Hotel House di Porto Recanati, il ghetto verticale della costa Adriatica

Viaggio con il questore di Macerata, Antonio Pignataro, nell'eco mostro di 17 piani che dagli anni '90 ospita extracomunitari di ogni provenienza

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I dintorni dell'Hotel House di Porto Recanati (Macerata), dove sono stati trovati resti umani - 28 marzo 2018 – Credits: ANSA

Anna Germoni

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I primi extracomunitari ad arrivare all’Hotel House di Porto Recanati sono stati gli albanesi e i macedoni, negli anni Novanta. Poi i senegalesi. Dieci anni fa il terzo flusso, dal sud Asia. Il ghetto, mega condominio della costa adriatica è divenuto così un punto di riferimento unico nel panorama europeo fra le comunità di migranti: ambiente multietnico, macellerie halal, agenzie di viaggio, money trasfert, persino una moschea dentro e spaccio di droga.

Impossibile non notarlo, quando si percorre l’autostrada A14 da Bari verso Bologna. All’altezza di Loreto, spicca questo mostro, anzi eco mostro, solitario, visibile per la sua incuria con i suoi balconi malridotti, il suo color rossiccio e per la sua imponenza, 17 piani. Ora i riflettori sono accesi per la “fossa degli invisibili”, dove tra sporcizia, scoli neri delle tubature marce, acqua contaminata, scorazzano topi e nutrie, e nel terreno adiacente sono stati ritrovati alcuni resti di due corpi sepolti. Una vera Torre di Babele.
 
Antonio Pignataro, questore di Macerata, ci delinea un primo focus sulla situazione: “Quando si parla di questa mega struttura, il discorso diventa particolarmente complicato non solo a livello di ordine e di sicurezza pubblica, ma anche a livello giuridico, amministrativo e civile oltre che sanitario”.

Perché?
È un residence a forma di stella con 17 piani piani per ciascuna ala. Ci sono 410 appartamenti, piccoli negozi e bar, dove vivono ufficialmente 2000 persone (circa 1300 uomini e 650 donne) con la presenza di 35 etnie. Le persone che hanno il solo domicilio sono circa 500. Quindi possiamo parlare di un paese di 2500 persone. È un piccolo paese complicato e particolare. 35 etnie diverse significa 35 tradizioni e costumi diversi. 
 
La questione spaccio di stupefacenti è ben nota da anni, però…
Posso confermare, alla stessa stregua di quanto si verifica nelle aree degradate di alcune periferie urbane, che il fenomeno è presente ma viene efficacemente contrastato. Voglio sottolineare però che solo una minima parte delinque. In questa struttura vivono anche famiglie normali con un lavoro dignitoso e decoroso, con figli che frequentano regolarmente le scuole e alcuni anche l’Università.
 
Quindi non è un covo di spacciatori?
Non è un covo di spacciatori. Vi è una presenza di persone che delinquono, che spacciano sostanze stupefacenti, ma ci sono tanti nuclei familiari stranieri rispettosi delle leggi italiane che detestano per primi chi opera illegalmente in quella struttura. Il vero problema è aver concentrato un numero impressionante di stranieri di etnie diverse, in un piccolo fazzoletto di terra e con una serie di criticità che interessano l’occupazione abusiva, il mancato pagamento delle quote condominali, la fornitura dell’acqua e dell’energia elettrica.
 
Come si è potuti arrivare a questo ghetto verticale, ormai noto anche per le “fosse di invisibili”?
La struttura è stata realizzata intorno agli anni Settanta sotto la spinta del miracolo economico che ha interessato il mondo dell’edilizia, in particolare collegato al turismo sul mare e all’idea di una seconda casa. Nel tempo le varie crisi economiche del nostro Paese, hanno costretto i proprietari di questi appartamenti, ad affittarli nei mesi invernali a chi potesse offrire di più e nello stesso tempo dare garanzie o anticipi della locazione. Col passare degli anni è divenuto luogo di dimora di persone con scarso potere economico ovvero pregiudicati, immigrati regolari e irregolari.

E le fosse invisibili?
Sono stati ritrovati dei resti umani, appartenenti a due persone. Uno di questi sembrerebbe riconducibile forse a un neonato o a un bambino in tenera età, sepolti nei pressi di un casolare vicino all’Hotel House. Bisogna aspettare l’esito delle inchieste in atto.

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