Cronaca

Il caso dei genitori troppo anziani di Casale Monferrato spiegato bene

Una storia che inizia ancora prima della nascita della bambina di sette anni ora dichiarata adottabile dalla Suprema Corte

Gabriella De Ambrosis con il marito Luigi De Ambrosis i genitori a cui hanno tolto la figlia Viola perchè troppo anziani

Barbara Massaro

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Non si può e non si deve liquidare la vicenda dei coniugi Deambrosis con uno dei tanti titoli d'effetto che si leggono all'indomani della sentenza della Suprema Corte che ha stabilito (per la seconda volta) in maniera definitiva l'adottabilità della piccola Viola (il nome è di fantasia), la bimba di sette anni nata con la fecondazione eterologa da Gabriella Carsano (oggi 63 anni) e Luigi Deambrosis (oggi 75 anni). Scrivere: "Il Tribunale toglie la figlia ai genitori perché troppo anziani" è un errore di forma e di contenuto.

Perché il concetto di genitori troppo anziani non ha senso

In primo luogo perché al momento non esiste una legge che stabilisca un limite anagrafico all'età in cui è possibile diventare genitori e in secondo luogo perché nei cinque gradi di giudizio che, dal 2013 a oggi, ha attraversato la vicenda della coppia di Mirabello Monferrato nell'alessandrino, l'elemento dell'età dei genitori naturali della bambina è stato preso in considerazione in maniera marginale.

Quando tutto ebbe inizio

Per capire la complessità della storia bisogna fare un salto indietro di almeno 15 anni quando i servizi sociali hanno a più riprese negato ai Deambrosis la possibilità di effettuare un'adozione sia nazionale sia internazionale. La coppia era stata ritenuta "Inadeguata" e l'istanza respinta.

Un'inadeguatezza che è stata confermata anche nella vicenda processuale appena conclusa e che è stata motivata nelle migliaia di pagine depositate. 

La sentenza di adottabilità

Al momento della lettura della sentenza la Suprema Corte ha confermato, infatti, l'adottabilità della minore come già stabilito dalla Corte d'Appello di Torino del 2017 che si era espressa dopo che la Cassazione, nel 2016, aveva annullato con rinvio il giudizio di adottabilità.

Secondo gli ermellini i genitori naturali della bambina non "Sono in grado di comprendere quali siano i bisogni emotivo affettivi e pratici". Inoltre il padre risulta "totalmente dipendente" dai desideri della moglie "chiusa in un processo narcisistico".

L'eterologa e la maternità negata

E' stato proprio quel narcisismo a portare i Deambrosis, nel 2009, a scegliere di rivolgersi a una clinica estera affinché potessero prendere la strada della fecondazione eterologa allora illegale in Italia (la donazione di ovuli da parte di una donna diversa da colei che porterà avanti la gravidanza è possibile solo dal 2014).

Gabriella allora aveva 57 anni, mentre il marito contava già 68 primavere: un'età più consola ad accudire i nipoti che i figli propri. Nonostante questo Gabriella nel maggio del 2010 ha messo al mondo Viola: frutto di una volontà di maternità talmente forte da superare la biologia e il buon senso. 

Le accuse di abbandono e la richiesta di affido

Quello che, però, per i Deambrosis sembrava l'inizio del sogno era in realtà la prima pagina di un incubo. Viola non aveva neppure 35 giorni quando i vicini di casa hanno chiamato i servizi sociali perché il padre della neonata, nello scaricare la spesa dalla macchina, aveva lasciato per qualche istante la bimba sola in auto.

Deambrosis per quella leggerezza ha dovuto subire un lungo e penoso processo prima che fosse dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che Viola in quei pochi minuti non è mai stata in pericolo e sempra a portata di vista dal padre che, semplicemente, stava scaricando la spesa. 

Questo primo episodio che la Cassazione oggi sottolinea non essere stato preso in considerazione nella sentenza di adottabilità ha comunque rappresentato l'inizio della vicenda giudiziaria dei Deambrosis. 

Dopo tre anni di osservazioni e sopralluoghi da parte dei servizi sociali nel 2013 e prima volta dell'assoluzione nel processo d'abbandono, la Corte d'Appello di Torino ha stabilito l'adottabilità della minore che venne affidata ad una famiglia dopo la conferma della Cassazione.

La sospensione e il nuovo processo

I Deambrosis, però, tramite la loro legale Adriana Boscagli, hanno impugnato la sentenza e la Suprema Corte, nel 2016, ha rinviato l'adottabilità ritenendo "discriminante in criterio anagrafico nei confronti dei genitori".La Corte d'Appello, così, ha dovuto rivedere le carte ed emettere una sentenza bis.

Anche questa volta, però, i giudici hanno ritenuto che i genitori "Avessero caratteristiche di personalità non compatibili con l'essere genitori".

Luigi e Gabriella Deambrosis, però, non capiscono e non accettano: "Quanti genitori in Italia hanno 'caratteristiche di personalità' eppure stanno con i propri figli?" si chiede il padre di Viola ai microfoni di Radio Capital stamane mentre ripete "Non sappiamo dove sia nostra figlia, ma lei ha il diritto di sapere chi è".

Hanno ragione i giudici o i genitori?

Secondo lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet, esperto di problemi dell'adolescenza e interpellato da Agi: "In Italia c'è una percentuale alta di bambini che sono figli dei nonni, in quanto i genitori lavorano e non hanno il tempo di accudirli. Non è assolutamente vero che riescano peggio degli altri".

Per questo aggiunge: "Se si è arrivati alla definizione di inadeguatezza genitoriale assoluta e nessuno dei familiari è stato ritenuto in grado di sostituire la coppia dei genitori naturali, vuole dire che c'erano fondati motivi. Decisioni di questo genere non vengono prese con superficialità".

A questo punto e a meno di colpi di scena la sentenza dovrebbe essere davvero definitiva e la piccola verrà adottata. Solo alla maggiore età avrà il diritto di conoscere la sua storia cercando dentro di sè i criteri per comprendere se avevano ragione i giudici o la sua mamma e il suo papà.

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