Cronaca

Genova: i progetti ci sono, mancano gli scolmatori

La costruzione di opere per alleggerire la portata dei corsi d'acqua può salvare il capoluogo ligure? Tante promesse ma ancora nessun lavoro concreto

Scolmatore sì, scolmatore no. Progetti bocciati, progetti approvati. Sembra essere ormai una vecchia storia quegli degli scolmatori che dovrebbero ridurre la portata dei rii per evitare l’inondazione del capoluogo ligure. In sostanza, salvare la città.

Ma gli anni passano, le parole e le promesse si susseguono e intanto le piogge delle ultime ore hanno provocato altri smottamenti nella cuore di Genova dove altre 50 persone sono state sfollate solo nelle ultime ore. A preoccupare è soprattutto il ponente, dove si registrano moltissimi dissesti statici provocati dalla pioggia intensa di questi giorni. La zona maggiormente interessata è quella intorno a via Villini Negrone a Pra' dove martedì una frana è finita su un palazzo provocando l'evacuazione di almeno trentacinque persone. Sempre nella zona, ieri, si sono verificati altri crolli che hanno portato a nuovi sgomberi tutti nella zona di Pra'.


 

"Quasi tutti gli sfollati - spiega l'assessore alla Protezione civile Gianni Crivello - hanno trovato sistemazione da amici e parenti. Al momento a carico del Comune ci sono dieci persone che sono alloggiate in un hotel di Pegli. Stiamo monitorando la situazione con grande attenzione perchè specie nel ponente c'è il rischio di nuove frane".

Panorama.it ha intervistato il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria per cercare di capire se realmente la costruzione di uno o più scolmatori (opere idrauliche che aiutano a ridurre la portata di un corso d'acqua, ndr.) sui canali che attraversano la città, possono mettere in sicurezza il capoluogo e i suoi abitanti da inondazioni e di conseguenza da frane e smottamenti.

Carlo Malgarotto, ma quanti sono, ad oggi, i progetti per la costruzione di scolmatori?
Le amministrazioni interessate possono rispondere in maniera sicuramente più precisa e dettagliata, tuttavia, in sostanza, si parte da un'idea unica, di uno scolmatore da realizzare in più lotti che include anche le acque dei rii Fereggiano, Rovare e Noce, che di seguito, con variante al progetto, vengono invece dirottate su una galleria dedicata, lasciando lo scolmatore al solo Bisagno. Ricordiamo che periodicamente si riparla anche di uno scolmatore per il Fiume Magra.

Ammesso che possa essere una soluzione risolutiva, quanti ne servirebbero realmente per mettere in sicurezza la città?
Ammesso e non concesso, in teoria ne servirebbe uno per ogni rio, visto che ad andare in crisi sono più spesso proprio i corsi d'acqua secondari, e a Genova non sono pochi e spesso “intubati”. Ci auguriamo che la frase “mettere in sicurezza” sia bandita da ogni comunicazione ufficiale, in quanto dà un falso senso di sicurezza in presenza, invece, del permanere di una situazione di rischio, per quanto mitigata.

Alcuni sostengono che sia necessario un solo scolmatore, quello del Bisagno, per “alleggerire” la portata degli altri canali e evitare l’allagamento della città. È vero?
È ampiamente dimostrato dalla cronaca recente che le opere da sole non ci salveranno, anzi, pensiamo ai danni fatti da un argine crollato, quello di Carrara senza dimenticare quelli di Modena, Pisa ecc., figuriamoci i danni derivanti da uno scolmatore che non fa il suo lavoro. Le osservazioni del Consiglio dei Lavori Pubblici sul progetto dello scolmatore la dicono lunga, stime basate su tabelle vecchie di 30 anni (alla faccia dei cambiamenti climatici!), rischio residuo e incapacità dello scolmatore di convogliare la portata in arrivo da monte, mancanza degli interventi mirati a mitigare l'erosione sui versanti e stabilizzare pendii a rischio frana che comprometterebbero di fatto la funzionalità delle opere previste, assenza dei costi di gestione e manutenzione dello scolmatore Fereggiano che dovrebbe lavorare in pressione, compromettendo il corretto funzionamento dello stesso in caso di contemporanei eventi marini intensi (come succede spesso); tanto per elencare solo alcune criticità rilevate. La popolazione, dopo tanto parlare sui media, deve sapere che non è assolutamente realistico che lo scolmatore risolva il problema, almeno non alle condizioni attuali, servono azioni coordinate su tutto il territorio, bisogna imparare a trattenere il più possibile le acque a monte, come al solito, noi restiamo a disposizione per la collaborazione con le istituzioni locali.

Quali sono i costi per la costruzione di uno scolmatore? E, invece, quali sono le “toto cifre” previste per quello di Genova?

I costi sono sempre “importanti”, in generale bisogna considerare tutti gli aspetti, dagli espropri alla progettazione, realizzazione ecc., sempre ammesso e non concesso che non ci siano ricorsi, varianti in corso d'opera o altro. In via del tutto generale, a prescindere, si parla di cifre superiori ai 100 milioni di euro, ai quali vanno poi aggiunti i costi annuali di manutenzione. Nel caso di Genova penso che le cifre necessarie siano molto maggiori di quanto sentito, basta pensare ai costi di manutenzione, il costo finale non deve essere solo quello dell'opera ma quello di una sistemazione “epocale” dell'intero bacino”, altrimenti ci troviamo fra poco ancora su queste pagine a parlarne.

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