Cronaca

Genova, le colpe per quei lavori non eseguiti

Errori urbanistici storici, l'incapacità politica di imporsi per superare i contenziosi burocratici, la giustizia paralizzata

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Marco Ventura

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Vi prego, risparmiateci l’ipocrisia.
Che cosa abbiamo? Un governatore della Liguria, Claudio Burlando, ai vertici del potere ligure da una vita e forse due, che c’informa: "Se lunedì mi dicono di procedere, io procedo". Lunedì, due giorni dopo, perché di mezzo c’è il fine settimana.

E procedere a cosa?
A avviare i lavori di consolidamento del territorio per scongiurare le conseguenze tragiche delle inondazioni. Sempre a chiuder la stalla quando i buoi sono scappati. Sempre a fare i decisionisti quando il momento della decisione è passato e la frittata combinata. Sempre a evitare le dimissioni, l’autocritica, le scuse.


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Chiedere perdono
Burlando avrebbe dovuto solo chiedere perdono per l’incapacità a imporsi nel braccio di ferro con gli avvocati e i magistrati del Tar che hanno bloccato i lavori per via dei contenziosi dopo le gare. I soldi per i lavori c’erano e ci sono, nessuno li ha spesi perché "pende" una causa.

 

Intanto a Genova la città è messa in ginocchio dalla pioggia (torrenziale, certo, ma insomma, sempre pioggia è). Ha avuto il coraggio di pronunciarsi pure Marta Vincenzi, sindaco dal 2007 al 2012 (cinque anni!), per sottoscrivere le parole del capo della Protezione civile, il prefetto Franco Gabrielli, contro il vezzo e vizio di scaricare il barile e prendersela coi capri espiatori.

I fondi disponibili
È per la mancata correzione di quegli errori, e a dispetto dei fondi disponibili (decine di milioni), che adesso Genova si ritrova sott'acqua come tre anni fa e come prima e prima ancora. Una emergenza continua. Passerà la nottata, passerà questo periodo, la stagione delle piogge finirà e ci ritroveremo nel silenzio dei corridoi di tribunale, fra scartoffie e contenziosi e con Burlando che ha un titolo che non merita: Commissario straordinario.

Non lo merita perché due sono le cose: o aveva i poteri di commissario straordinario e non li ha usati, oppure non li aveva e allora che commissario straordinario è…

È per la mancata correzione di quegli errori, e a dispetto dei fondi disponibili (decine di milioni), che adesso Genova si ritrova sott'acqua

Ma Gabrielli non si riferiva alla Vincenzi, che fa parte ormai della storia della città, ma ai meteorologi che hanno sbagliato le previsioni o magari al sindaco Marco Doria successore della Vincenzi.
Lei, la Vincenzi, non è neppure un capro espiatorio, e non può presentarsi come una vittima. A parte le indagini che la riguardano per i disastri del 2011, ha avuto la responsabilità di prima cittadina per troppi anni. Qualche colpa, di grazia, ce l’ha o no? Dice il prefetto Gabrielli che Genova è una città "che ha 50 chilometri di fiumi tombati, che ha avuto uno sviluppo urbanistico, per scelte anche secolari, sbagliato, e c’è un problema strutturale".

Il ruolo dei magistrati
Forse l’esondazione ciclica di ruscelli, torrenti e fiumi insinuerà qualche dubbio sul ruolo che i magistrati svolgono in questo paese: invece di garantire la giustizia e raddrizzare le situazioni storte, contribuiscono a negare il diritto rinviando il giorno delle sentenze (perfino su questioni che implicano la vita e la morte) e intanto si crogiolano nell’esercizio di un potere pressoché assoluto, indifferenti alle conseguenze delle proprie lungaggini, a volte anche delle proprie astruse battaglie ideologiche, e della cecità verso tutto ciò che non sia codicillo e regolamento.

Democrazia è anche prendere decisioni
Il mio spirito liberale m'impedisce di saltare alle conclusioni estreme, cioè alla constatazione che forse è necessario qualche meccanismo autoritario per garantire la sicurezza dei cittadini. Ma la democrazia non funziona se non assicura la possibilità di prendere decisioni, e se l’equilibrio dei poteri si risolve in paralisi.
Mi stupisce che non vi sia un sollevazione popolare contro le pastoie burocratiche e l'incapacità degli amministratori. Questi hanno invece il coraggio di parlare e pretendere d'andare avanti (di lunedì, mi raccomando) come nulla fosse.

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