Il Sinodo dedicato ai giovani e al futuro della Chiesa

Si terrà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre ed è già polemica sulla tematica scelta da papa Francesco

Orazio La Rocca

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Papa Francesco

Papa Francesco durante un'udienza generale a piazza San Pietro, Vaticano, 4 aprile 2018. – Credits: TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

Usare i giovani come “un'arma” per scuotere le coscienze, risvegliare dal torpore le ricche società dell'Occidente, porre al centro dell'attenzione generale “poveri, ultimi, malati, scartati...” e quanti fuggono da guerre, oppressioni, fame.

Papa Francesco non ha usato mezzi termini nell'annunciare le finalità del prossimo, attesissimo, Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani che si terrà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre prossimi, assise destinate a far discutere, a seminare interrogativi, porre nuove domande sul futuro della Chiesa e della società in genere, facendo leva principalmente sulle attese e le speranze del mondo giovanile. Ed i primi passi già compiuti dal pontefice argentino in vista dell'appuntamento di ottobre hanno già centrato un primo inatteso obiettivo, vale a dire sollevare una lunga serie di quesiti – ma anche non poche velate critiche nella Curia pontificia, nel Sacro Collegio Cardinalizio e nelle conferenze episcopali europee, Italia in testa -  da parte di quanti sono rimasti spiazzati dalle prime mosse organizzative varate dalla Santa Sede per quella che si appresta ad essere consegnata alla storia come la più grande e cosmopolita assemblea giovanile di tutti i tempi.

Appuntamento che, come è nella logica vaticana, avrà nella figura del Romano Pontefice la guida suprema, il punto di riferimento principale da cui scaturiranno aspetti non solo organizzativi, ma anche e principalmente contenutistici, stimoli, suggerimenti.

Francesco non sarà un uomo solo al comando

Ma papa Francesco si guarderà bene dal presentarsi come “un solo uomo al comando” durante i 25 giorni di dibattiti tra le centinaia di giovani che si daranno appuntamento ad ottobre per dare vita ad un Sinodo che sicuramente sarà destinato a lasciare il segno come i due precedenti Sinodi (straordinario e ordinario) dedicati entrambi alla famiglia ancora oggetto di attenzioni e di critiche specialmente da parte di chi non ne accetta le aperture pastorali.

Due le prime mosse organizzative che hanno già sollevato lamentele e mugugni Oltretevere. Ma non solo. Il titolo,  "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale", - che “costringera' vescovi e delegati episcopali a mettersi in ascolto delle istanze giovanili anche in materia di religione – e le nomine dei Presidenti delegati che saranno i primi collaboratori del pontefice durante tutte le giornate assembleari.

Nomine che, a sorpresa, non hanno tenuto conto delle Chiese occidentali, ma che riguardano pastori di aree povere e tormentate, dove cristiani e fedeli di altre religioni stanno pagando prezzi altissimi sotto forma di persecuzioni e di oppressioni. Una scelta di campo ben precisa che papa Francesco ha fatto nominando Presidenti delegati il neo cardinale Louis Raphael I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, Capo del Sinodo della Chiesa Caldea (Iraq); il cardinale Desiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina (Madagascar); il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon (Myanmar); e il card. John Ribat, arcivescovo di Port Moresby (Papua Nuova Guinea). Ignorati del tutto i pastori delle Chiese europee, specialmente delle ricche conferenze episcopali tedesca, francese, e dell'America del Nord. Delusione anche da parte italiana.

Le Chiese lontane e sofferenti

Ma nessuno finora è uscito allo scoperto per esprimere “sconcerto ed incomprensione” - si vocifera riservatamente nei Sacri Palazzi – per delle scelte che tengono ai margini, “del tutto ignorate” sibilano i prelati più delusi, quelle nazioni a più alta tradizione cattolica da dove si prevedono l'arrivo della maggior parte dei giovani sinodali. “Il Papa non guarda a percentuali e, tantomeno, si lascia condizionare da logiche di natura geopolitica”, ribattono i più stretti collaboratori di Bergoglio, dove comunque fanno notare che il segretario generale del Sinodo dei vescovi è Lorenzo Baldisseri, pur sempre un italiano, che – come già avvenuto nel precedenti Sinodi sulla famiglia – anche ad ottobre svolgerà un ruolo di non secondaria importanza. Ma i principali attori – subito dopo il Papa – i 4 presidenti delegati saranno espressione di Chiese periferiche e sofferenti, “ai quali i giovani presteranno sicuramente grande attenzione”, ha fatto capire il pontefice all'atto della loro presentazione quasi per tappare la bocca preventivamente a delusi e scontenti. Ad ottobre se ne saprà di più.





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