Redazione

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27 Aprile 2017

Sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, risultano indagati dalla Procura di Pescara per la tragedia.

A quanto si è appreso a palazzo di Giustizia si tratterebbe di una prima tranche di inchiesta. Gli inquirenti stanno notificando in queste ore agli interessati l'iscrizione sul registro degli indagati.

I vigili del fuoco hanno lavorato per una settimana senza sosta tra detriti, neve e ghiaccio nella speranza di trovare in vita altre persone, oltre alle 11 salvate, all'interno dell'Hotel Rigopiano, l'albergo devastato dalla slavina il 18 gennaio scorso. Ora su quel resort, su quella valle si apre un altro capitolo, quello dell'inchiesta giudiziaria scatenata dalla Procura di Pescara per disastro colposo e omicidio plurimo.

Tre i principali temi contestati: il ritardo con cui sarebbero partiti i soccorsi una volta ricevuto l'allarme da parte della struttura stessa, il giorno del disastro e la costruzione della struttura (degli anni '70) in una zona a rischio. Più una lettera con una carta storica delle valanche della zona inviata al sindaco di Farindola due anni prima del disastro.

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L'INCHIESTA APERTA: LE COMUNICAZIONI
"L'inchiesta è alle battute iniziali, non ci sono al momento scenari diversi da quelli che tutti possono immaginare" ha dichiarato il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, sottolineando che tra i filoni di indagine vi sono quelli "relativi a circostanze e decisioni sull'apertura e lo stato di esercizio dell'hotel e sulla viabilità di accesso a quell'esercizio".

L'indagine sul disastro dell'hotel Rigopiano riguarderà anche "il tema delle comunicazioni telefoniche, via whatsapp e scritte" da e verso l'albergo. "Ci sono state interferenze nelle comunicazioni - ha detto Tedeschini - inefficacia nei flussi comunicativi, ma al momento non tutto appare rilevante ai fini dell'indagine, anche se puo' essere giudicato male dai cittadini".

Compresa la mail inviata da Bruno Di Tommaso, amministratore unico dell'hotel Rigopiano al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, segnalando che "la situazione" stava diventando "preoccupante" e chiedeva di predisporre un intervento. "I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto", scriveva il direttore, "non potendo ripartire a causa delle strade bloccate".

Questo il testo completo del messaggio spedito via e-mail da Di Tommaso: "Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d'accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro".

Si è saputo, intanto, che è stata spedita alle 13.57 del 18 gennaio, poche ore prima del disastro. In quel momento i clienti sono a pranzo e Di Tommaso non è con loro, anche se nel testo dell'e-mail non lo specifica. Alle 14 la sorella del proprietario Roberto Del Rosso incontra il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, e viene rassicurata sul fatto che entro sera sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Alle 17.08 parte la prima chiamata di Giampiero Parete dall'Hotel Rigopiano: viene agganciata da un operatore del 118 di Chieti, che chiede a Parete di attendere in linea, ma la linea cade immediatamente. Tra le 17.08 e le 18.20 Parete riesce a contattare il 113 e lancia l'allarme: in questo stesso arco di tempo Di Tommaso viene contattato per sapere se è vero che si è verificata una valanga. Di Tommaso smentisce, ma non si trova a Rigopiano ed è invece verosimile che chi parla con lui pensi che l'amministratore dell'hotel si trovi nella struttura. Questo spiegherebbe come mai neanche Quintino Marcella, che dopo le 18.20 chiama più volte il 113 e il 118, venga inizialmente preso sul serio. "All'inchiesta - conclude la Tedeschini - spetta il compito di chiarire come mai Rigopiano sia diventata una priorità soltanto dopo la valanga". Una priorità che peraltro avrebbe potuto essere trattata come tale sulla base del bollettino di Meteomont, che il 18 gennaio indicava un rischio valanga 4 in una scala da 0 a 5.

Tale mail, si apprende questa mattina, non è stata vista dai funzionari della Regione Abruzzo per il semplice motivo che tutti gli uffici regionali erano stati evacuati per le scosse di terremoto. E' quanto si apprende da fonti giudiziarie.

Dopo la seconda scossa delle 11,14 i dirigenti della Regione avevano autorizzato l'evacuazione degli uffici sia all'Aquila che a Pescara. Quindi i locali erano chiusi. A quanto si è appreso, solo ieri la Regione ha avuto coscienza di aver ricevuto quella missiva nella quale si chiedeva lo sgombero di Rigopiano.

Al riguardo il Procuratore è stato chiaro: "Sono da valutare gli effetti degli eventuali ritardi" nell'avvio dei soccorsi verso l'hotel di Rigopiano. "Al massimo si tratta di un'ora. Avete visto quanto tempo ci è voluto per arrivare a quell'albergo. Gli effetti causali sono tutti da dimostrare".

