Furti in casa: il caso Appiani in un'Italia paese per ladri

Svaligiata la casa della sorella dell'avvocato ucciso nel Tribunale di Milano mentre era al funerale. In Italia nel 2014 c'è stato un furto ogni due minuti

ladri

– Credits: iStock

Carmelo Abbate

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Non guardano in faccia nessuno. Non c'è dolore che tenga, non c'è rispetto, non c'è vergogna. I ladri hanno svaligiato l'appartamento di Francesca Claris Appiani, magistrato, sorella dell'avvocato rimasto ucciso sotto la furia omicida di Claudio Giardiello al tribunale di Milano. Prpprio mentre l'intera famiglia si trovava al funerale di Lorenzo Claris Appiani, qualcuno ne ha approfittato per svaligiare la casa rimasta incustodita. "Provo disgusto per questi sciacalli, le uniche parole pronunciate a caldo da Aldo, papà della vittima.

L’Italia è un paese per ladri. Scippatori, rapinatori, mariuoli, sono categorie protette alle quali lo stato non prova nemmeno a mettere i bastoni tra le ruote, mentre è impegnato a spremere come limoni i lavoratori e le famiglie oneste. Questa non è una provocazione, è la pura realtà, messa nera su bianco nei dati ufficiali sulla sicurezza e la criminalità raccolti dai ministeri dell'Interno e Giustizia. Basta prendere i numeri, incrociarli e viene fuori un quadro corrispondente alla sensazione di insicurezza e paura che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno e ogni notte nelle nostre città e nelle nostre case.

Ma facciamo un passo alla volta. Partiamo dai reati. Nel 2014 si sono registrati circa 1 milione 560 mila furti in totale, quasi 2550 colpi ogni 100 mila abitanti, il 16 per cento in più rispetto al 2010. Soltanto quelli nelle abitazioni sono stati 251.558. Una cifra mostruosa: 689 al giorno, 29 ogni ora, uno ogni due minuti. La regione più colpita è il Piemonte, seguita da Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto. Negli ultimi quattro anni sono aumentati anche gli scippi, oltre 20 mila in totale, 31 ogni 100 mila abitanti, con una crescita del 32 per cento. Qui la Campania è regina incontrastata, 95 ogni 100 mila abitanti, il Piemonte secondo ne conta meno della metà, la Valle D’Aosta cresce al ritmo del 118 per cento.

Dentro queste fredde tabelle ci sono grandi drammi umani e familiari. Marito e moglie di Eraclea, in Veneto, che trovano la casa svaligiata durante la cerimonia nuziale per il matrimonio della figlia. La signora di Lograto, bassa bresciana, che esce di casa per fare delle commissioni e quanto torna non ci sono più gioielli, soldi e perfino l’urna con le ceneri del marito. La donna di 66 anni del modenese che sorprende i ladri in casa: la legano mani e piedi alla sedia, la minacciano con un punteruolo, le svuotano casa e fuggono con la sua auto.

Sono soltanto alcuni dei casi registrati nelle ultime settimane, si potrebbe andare avanti a lungo, con famiglie malmenate, addormentate con lo spray, con donne spogliate di ogni loro avere al parcheggio del supermercato o alla stazione dei treni e metropolitana, da finti poveri, extracomunitari, gente senz’arte né parte, zingari che non possono che approfittare della straordinaria condizione concessa loro in questo paese: libertà di delinquere, con certezza dell’impunità. Nessuna discriminazione e nessun razzismo, lo riportano i dati del Censis: gli stranieri sulla scena di questi crimini sono il 54 per cento, tra gli arrestati il 62, ma guarda caso tra i detenuti sono il 42 per cento.

Ecco, è proprio questo il punto. Mettiamo da parte nazionalità ed etnie e concentriamoci sul dato a monte, che finisce per qualificarci come paese. Come dimostrano le tabelle, soltanto il 7 per cento dei furti denunciati in Italia si risolve con l’arresto dei responsabili. Nemmeno uno su dieci. Prendiamo quelli negli appartamenti. Nel 2013 sono stati 251.442, ma i farabutti chiusi in galera sono stati 15.263. Sì, proprio così, il 6 per cento. Tutti gli altri continuano a turbare i nostri sonni con la benedizione dei nostri governanti. Attenzione, non si tratta di un anno sfortunato per l’amministrazione della giustizia. Andava così anche nel 2012, nell’anno prima e nell’anno prima ancora.

Come reagiscono gli italiani di fronte allo stato che abdica rispetto alla sua funzione di garante della sicurezza pubblica? Si armano e si difendono da soli. A fine 2014 si contano 397.384 italiani con il porto d’armi per uso sportivo, nel 2011 erano 352 mila, nel 2007 meno della metà. A questi vanno aggiunti i 689 mila abilitati a tenere fucili per uso caccia e i 20.162, che possono andare in giro con una pistola sotto la giacca.

