Cronaca

Forze dell'ordine: vite infami e rischiose con salari da travet

Paghe basse, aumenti bloccati, divise nuove per un agente su tre, collette per fare benzina. Poliziotti e carabinieri non ce la fanno più

Carmelo Abbate

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Proviamo a immaginare una scena non così rara nelle nostre città. Palazzo in fiamme, gente che corre fuori dal portone terrorizzata, una donna che urla aiuto da una finestra, la macchina dei carabinieri che si ferma, i vigili del fuoco in arrivo.

Minchia signor tenente. E ora che faccio? Corro a salvare lei e rischio di buttare mia moglie e i miei figli in mezzo a una strada? Lo so che non è il momento di pensare, perché io non sono un uomo come tutti gli altri, io sono un carabiniere. Ma lei ha idea di quanto prenderò di pensione tra 20 anni, quando avrò appeso il cappello al chiodo? Fanno 950 euro al mese. E lo vuole sapere quanto spetta a mia moglie se oggi mi succede qualcosa? La metà. Roba che lei e i miei poveri bambini finiscono in miseria. Minchia signor tenente “qui diventa sempre più dura quando ci tocca fare i conti con il coraggio della paura”. Ma ora vado, perché quella donna ha bisogno di aiuto, e io rimango un carabiniere.

Scegliamo un nome, facciamo Calogero. È l’unico tratto di fantasia in una figura assolutamente reale, come quella affrescata da Giorgio Faletti in quella straordinaria canzone che sbalordì il festival di Sanremo. Torniamo al nostro Calogero. Se proprio deve morire, allora è meglio che lo faccia in servizio, perché almeno alla sua compagna andrà una indennità totale che si aggira sulle 200 mila euro. Calogero oggi porta a casa uno stipendio di 1300-1400 euro al mese. Vive nell’hinterland milanese. La moglie aveva un lavoro, guadagnava 700 euro, che girava alla babysitter. Alla fine si è licenziata. Calogero fa di tutto per aumentare lo stipendio. Lavoro straordinario (7 euro ogni ora), indennità di servizio esterno (7 euro l’ora), orario notturno (6 euro) qualche festività (27 euro per tutta la giornata), si va a prendere uova in faccia, calci e sputi nelle manifestazioni (tutto per 12 euro in più, 27 se lo fa in trasferta dalla sua città). Alla fine, il carabiniere racimola tra le 1700 e 1800 euro al mese.

Calogero vive con la sua famiglia nell’alloggio dentro la caserma. Esce a mangiare la pizza soltanto quando viene organizzata dai genitori dei bambini a scuola. Non fa sport, non va in palestra, ha dovuto smettere di fumare, in vacanza torna nella casa dei genitori a Palermo per fare un bagno al mare. Alla fine ringrazia il signore perché un lavoro ce l’ha. Ma vive con le dita incrociate: se qualcuno in famiglia ha un problema di salute, ecco che allora salta il banco.

Sono 103 mila i carabinieri che sopravvivono nelle condizioni di Calogero, che sono le stesse dei 95 mila poliziotti: fanno tutti parte del comparto sicurezza, stipendi equiparati. «Sono persone che vivono lontano da casa e non possono contare sull’appoggio della famiglia di origine» spiega Vincenzo Romeo, rappresentante nazionale del Cocer Carabinieri. «Indossano una divisa che li trasforma in potenziali bersagli di chiunque voglia colpire lo stato. Basta una semplice lite in famiglia per metterli in pericolo di vita. Senza voler arrivare al caso limite dell’uomo che spara dal balcone di Napoli, spesso quando intervieni per sedare gli animi ti prendi almeno una coltellata».

Poliziotti e carabinieri devono sperare che tutto righi dritto in famiglia, perché basta una separazione per rovinarsi la vita e finire in condizione d’indigenza. «Le politiche di governo devono riconoscere alle forze dell’ordine una retribuzione che garantisca una esistenza libera e dignitosa» dice Gianni Tonelli, segretario generale del Sap Polizia. «Diversamente i pericoli possono essere gravi per una funzione fondamentale come la sicurezza. Sono tantissimi quelli che per necessità sono costretti ad arrangiarsi con lavori extra. C’è chi fa la raccolta dei pomodori, chi si occupa di manutenzione».

Tonelli denuncia la situazione igienicamente disastrosa in cui versano gli ambienti di polizia. «Se soltanto le Asl avessero il potere di entrare negli alloggi e uffici, almeno il 30 per cento verrebbe dichiarato non agibile a causa di pericoli concreti per la salute pubblica». All’interno, ci sono poliziotti costretti a comprarsi le divise estive, e chi non può, si fa rattoppare quella vecchia, tanto che il sindacato Consap lancia la provocazione della raccolta fondi con tanto di conto corrente per fare le donazioni. Nel 1992 si spendeva l’equivalente di 90 milioni di euro per il vestiario, nel 2014 la disponibilità del capitolo di spesa è stata 15 milioni 800 mila euro. Alla fine si è creata la bizzarra situazione della nuova divisa assegnata soltanto a un terzo dei poliziotti. Gli altri con due polo hanno dovuto affrontare tutta l’estate, che vuol dire arrivare a casa la sera e lavarsi la maglietta da mettere il mattino dopo.

Ma non è tutto. Poi ci sono poliziotti e carabinieri che fanno le inchieste delicate sul campo, contro la criminalità e il terrorismo. Per non compromettere l’indagine, si ritrovano a usare la loro auto, a farsi la benzina, a pagare il pedaggio autostradale perché le auto civetta non hanno il telepass. Poi arrivi in ufficio e devi fare la colletta per comprare il toner della stampante. Tutto questo mentre al tuo collega che si limita a presenziare a una seduta del consiglio comunale gli viene riconosciuta l’indennità per l’ordine pubblico. Il poliziotto in questione parla fidandosi del rapporto di amicizia, le sue parole contano più del nome e cognome: «Chi come me lavora negli uffici investigativi assolve compiti delicati ma guadagna meno degli altri colleghi. E sai perchè? Perché i culi dei questori, prefetti, ministri, saltano soltanto se va male un servizio di ordine pubblico. Mentre se non arresti un rapinatore, un trafficante di armi o di droga, un assassino, un terrorista, di certo nessuno dei capoccioni ci rimetterà mai la poltrona per incapacità». E glielo dico sinceramente: minchia signor tenente.

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