Graziano Mesina, la delusione di Castelli

L'ex ministro che nel 2004 controfirmò la grazia al bandito sardo: "Fosse vero che è coinvolto nel traffico di droga avrebbe tradito, oltre a quelli che hanno creduto nella sua redenzione, anche il suo codice criminale" 

robertocastelli

Roberto Castelli, l'ex Ministro della Giustizia che nel 2004 controfirmò la grazia concessa da Carlo Azeglio Ciampi a Graziano Mesina, è incredulo. «Spero proprio che non sia vero» esordisce al telefono ricordando come fu lui a insistere con l'allora capo dello Stato perché gli desse la grazia.

«Se l'impianto accusatorio fosse confermato sarebbe, per me, una grande delusione»  ripete l'ex Guardasigilli, ricordando come attorno alla primula rossa della Barbagia «c'era allora una sorta di aurea di benevolenza: aveva scontato quasi quarant'anni di carcere per essersi voluto vendicare, giovanissimo, per uno sgarro che la società gli aveva fatto. Lo consideravo sì un delinquente, ma anche un bandito che rispettava un proprio codice, con una propria dignità» racconta per spiegare le ragioni che lo indussero a insistere con Ciampi per la soluzione della grazia. «Il banditismo sardo era il contrario dei mafiosi col 41 bis». Poi aggiunge, con amarezza: «Se fosse vero che è coinvolto nel traffico di droga, avrebbe tradito - oltre alle persone che hanno creduto in lui - anche la sua sardità, il suo codice».

Ma lei crede alle accuse dei magistrati? «E come faccio a sapere se siano vere o no?» risponde, ricordando anche un episodio di famiglia che gli è stato raccontato da suo suocero. «Lui, che ha sposato in seconde nozze una ragazza di Arabatx, mi ha raccontato che lo ha incontrato qualche settimana fa a Orgosolo e che Mesina gli ha detto: mi saluti il ministro». «Fosse vero - ripete, ancora una volta - sarebbe una grande delusione: anche perché io credo nel potere redentivo della pena. Vede, nella mia attività, ho incontrato moltissimi carcerati. E, salvo i mafiosi del 41 bis, devo dire che la gran parte di quelli che stanno nelle patrie galere sono ragazzi giovanissimi che  hanno sbagliato ma possono trovare la loro strada» continua, spiegando anche come, quando incrociò Mesina negli studi di Porta a Porta, si congedò da lui dicendogli dopo aver controfirmato la grazia con un Mi raccomando, non mi deluda». (PP)

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