Su Messineo il Csm la pensa come Panorama

I membri della prima commissione chiedono il trasferimento del Procuratore di Palermo per una "gestione debole e non indipendente". Le stesse cose costate la condanna a due giornalisti ed al direttore di Panorama - la modifica della legge sulla diffamazione - l'articolo incriminato -

Il Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo (Credits: ANSA/ FRANCO LANNINO)

Carmelo Caruso

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Non la penna di un giornalista, ma la massima autorità di autoregolamentazione della magistratura, ovvero il Csm ha dichiarato il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, «incompatibile».

E’ il Csm adesso a rimproverare al procuratore di Palermo la non buona gestione della procura, la stessa critica che è costata al direttore di Panorama, Giorgio Mulè, una condanna in primo grado a otto mesi di reclusione per omesso controllo e una condanna di un anno per i giornalisti Andrea Marcenaro e Riccardo Arena, autori dei un articolo pubblicato sul settimanale nel dicembre 2009. L’articolo, a firma di Marcenaro e Arena, descriveva una procura schiacciata dalle rivalità fra sostituti procuratori e dal ruolo indiscusso di protagonista assunto dall’allora pm Antonio Ingroia.

Adesso è la prima commissione del Csm a mettere nero su bianco le accuse nei confronti di Francesco Messineo e chiederne l’allontanamento dalla Procura di Palermo. Critiche che ricalcano quelle mosse da Panorama, che aveva definito l’ufficio “debole” e gestito in modo inadeguato, con un "difetto di coordinamento" che avrebbe addirittura favorito la mancata cattura del numero 1 di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, tuttora latitante.

A Messineo i membri della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura rimproverano proprio il rapporto privilegiato intrecciato con l’ex procuratore aggiunto Ingroia, da cui il procuratore «sarebbe stato condizionato nella gestione dell’ufficio» al punto da creare dei conflitti nei rapporti tra magistrati che a quel tempo lavoravano sul processo inerente alla presunta trattativa Stato-mafia. Una divisione che, sempre per il Csm, avrebbe coinvolto i pm sulla gestione di un testimone discusso come Massimo Ciancimino, due settimane fa arrestato dal gip di Bologna per evasione fiscale e riciclaggio internazionale.

Il Csm ha aperto il procedimento su Messineo subito dopo il caso Maiolini, ex manager di Banca Nuova, indagato dalla procura palermitana nonché amico di Messineo, e intercettato al telefono proprio con il magistrato. Le intercettazioni che hanno portato alla luce il rapporto tra Messineo e Maiolini erano state disposte da Ingroia: sono emerse quando lo stesso Ingroia aveva lasciato la Procura di Palermo per accettare l’incarico internazionale dell’Onu in Guatemala, poi abbandonato per l’a sfortunata avventura elettorale di Rivoluzione civile.

Alcuni mesi dopo la partenza di Ingroia per il Guatemala le intercettazioni furono rese note e portarono all’iscrizione di Messineo nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta, competente per le indagini che riguardano i magistrati palermitani, con l’accusa di rivelazione di notizie riservate. Il gip aveva archiviato il procedimento.

Ma il Csm, al contrario, ha confermato la fondatezza dell’inchiesta e ha optato per il trasferimento di Messineo.

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