(Ansa)
Cronaca

I bambini dimenticati

Una sentenza della Cassazione in merito alla gestione dei figli di coppie separati sembra difendere chi fa il furbo e fa discutere

Travolta dalla slavina 'covid-19' che - giustamente - ha sviato l'attenzione all'emergenza in corso, è passata un po' in sordina una pronuncia della Corte di Cassazione che, con Ordinanza n. 6471 del 06/03/2020, ha sostanzialmente 'stoppato' la lodevole creatività di Giudici della famiglia che avevano provato ad elaborare strumenti alternativi a quelli già vigenti per costringere i genitori a … fare i genitori.

Mi spiego: quante volte avete assistito a sfoghi (in gran maggioranza) di madri separate che lamentavano come il marito fosse 'uccel di bosco', si disinteressasse della prole e non esercitasse i diritti di visita pur disciplinati esattamente nei provvedimenti giudiziali emessi, la classica griglia che stabilisce come il papà possa vedere Carlotta e Michelino (nomi di fantasia) a week end alterni, infrasettimanalmente, tre settimane durante l'estate ecc.?

Capita altresì che ci siano persone che, dopo aver lottato tanto per ampliare questa regolamentazione in sede di negoziazione o accanendosi davanti al Giudice, alla prova dei fatti comprendano quanto sia duro gestire i pargoli da soli e, prediligendo altre attività (lavoro, sport, nuovo partner, maratona di TV sul divano), abbandonino i figli all'altro genitore e si rendano più irreperibili di un funzionario pubblico durante uno sciopero sindacale.

Con ciò creando più d'uno scompenso: al coniuge che, di fatto, si assume l'onere di crescere i figli praticamente da solo ed occuparsi di loro nel 100% (o quasi) del tempo, ed alla prole stessa, che vive una sorta di sindrome da abbandono e privazione dell'altra figura genitoriale. Posto che il diritto di visita scolpito nella regolamentazione separativa - lo sanno anche i sassi - costituisce un preciso dovere, taluni giudici, resisi conto della deriva di padri/madri 'distratti' e forse persino menefreghisti, hanno introdotto pene pecuniarie per ogni giorno di mancato esercizio del diritto di visita: il Tribunale di Chieti e la Corte d'Appello de L'Aquila, le cui pronunce avevano provocato il ricorso in Cassazione in commento, fissavano la sanzione in Euro 100,00 per ogni giorno di mancata visita del figlio.

Si dice che gli italiani comincino a comprendere la legge quando li tocchi nel portafoglio. E pare che queste soluzioni funzionassero, con buona pace di tutti. Un po' come i cartelli che segnalano Autovelox e sanzioni salate che provocano un'immediata decelerazione del flusso automobilistico, anche se poi il Telelaser non c'è. Ma niente da fare: per la Cassazione questi sistemi di coercizione forzata non sono legali.

A detta della Suprema Corte, il diritto di vedere i figli non è, si dice in gergo tecnico, 'coercibile' ai sensi dell'art. 614-bis del codice di procedura civile né sanzionabile come grave inadempienza ex art. 709 ter c.p.c. che ostacoli lo svolgimento delle modalità di affidamento: insomma, anche lasciando perdere i tecnicismi un po' astrusi a chi non sia 'addetto ai lavori', non si può fare. Punto.

Liberi tutti? Non proprio. La Cassazione indica - per la verità - quelle che sono le conseguenze di un mancato esercizio dei diritti di visita e gli strumenti cosiddetti 'legali', e però…Già viviamo in un'epoca in cui 'fare i genitori' per taluni è un optional, ci manca davvero che si pongano ostacoli lavorando su cavilli a chi cerchi di trovare una qualche scappatoia furba per motivare i recalcitranti. Ma tant'è: si potrebbe pensare che questa decisione dei Giudici di legittimità faccia un torto al genitore più ligio che si accolla integralmente l'onere di crescere figli dimenticati dall'altro, magari solo perché ipocondriaco e timoroso di ammorbarsi, ma in realtà il pregiudizio peggiore lo patiscono proprio i bambini. Figli abbandonati che hanno solo la sventura di essere stati concepiti da persone che insistono nell'anteporre altri valori a quello più sacro e appagante di fare il genitore.

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