Cronaca

Effetto Fentanyl

Sono migliaia i morti causati da questa nuova droga che sta arrivando anche in Italia. Medici e forze dell'ordine lanciano l'allarme

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Giorgio Sturlese Tosi

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La telefonata dal Canada era urgente. Il pacco era già in viaggio. A verbali e scartoffie burocratiche avrebbero pensato in seguito. Per prima cosa occorreva intercettare quella busta in transito all’aeroporto di Malpensa. Lo scorso febbraio gli uomini della Direzione centrale dei servizi antidroga, del Nas dei carabinieri e della polizia aeroportuale sono entrati in azione a tempo di record. Nel deposito dello scalo varesino hanno sequestrato la busta, si sono finti corrieri e l’hanno recapitata a destinazione, a casa di un 53enne pregiudicato di Alba. Le manette sono scattate mentre l’uomo, sulla porta, stava firmando la ricevuta di avvenuta consegna. Il pacchetto conteneva poco più di mezzo grammo di una sostanza, una nuova droga, che avrebbe potuto provocare decine di morti.
Quello di Alba è stato il primo sequestro in Italia di un derivato del fentanyl, l’oppioide sintetico che negli Stati Uniti ha già provocato decine di migliaia di morti tra i tossicodipendenti. Altri sequestri sono stati eseguiti dai carabinieri nel 2019: la droga proveniva dal Canada e dalla Polonia. Ma gli investigatori sono preoccupati per l’interesse al mercato illegale degli oppioidi delle famiglie ’ndranghetiste canadesi, in stretto contatto con quelle italiane.
Il fentanyl e i suoi derivati sono potenti antidolorifici di sintesi chimica. Oppioidi artificiali utilizzati in medicina per le terapie del dolore nei pazienti oncologici terminali o come anestetici in operazioni chirurgiche. Potenti fino a cento volte più della morfina e mille volte più dell’eroina, hanno invaso il mercato illegale del Nord America diventando un’emergenza nazionale. Il presidente Donald Trump, lo scorso 23 agosto, ha scritto su Twitter che il fentanyl proveniente dalla Cina (il principale produttore mondiale della sostanza) causa negli Usa 100 mila morti all’anno. Tra loro il cantante Prince, l’attore Philip Seymour Hoffman e, il 18 agosto scorso, il cuoco italiano di Cipriani Dolci a New York, Andrea Zamperoni. Negli Usa, dove l’approccio alla terapia del dolore prevede l’impiego massiccio di oppioidi (in Europa invece ricorriamo agli antinfiammatori), migliaia di pazienti si sono trasformati in tossicodipendenti. Il Tribunale dell’Oklahoma ha condannato Johnson & Johnson al pagamento di 572 milioni di dollari. Un precedente che potrebbe influenzare le altre 2 mila cause intentate contro i colossi farmaceutici e che, secondo stime americane, potrebbe costare a Big Pharma 100 miliardi di dollari in risarcimenti.

Il «paziente zero», in Italia, è stato un 39enne di Desenzano, morto nel 2017. C’è voluto oltre un anno per accertare la presenza del fentanyl nel suo sangue: le analisi sono costose e i laboratori attrezzati in Italia solo una trentina. L’ultima relazione al Parlamento della Dcsa cita solo due morti accertate per overdose da fentanyl. Ma le statistiche non dicono la verità. La dottoressa Simona Pichini, ricercatore responsabile del laboratorio del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità ne è certa: «Esiste un mercato illegale di almeno 30 derivati del fentanyl, sintetizzati nei laboratori clandestini da “drug designer” che modificano continuamente la molecola della sostanza. L’istituto invia gli aggiornamenti che riesce a scoprire a forze dell’ordine, pronto soccorsi, comunità terapeutiche e agli istituti di medicina legale ma in Italia mancano i dati sulla diffusione reale di queste sostanze e una conoscenza del fenomeno».
Panorama ha interpellato esponenti delle forze di polizia che lavorano da anni in contesti di degrado e spaccio in alcune città italiane. Tutti hanno dichiarato, in effetti, di non aver mai sequestrato fentanyl né di aver mai chiesto ai rispettivi laboratori di cercarlo tra le sostanze sequestrate. Nemmeno in caso di overdose. Il fentanyl, insomma, già circola nelle nostre piazze, come dimostrano i sequestri più recenti, ma nessuno lo cerca. Spesso mixato all’eroina, è molto più potente e costa meno. Pochi granelli bastano a provocare un’overdose: la paralisi dei muscoli respiratori e collasso cardiaco.

Oppioidi come il fentanyl non sono poi così complicati da reperire. Lo ha dimostrato un’operazione dei carabinieri di Cosenza dello scorso anno. La segnalazione era partita da una madre che aveva scoperto la dipendenza da antidolorifici del figlio. Un’organizzazione criminale utilizzava ricettari rubati negli ospedali o in studi medici per acquistare in farmacia cerotti antidolorifici a base di fentanyl, che venivano poi spacciati, a frazioni o interi, al prezzo di 50 euro. Sempre nel Cosentino, già nel 2016, i carabinieri avevano denunciato sei medici di base che prescrivevano a clienti tossicodipendenti farmaci contro il dolore a base di fentanyl per malati terminali di cancro, tra l’altro a carico del Sistema sanitario nazionale, pur essendo a conoscenza che quelle compresse venivano assunte come succedanee dell’eroina.
Il maggiore canale di approvvigionamento dei derivati del fentanyl, però, è il dark web, la parte oscura di internet. E proprio sul mercato illegale della rete si concentrano gli sforzi della Direzione centrale per i servizi antidroga, del Dipartimento della pubblica sicurezza. Il colonnello della Guardia di finanza Alessandro Cavalli, a capo della divisione che si occupa di sostanze psicoattive e droghe sintetiche, parla di una realtà sfuggevole ai controlli e ammette che in Italia non ne abbiamo una percezione reale. Anche perché, al momento, il traffico internazionale di queste sostanze non è gestito dalle vecchie mafie, ancorate al monopolio delle droghe tradizionali, ma da associazioni criminali fluide che collaborano tra loro, dai chimici indiani alla mafia cinese ai cartelli messicani.

«Noi però non siamo impreparati» afferma Cavalli. «Addestriamo il personale a trattare farmaci pericolosi come i derivati del fentanyl, abbiamo una sezione dedicata alle investigazioni sul web che collabora con i Paesi stranieri e abbiamo varato un progetto con corrieri e spedizionieri privati. In Italia, ogni mese, transitano 2 milioni di pacchi, impossibile controllarli tutti. Col nostro protocollo però possiamo intercettare quelli sospetti e sottoporli a esame con uno scanner o ispezionarlo con gli sniffer, piccole fibre ottiche che sbirciano il contenuto senza alterare la confezione. Per fare tutto questo puntiamo anche sulla collaborazione del settore privato delle spedizioni».
Il problema è anche culturale. Per Pichini il fenomeno è sottovalutato dalle autorità giudiziarie: «Le procure dovrebbero essere più attente e richiedere esami dettagliati in laboratori attrezzati, che sono solo una trentina in tutta Italia. Invece in genere l’autopsia per una morte da overdose si accontenta di concludere che è stata provocata da eroina». Che però potrebbe essere stata confezionata con altri oppioidi più potenti. «In Italia non c’è ancora un’emergenza» conclude la dottoressa «ma le notizi che arrivano dall’estero, Europa compresa, sono allarmanti».
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