Cronaca

Genova: l'attesa degli sfollati e il ricordo delle vittime

In arrivo oggi i primi alloggi, mentre il ponte che scricchiola fa temere per la sicurezza. I cittadini si riuniscono in piazza per condividere il dolore

piazza De Ferrari

Marta Buonadonna

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Un pezzo di quel che rimane in piedi del Ponte Morandi scricchiola. Per questo è stato interrotto il recupero dei beni dalle case degli sfollati. Non trovano ancora pace i 600 cittadini costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e che ora si vedono negata, per motivi di sicurezza, anche la possibilità di portar via le loro cose, nella speranza di avere presto un nuovo posto da chiamare casa.

In arrivo le prime abitazioni

Per 11 famiglie quel momento dovrebbe essere oggi alle 16, orario in cui è previsto che il sindaco Bucci e il governatore Toti consegnino i primissimi alloggi pronti. Ad avere la precedenza sono le famiglie con bambini, anziani e disabili. Nelle prossime settimane altri 40 nuclei dovrebbero essere sistemati in alloggi messi a disposizione dal Comune. In realtà molti sperano un giorno di poter rientrare a casa loro, ma pare difficile che i palazzi sotto al ponte non siano abbattuti. C'è grande dignità tra coloro che sono stati costretti ad andar via, e una calma che si spiega solo con la consapevolezza di aver scampato un pericolo, evidentemente più forte del dolore per aver perso di fatto, almeno per ora, la propria abitazione.

A contribuire alle spese per le abitazioni degli sfollati dovrebbe essere una parte dei 28 milioni e mezzo di euro stanziati dal Consiglio dei ministri. La cifra dovrebbe finanziare anche gli interventi urgenti per la viabilità alternativa e per potenziare il trasporto pubblico, consentendo così ai genovesi al rientro al lavoro di spostarsi in maniera meno disagevole. E un fondo di mezzo miliardo per chi ha perso la casa in seguito al crollo del ponte sul Polcevera è stato promesso dai vertici di Benetton: il vice premier Di Maio ha commentato l'offerta parlando di elemosina.

Il dolore di Genova

Intanto in città si continua a non parlare d'altro. E' tutto un "tu dov'eri quando lo hai saputo?" e un "non ci potevo credere, quando ho visto le prime immagini mi sono tremate le gambe". Tutti avevano qualcuno da chiamare con urgenza per verificare che fosse salvo, tutti hanno pensato "potevo esserci io". Erano circa 500 le persone che si sono ritrovate ieri sera a partire dalle 18 in Piazza De Ferrari, nel pieno centro di Genova, davanti al Palazzo Ducale, per ricordare le vittime del ponte e condividere, per una volta dal vivo e non solo sui social, il proprio dolore per la tragedia che ha colpito la città.

Gli organizzatori della manifestazione chiamata Ponte16100, dal numero di codice avviamento postale di Genova, hanno messo a disposizione pennarelli e lunghi striscioni di carta, srotolati tra il Palazzo Ducale e l'insegna rossa con lo slogan per la promozione turistica della città "Genova more than this". C'erano soprattutto giovani, tante famiglie con bambini, pochi gli anziani, in una città che pure ha una età media tra le più alte d'Italia, forse tenuti lontani dal caldo, che ieri in piazza faceva segnare 34 gradi, ma anche dal fatto che l’invito a partecipare ha viaggiato sui social network.

Orgoglio, rabbia, tristezza, speranza

Sui lunghi fogli bianchi sono presto comparsi disegni, pensieri, poesie e testi di canzoni. Molti i messaggi per le vittime e le loro famiglie, ma tante anche le esortazioni al coraggio rivolte alla città. A Genova la superba, spesso funestata da disgrazie: in tanti sono certi che saprà rialzarsi anche stavolta grazie alla proverbiale forza di carattere dei propri abitanti. C'è anche chi mette su carta semplicemente il proprio dolore. "Un pezzo del mio cuore si è rotto con il ponte. Povera la mia Genova", scrive per esempio Cristina. Mentre Giulia ricorda che il ponte "sarà sempre il simbolo di quanto nulla si debba dare per scontato, né una strada né la vita". M. dà voce a un pensiero che è nel cuore di molti in questi giorni: "Su quel ponte c'eravamo tutti e siamo tutti morti un po'. Pietà, verità e giustizia". E non mancano gli attestati d'amore per Genova ferita: "Forti come i monti, liberi come il mare", scrive un anonimo.

Una ragazza invece trascrive i nomi di tutte le vittime, sovrastati da una strofa della Canzone del maggio di De Andrè, che è un grido di accusa: "Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti". E c'è chi più esplicitamente accusa: "Funerali di Stato per un omicidio di Stato. Genova vuole verità e giustizia". Una frase durissima, in parte mitigata da chi subito sotto, di fianco a un grande cuore rosso scrive a caratteri cubitali "L'amore vincerà". Poco più avanti c'è un disegno del ponte crollato con sopra la scritta: "Autostrage per l'Italia".

I disegni dei bambini

Ma a colpire maggiormente sono i disegni dei bambini, sui quali l'immagine di quel ponte spezzato deve aver avuto un impatto molto più potente di quello, già fortissimo, che ha avuto su noi adulti. Tra i messaggi dei più piccoli vi è quello di Gaia, Irene e Rachele che scrivono "Abbiamo 9 anni, siamo cresciute con la paura della pioggia per le alluvioni. Ora abbiamo pure paura di passare sui ponti. Siamo già stanche!". Bianca ha disegnato dentro a un cuore il ponte con sotto le macchine cadute e ha aggiunto semplicemente "Mi dispiace per tutte le persone che sono morte". Ecco, i bambini non hanno paura di comunicare con grande semplicità il loro dispiacere, sono in tanti a farlo, accanto a un disegno, a un cuoricino.

Forse però il messaggio che meglio esprime ciò che noi genovesi, che ci sentiamo dei miracolati, dei sopravvissuti, cerchiamo di dire a noi stessi dopo il trauma, è quello di Francesco, che sopra uno schizzo del ponte spaccato scrive semplicemente "Siate felici".

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