Cronaca

Fame nel mondo: i suggerimenti di Papa Francesco

"Fare prevenzione crea lavoro e aumenta le capacità di riposta alla crisi climatica", il monito del Pontefice per la Giornata mondiale dell'Alimentazione

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Orazio La Rocca

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“La fame nel mondo – denuncia papa Francesco parlando alla Fao - è la conseguenza diretta di guerre e cambiamenti climatici. È sbagliato presentarla come una malattia incurabile”. Un richiamo forte, inequivocabile, con il quale il pontefice arrivato dalla favelas argentine di fronte ai milioni di persone che perdono la vita a causa della scarsa o inesistente alimentazione, torna a richiamare all'ordine i cosiddetti Paesi ricchi pregandoli di “cambiare stili di vita, di varare politiche di ridistribuzione più eque delle risorse tenendo presente le esigenze dei più poveri, di fermare la corsa agli armamenti, di mettere fine alle guerre e ai cambiamenti climatici”.

Il Vaticano contro la fame nel mondo

Ricetta robusta e severa in continuità con tutti i pontefici del Ventesimo secolo. In principio fu, infatti, Paolo VI, che con la storica enciclica Populorum Progressio – raccogliendo gli analoghi appelli papale del secolo scorso, a partire dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII – sollevò a livello planetario il dramma della fame nel mondo e dei conflitti gridando all'Onu: “mai più la guerra! Mai più le armi! Riempiamo i granai per sfamare il mondo”.

Parole puntualmente rilanciate dai successori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI parlando alla stessa assemblea delle Nazioni Unite, e che oggi con analoga forza propositiva sono state pronunciate anche da papa Francesco alla Fao, l'organismo Onu che sovrintende alle politiche alimentari, per la “Giornata mondiale dell'Alimentazione”, alla presenza dei ministri dell'Agricoltura dei Paesi del G7.

L'allarme di papa Francesco

Ma il pontefice non si limita solo alla denuncia, il suo allarme contiene anche aspetti propositivi e di speranza, specialmente quando osserva che “è chiaro che le guerre e i cambiamenti climatici causano la fame, quindi evitiamo di presentarla come una malattia incurabile". Secondo il Papa "se si lavora prestando attenzione ai bisogni" si può vincere sulle speculazioni di chi ragiona "solo in funzione del beneficio economico dei grandi produttori o in relazione alle stime del consumo, e non alle esigenze reali delle persone. "In questo modo si alimentano i conflitti e gli sprechi e aumentano il numero degli ultimi della terra che cercano un futuro lontano dalla loro territori d'origine".  

Distruggere le armi non basta

“Via, dunque, al blocco della corsa agli armamenti, stop ai conflitti, più cura per il clima e il creato. Ma non solo”, avverte Bergoglio, che si chiede: “Siamo diventati consapevoli della capacità di distruzione delle armi, ma siamo altrettanto consapevoli degli effetti della povertà e dell'esclusione? Come fermare persone disposte a rischiare tutto, intere generazioni che possono scomparire perché mancano del pane quotidiano, o sono vittime di violenza o di mutamenti climatici? Si dirigono dove vedono una luce o percepiscono una speranza di vita. Non potranno essere fermate da barriere fisiche, economiche, legislative, ideologiche: solo una coerente applicazione del principio di umanità potrà farlo".

"E invece - è la denuncia del Pontefice - diminuisce l'aiuto pubblico allo sviluppo e le Istituzioni multilaterali vengono limitate nella loro attività, mentre si ricorre ad accordi bilaterali che subordinano la cooperazione al rispetto di agende e di alleanze particolari o, più semplicemente, ad una tranquillità momentanea".

"Ho fame, sono forestiero, nudo, malato, rinchiuso in un campo profughi, è una domanda di giustizia, - ha ammonito papa Bergoglio - non una supplica o un appello di emergenza".

I suggerimenti del Papa

"È necessario un ampio e sincero dialogo a tutti i livelli perché emergano le soluzioni migliori e maturi una nuova relazione tra i diversi attori dello scenario internazionale, fatta di responsabilità reciproca, di solidarietà e di comunione". E contro il "giogo della miseria" il Papa propone "una prevenzione fatta di progetti di sviluppo che creino lavoro e capacità di riposta alle crisi climatiche e ambientali".

Una scelta non solo “morale e politica alla stesso tempo” ma anche di “opportunità” perchè – ricorda il Pontefice - “la prevenzione costa molto meno degli effetti provocati dal degrado dei terreni o dall'inquinamento delle acque, effetti che colpiscono le zone nevralgiche del pianeta dove la povertà è la sola legge, le malattie sono in crescita e la speranza di vita diminuisce".

Amore, solidarietà e uguaglianza

Che fare? Papa Francesco non ha la pretesa di suggerire ricette risolutive. Ma un segnale importante – è la sua speranza – potrebbe arrivare introducendo “'nel linguaggio internazionale la parola 'amore' coniugata con solidarieta' e uguaglianza', perchè – anche attingendo dalle parole - “possiamo e dobbiamo cambiare rotta: di fronte all'aumento della domanda alimentare” in quanto “è necessario che i frutti della terra siano a disposizione di tutti. Sarebbe esagerato introdurre nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell'amore, coniugata come gratuità, uguaglianza, solidarietà, cultura del donare, fratellanza, misericordia?".

Papa Francesco e Donald Trump

Per il Papa, "non possiamo limitarci ad avere pietà, perché la pietà si limita agli aiuti nelle fasi di emergenza, mentre l'amore ispira alla giustizia ed è essenziale per portare a termine un ordine sociale fra realtà che aspirano all'incontro reciproco". Nel suo intervento, il papa argentino non si “dimentica” nemmeno del presidente Usa Donald Trump, criticandolo – benchè indirettamente – per le politiche ambientaliste, culminate con l'annunciata decisione dell'attuale Capo della Casa Bianca di “uscire dall'accordo di Parigi sul clima”, bollata come una “disgrazia”. È questa, per papa Bergoglio, la strada maestra per debellare la “crescente” fame nel mondo. Sarà ascoltato?


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