È inevitabile. Perché se sei un onesto lavoratore come il vicentino Graziano Stracchio, padre di famiglia, sei al lavoro nella tua pompa di benzina, e a un certo punto vedi un uomo massiccio e mascherato che picchia selvaggiamente con la mazza sulla vetrina della gioielleria, mentre intorno a lui ci sono altri con il passamontagna e picconi e piede di porco. E c’è la commessa, la tua amica Genny, alla quale vuoi bene come una figlia, che è riuscita a chiuderli fuori ma ha la faccia di chi si appresta ad andare al patibolo, e prega perché qualcuno la salvi, e si rende conto che l’uomo chiuso dentro con lei non è un cliente ma un complice. Ecco che allora tu prendi il fucile da caccia, gli intimi di andarsene, spari un colpo in aria, ma quelli hanno pistole e kalashnikov. E così succede quel che è successo, ammazzi un rapinatore, i familiari ti chiedono i danni, ti ritrovi sotto scorta, il tuo nome finisce stampato sulle magliette mentre tu maledici soltanto quel maledetto giorno.

Ora il governo di Matteo Renzi mostra i muscoli e sbatte i pugni sul tavolo con pene più severe grazie a un emendamento inserito nel testo di riforma del processo. «È un passo importante per aumentare la deterrenza, così come l’introduzione del reato di autoriciclaggio» spiega Cosimo Maria Ferri, magistrato, sottosegretario alla Giustizia. «Molti di questi procedimenti vengono archiviati perché non si riesce a risalire all’autore, la maggior parte delle denunce sono contro ignoti. O li arresti in flagranza, che non succede quasi mai, oppure diventa difficile».

Intanto il ladro la fa franca. Certo, per completare il dato su denunce e arresti, bisogna fare due precisazioni. Dietro tanti reati c’è lo stesso autore, come dire che a 100 furti non corrispondono 100 ladri ma 20. Poi c’è quello che i tecnici chiamano numero oscuro, che comprende i reati non denunciati: perché ho subito un danno irrisorio, perché non mi fido delle forze dell’ordine, perché mi costa troppo in termini di tempo. In Olanda il numero oscuro è al 10 per cento, in Italia si stima al 20: significa che il dato ufficiale sui furti è più basso di un quinto rispetto a quello reale.

Detto questo, rimane la grande impunità e la grande domanda: che fare? Alzare ulteriormente le pene e disseminare le strade di carabinieri? Non è detto. Se andiamo a guardare i dati Eurostat vediamo che in Italia ci sono 466 agenti per 100 mila abitanti. Sopra di noi soltanto Cipro, Spagna, Croazia, Grecia. La Danimarca e la Finlandia sono quelle con meno forze di polizia: 192 e 148. Eppure gli indici che misurano la percezione della sicurezza dei cittadini mettono Copenaghen ed Helsinki al primo e secondo posto. Roma è al penultimo posto, migliore soltanto di Bruxelles.

«Il sentimento dei cittadini è influenzato da altri fattori, non dai reati effettivi» spiega Andrea Di Nicola, coordinatore dell’istituto di ricerca eCrime e professore all’università di Trento. «Pesano il disordine urbano, la mancanza d’illuminazione, la gestione dei parcheggi, i cassonetti della spazzatura, l’accattonaggio. La sicurezza non può essere demandata tutta alle forze di polizia. Le risorse a disposizione sono poche, è normale che vadano a caccia dell’assassino più che del ladro di biciclette». Di Nicola è l’autore del primo progetto europeo di sicurezza urbana predittiva: si parte dai dati su denunce, si integrano con altri parametri compresi il clima e il traffico, e si arriva, attraverso un software, a calcolare e le zone a rischio per offrire uno strumento di prevenzione a sindaco e questore.

Un sistema simile, centrato sui furti in abitazione, è stato realizzato da Transcrime, istituto di ricerca dell’università Cattolica di Milano in collaborazione con l’ateneo di Trento e verrà presentato il 20 aprile. Prevedere più che rincorrere, questa la filosofia. «Mettere in carcere il ladro non serve a nulla» sostiene Ernesto Savona, direttore di Transcrime. «Pesa sulle tasche dei contribuenti e non riduce il numero dei reati. Soltanto pochi furti sono opera di professionisti, gli altri sono commessi da ladri improvvisati, più difficili da prendere. Li puoi scoraggiare con la sorveglianza mirata e supporti tecnologici, come avviene per automobili e banche». In effetti, a guardare i dati dell’ultimo anno, gli unici reati in calo sono i furti di auto (meno 7 per cento) e le rapine in banca (meno 45).

Certo, possiamo trasformare le nostre abitazioni in piccoli bunker tecnologici sorvegliati a vista, ma se i ladri rimangono liberi di scorrazzare, prima o poi dovremo pur mettere il naso fuori di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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