Il parlamento europeo dice 'no' al carcere per diffamazione

Anche l'Unione è contraria al carcere per i giornalisti 

Il parlamento europeo di 'no' al carcere per la diffamazione

– Credits: Getty Image

Ignazio Ingrao

-

Prevedere la reclusione per il reato di diffamazione impedisce la completa realizzazione del principio della libertà di espressione, con gravi ripercussioni sull’efficacia e la completezza della comunicazione in tutta Europa. Quali iniziative concrete intende portare avanti la Commissione europea per sensibilizzare gli stati membri sull’importanza di approvare norme equilibrate in materia?

Quali azioni ha intenzione di portare avanti la Commissione europea affinché gli stati membri possano adottare spontaneamente linee guida comuni che depenalizzino il reato di diffamazione?». Questo il passaggio centrale dell’«interrogazione con discussione» presentata il 4 luglio dall’europarlamentare Licia Ronzulli (Pdl) con riferimento ai casi dei giornalisti di Panorama, condannati in primo grado al carcere per diffamazione.
Ronzulli ha sollevato il caso anche nel corso del dibattito sulla libertà di stampa alla plenaria del Parlamento europeo, lamentando il mancato appoggio della delegazione del Pd che si è rifiutata di sottoscrivere il testo della sua interrogazione.

Interpellato da Panorama, il capogruppo del Pd a Bruxelles, David Sassoli (già giornalista del Tg1), spiega così la sua posizione: «Sono assolutamente contrario al carcere per i giornalisti e ritengo che la riforma della legge sulla diffamazione debba essere oggetto di dibattito parlamentare. Tuttavia, non siamo soliti aderire a documenti nella preparazione
dei quali non siamo stati coinvolti».
Nel frattempo l’europarlamentare Salvatore  Iacolino (Pdl) ha chiesto una discussione in aulacon risoluzione finale dedicata alla diffamazione a mezzo stampa. La proposta sarà discussa dal gruppo di lavoro del Ppe e poi passerà alla conferenza dei presidenti che decideranno se metterla all’ordine del giorno. «Sono fiducioso che il tema sarà dibattuto in aula alla prossima plenaria di settembre» dichiara Iacolino.

Anche il Parlamento italiano va avanti: giovedì 18 luglio saranno ascoltati in audizione dalla commissione Giustizia della Camera il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e i direttori dei principali quotidiani italiani (con diretta sulla web tv di Montecitorio).

Nel frattempo l’11 luglio, davanti al Csm, è iniziato il confronto con il procuratore di Palermo Francesco Messineo, incolpato per non avere gestito il proprio ufficio «con la necessaria indipendenza», perché «condizionato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia», esattamente quanto aveva scritto Panorama nell’articolo del 10 dicembre 2009 che lo scorso 13 giugno ha portato alla condanna dei due autori e del direttore.

Il Csm dovrà decidere sulla richiesta di trasferimento di Messineo ad altra sede per incompatibilità.

© Riproduzione Riservata

Commenti