Gli amici italiani del califfato islamico

Dall'operaio tunisino di Belluno partito per la Siria all'italiano giustificazionista: chi sono gli amici dell'Isis in un'inchiesta che pubblica Panorama in edicola giovedì 4 settembre

Il fermo immagine mostra l'ostaggio britannico, David Cawthorne Haines, nelle mani dell'Isis in Siria – Credits: ANSA/FERMO IMMAGINE

C’è chi ha messo la bandiera nera dello Stato Islamico come copertina della pagina Facebook, chi inneggia allo stato islamico, ritenuto meglio della democrazia. O posta fotografie con scritte che magnificano l’Islam davanti alla basilica di San Pietro. E poi ci sono i volontari della guerra santa, che lasciano l’Italia per prendere le armi in Siria e in Iraq.

Sono gli amici italiani del Califfato che Panorama racconta nella storia di copertina del numero in edicola da giovedì 4 settembre. Si tratta di convertiti come il romano Stefano Porcelli, che sostiene: «I giovani che partono dall’Europa sono come i partigiani
che hanno combattuto sotto il tallone del nazismo», o come Umar Livio Tomasini di Gradisca d’Isonzo che sui crimini dell’Isis commenta: «È normale che in guerra avvengano massacri». Ma ci sono anche musulmani Abourassib Alitali, tunisino vissuto a lungo a Milano, che ora è in Iraq tra le file dell’Isis. Dalla Siria non è tornato invece Ismar Mesinovic, imbianchino di Longarone, montagne del bellunese, da dove altri sarebbero partiti alla volta della Siria.
 

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