto e Casso. Nel caso di Campotosto invece, l'invaso è attualmente riempito al 40% della portata ed un'ulteriore progressivo svuotamento del bacino artificiale sarebbe in vista per aumentare il livello di sicurezza del lago. Scacciando i fantasmi ancora presenti di quel tragico giorno di ottobre di oltre mezzo secolo fa.

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