PREVISIONI POSSIBILI?
Le forze dell'ordine si sono recate negli uffici della Regione Abruzzo per acquisire tutta la documentazione relativa all'emergenza valanghe. Tra gli obiettivi degli inquirenti c'è quello di visionare il Piano valanghe che dovrebbe essere stato predisposto dagli uffici. Intanto, sempre negli uffici della Regione è in corso una riunione con il sottosegretario alla Protezione civile, Mario Mazzocca, proprio per esaminare e valutare la documentazione.

Tuttavia in una nota, il presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli, facendo una valutazione scientifica della vicenda dell'hotel Rigopiano ha dichiarato: "Il resort sorgeva in una zona non segnalata in carta di rischio, per criticità particolari... però poi la concomitanza fra evento nevoso importante e sciame sismico in corso ha creato, vista la posizione dell'albergo allo sbocco di un canalone, il disastro". Tuttavia "ammesso, e tutt'altro che concesso che in fase di ristrutturazione fosse stato consultato al riguardo un professionista e che questi avesse posto il problema della posizione geomorfologicamente pericolosa, al di là del solo rispetto formale delle norme, gli si sarebbe dato ascolto?".

Inoltre, cosa ancora più grave, esiste una lettera su carta intestata, datata 18 dicembre 2014 e firmata dall’assessore regionale che aveva la delega alla Protezione Civile, Mario Mazzocca, finita agli atti dell'inchiesta della procura perché ritenuta un documento importante ma ignorato. Lo scritto infatti era indirizzato a tutti i comuni che fino al 2013 avevano subito almeno una slavina. Farindola compreso. 

Questo quanto si legge: "Caro sindaco, al fine di favorire una maggiore conoscenza della particolarità del nostro territorio e anche i possibili rischi connessi alla sua frequentazione, abbiamo elaborato la Carta storica delle valanghe, che troverai nell’allegato dvd". 

Il dvd che fu recapitato al sindaco Lacchetta conteneva un software per la navigazione cartografica (Gis) che metteva registrava ben 32 valanche nelle vicinanze dell’hotel Rigopiano, sul versante del Monte Camicia. Una, nel 1999, aveva investito la strada, in località Castelli, prima del bivio che porta al resort. Come riportato su Repubblica "La mappa — prosegue la lettera di Mazzocca — deve intendersi non come una potenziale carta del rischio valanghe, ma come strumento utile per conoscere meglio il territorio". Dunque Lacchetta doveva essere a conoscenza perlomeno della vulnerabilità di quella zona

Peccato che a Farindola da 12 anni non venga convocata la commissione valanghe e che proprio tra il 2005 e il 2006 venga deciso che la vecchia e piccola struttura estiva dell'hotel Rigopiano possa essere venduta e trasformata in un resort quattro stelle con piscina e spa, aperto tutto l’anno.

L'HOTEL SUI DETRITI?
Il secondo grande tema è quello della tenuta della struttura. Stando a quanto documentato dalla mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo sin dal 1991, ripresa e confermata nel 2007 dalla mappa del Piano di Assetto Idrogeologico della Giunta Regionale, l'hotel Rigopiano sarebbe stato costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti compresi quelli da valanghe. I documenti sono stati evidenziati dal Forum H2O Abruzzo. In pratica il resort è sorto su resti di passati eventi di distacco provenienti dal canalone sovrastante la montagna.

Secondo quanto documenta il Forum H2O, la mappa evidenzia nel sito "conoidi di deiezione", ossia "un'area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell'albergo. Insomma, come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato ed ha sparato". La mappa regionale, del Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico del 2007 che conferma quella del 1991, è la 350 Ovest rintracciabile sul sito della Regione.

Si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l'area dell'albergo, e rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone. Già dagli anni 50 si ha memoria di una struttura di rifugio, ma l'hotel è costruito negli anni 70, ed ingrandito dopo il 2000. "Il fatto che ci fosse prima una struttura più piccola non vuol dire granchè - spiega Augusto De Sanctis, del Forum - perchè i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po' come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree inusitate. Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali".

L'esistenza di una mappa conoscitiva però, ad avviso di De Sanctis, non si è tradotta "per omissione della Regione in una mappa del rischio valanghe che era prevista dalla legge 47/92, cioè 25 anni fa. La legge prevede per le aree a rischio accertate o potenziali o l'inedificabilità o per strutture esistenti il divieto di uso invernale. Non è stato fatto un Piano Valanghe, ma comunque - continua l'esponente del Forum - nel percorso di ristrutturazione dell'hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza".

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