Follia a San Basilio (Roma): "Ma non parlate di Far West"

La parte sana del quartiere si ribella: "Piuttosto apriteci qualche negozio" - la video inchiesta -

Manifestazione a San Basilio, Roma (Credits: Simona Caleo/Imagoeconomica)

Claudia Daconto

-

Stavo seduto davanti al computer quando ho sentito gli spari. Mi sono affacciato e ho visto la gente che scappava”.

 “Ecco, ci risiamo” deve aver pensato Rino Palermo, uno degli abitanti di San Basilio che da anni si battono per il loro quartiere con l’associazione “San Basilio bene comune”, quando sotto le finestre di casa sua la guardia giurata, Luciano Coppi (54 anni), ha sparato e ucciso Maurizio Alletto (31 anni) al culmine di una lite di viabilità. Alletto aveva appena ferito al collo con un coltello il figlio 18enne di Coppi che per poco non l’aveva messo sotto con la sua Opel Corsa. Il 50enne non ci ha pensato due volte, ha estratto la pistola d’ordinanza e ha fatto fuoco.

Nel settembre del 2011, nella stessa zona, un pensionato di 68 anni, Ennio Lupparelli, era stato travolto dall’auto dello scippatore che aveva aggredito la moglie ed era deceduto, qualche ora dopo, in ospedale.

Ieri, nemmeno all’arrivo di polizia e carabinieri, poi delle ambulanze e con un morto a terra, gli animi si era placati. Aggrediti dai parenti della vittima gli operatori del 118 per il ritardo nei soccorsi e per impedire che il 18enne ferito al collo venisse soccorso.

Spintoni, calci, pugni, urla e l’autista dell’ambulanza che si ritrova con una spalla rotta.

Il giorno dopo i soliti titoloni sui giornali: “Far West a San Basilio”.

Ma Rino non ci sta. “Non è possibile che media e istituzioni si ricordino di San Basilio solo quando succedono fatti di sangue. Qui è una guerra tutti i giorni e dopo i tanti proclami e promesse che abbiamo ascoltato in questi anni, non è cambiato nulla. Non siamo riusciti nemmeno a far aprire i tre locali qui sotto chiusi ormai da tempo immemorabile”.

Già, perché a San Basilio, quartiere dormitorio alla periferia est della città, chi spaccia, chi delinque, chi ruba, lo fa in assoluta tranquillità perché per strada non c’è mai nessuno che disturbi le loro attività.

Io esco la mattina alle 7 per andare a lavoro e quando torno a casa il pomeriggio mi rintano a casa – racconta Rino – intanto che esco a fare? Non c’è niente!”.

E’ vero. Provate voi a passeggiare un pomeriggio per le strade di San Basilio e a contare quante persone incrociate. Rimarrete stupiti. Senza un negozio, una farmacia, un centro sportivo, San Basilio è ostaggio della microcriminalità e del degrado sociale.

Dopo l’omicidio di Lupparelli la zona fu militarizzata per qualche settimana, poi è ricominciato tutto come prima. Ma militarizzare non serve a niente, vanno create le condizioni per rendere il quartiere vivibili dalle persone per bene che a San Basilio non sono per niente poche”.

Le stesse che, con grandissima fatica e sottraendo ore e ore di tempo alle proprie famiglie, sono riuscite a far aprire il centro culturale “Aldo Fabrizi” e una palestra popolare dove prima c’era una sala giochi e che soffrono dell’immagine che San Basilio si è cucita addosso per colpa di chi, in tutti questi anni, non ha fatto niente per creare spazi di aggregazione sociale “l’unica politica sulla sicurezza – spiega Rino – che qui può funzionare”.

Per non lasciare il quartiere, e soprattutto le case popolari di via Gigliotti, in mano agli spacciatori che reclutano vedette di 13 anni da piazzare agli angoli delle strade, 50 euro ogni turno di sei ore.

Per non costringere madri e padri ad andarsi a riprendere i figli che urlano e litigano e si picchiano strafatti davanti ai portoni.

Per non farsi ammazzare

© Riproduzione Riservata

Commenti