(Ansa)
Cronaca

Il futuro (senza sprechi) dell'ospedale Fiera Milano

Eco cosa sarà della struttura creata per l'emergenza Coronavirus; da sola Terapia Intensiva si punta a creare un Ospedale Covid contro la seconda ondata d'autunno

Da struttura salvavita a struttura delle polemiche. I 25 ricoveri totali nell'Ospedale Covid della Fiera di Milano sono diventati un caso e le lamentele si sono presto trasformate persino in atti d'accusa finiti sul tavolo della Procura di Milano. Fa scalpore il valore di 840 mila euro spesi per malato covid curato, parametrato all'investimento privato di oltre 17 milioni di euro e i 221 posti letto – per ora e per fortuna potemmo dire - vuoti.

Ma stanno davvero così le cose? Nonostante si siano salvate 25 vite ci siamo tutti dimenticati di quando supplicavamo la Germania di prendere i nostri malati nelle loro terapie intensive? Possiamo dare un valore alla vita umana?

Fondazione Fiera assicura che l'ospedale, in accordo con Regione Lombardia, rimarrà attivo come baluardo di terapia intensiva covid-19, finché gli esperti valuteranno la permanenza di rischio e, comunque, anche quando tutto sarà superato, l'investimento speso rimarrà a disposizione della Lombardia per l'incremento di attività in regime di ricovero in terapia intensiva come richiesto dal Decreto Rilancio.

"La struttura è stata messa in funzione con l'aiuto di 110 ditte fornitrici, 829 tra tecnici e maestranze che, in meno di due settimane e in piena emergenza sanitaria, hanno realizzato oltre ai 221 posti letto, 2 sale TAC, 2 sale RX, 2 sale per piccola chirurgia, 6 spogliatoi per il personale con 33 docce e bagni, una sala videoconferenza di 70 posti, 2 aree triage, 2 ingressi distinti per le ambulanze." Liberandovi dai dati puntuali, il bilancio recita all'incirca 400 mila euro di progettazione, 8 milioni di opere civili, 4,5 milioni di impianti elettrici speciali, 3 milioni di impianti termomeccanici e antincendio, oltre un milione di gas medicali. In tal modo la Fondazione Fiera ha messo nero su bianco il rendiconto di un progetto pagato grazie alla beneficenza di oltre 5 mila privati, gestita attraverso la costituzione di un fondo presso la Fondazione di Comunità Milano la cui eccedenza sarà riservata ad iniziative di sostegno al sistema sanitario lombardo e del riordino della rete ospedaliera di emergenza Covid-19 come previsto dal Decreto Rilancio.

La risposta sul perché si siano utilizzati solo 25 dei 200 posti letto è più complessa di quanto possa apparire da numeri dimostrando, ancora una volta, che questa pandemia non risponde a statistiche semplici. La storia è presto detta.

Prima dell'emergenza Regione Lombardia aveva a disposizione 718 letti di terapia intensiva pubblici e 200 privati accreditati, ma con il diffondersi dell'emergenza le cifre sono arrivate a 1800, ritagliati da altri reparti in emergenza. Il solo Policlinico – che si occupa della gestione clinica dell'ospedale Covid in Fiera – nelle due settimane di picco è passato da 18 a 110 posti letto. A quel punto, quando l'emergenza era al massimo, si è realizzato negli spazi Fiera del Portello un ospedale in grado di mettere a disposizione posti aggiuntivi di terapia intensiva proprio mentre la cura stava calando e le dimissioni e i decessi liberavano i letti negli ospedali.

La lettura della vicenda però è un'altra. "Con il diminuire dell'emergenza i ricoveri in terapia intensiva sono diminuiti in tutti gli ospedali e i posti letto si sono liberati. L'Ospedale in Fiera – dicono dal Policlinico – non è nato solo dalla necessità di creare posti in terapia intensiva in emergenza o per sgravare gli ospedali, ma per permettere il ritorno alla progressiva normalità e, in prospettiva, a non occupare nuovamente reparti destinati ad altre cure. A lungo termine il centro in Fiera offre a tutto il sistema sanitario le condizioni necessarie per essere preparati ad una seconda ondata che gli esperti dicono potrebbe arrivare a ottobre."

Il progetto a cui Regione Lombardia sta lavorando assieme a Guido Bertolaso che ha collaborato in prima persona (ammalandosi di Covid) alla realizzazione dell'ospedale è quello di un Ospedale Covid in piena regola, non solo limitato alla terapia intensiva. Il tutto per evitare di intasare altri ospedali con i contagiati, nella speranza che non si ripeta quanto accaduto pochi mesi fa dove proprio i nosocomi sono stati focolai dell'epidemia.

Si alzano polveroni anche sul personale utilizzato di cui qualcuno dubita. "Il 1 aprile – dichiara il Policlinico - è stata aperta quest'isola sanitaria covid, con l'80% del personale distaccato dal Policlinico e il 20% da professionisti assunti attraverso i bandi regionali di marzo: si parla di medici, infermieri, ma anche di operatori socio-sanitari, anestesisti, radiologi, tecnici di laboratorio, tecnici della radiologia, fisioterapisti respiratori", sottolinea il Policlinico.

Ma, una volta trovato il vaccino e passata l'emergenza Coronavirus cosa succederà? E' presto per dirlo, trapela; di certo nulla di tutto ciò finirà in qualche cantina, dimenticato e abbandonato

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