Falsi invalidi, truffa milionaria a Palermo

Sgominata un'organizzazione che si arricchiva grazie a indennità di accompagnamento e pensioni fasulle

carabinieri

ANSA/CESARE ABBATE

Redazione

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I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno smantellato un'organizzazione che in questi anni ha consentito a centinaia di falsi invalidi di percepire pensioni e accompagnamento. Sono 19 le misure cautelari emesse dall'ufficio gip del Tribunale di Palermo nei confronti di appartenenti ad un'associazione in grado di far ottenere pensioni d'invalidità a persone non in possesso dei requisiti di legge, talvolta accompagnate presso le commissioni mediche da false badanti a loro volta già indebitamente riconosciute invalide. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, hanno consentito di accertare truffe ai danni dell'Inps per 1 milione e 500 mila euro.

La vendetta di una donna tradita

L'inchiesta è partita dalla vendetta di una donna tradita che aveva trovato e portato via numerosi documenti dalla casa dell'ex compagno; voleva dei soldi per restituire quello che per i carabinieri ha rappresentato il libro mastro della truffa all'Inps. Le carte compromettenti scoperte nell'appartamento hanno inguaiato Giovanni Tantillo, 41 anni, che aveva troncato la relazione con la donna, coinvolgendo anche Giuseppe Cinà, 61 anni, considerato il capo delle banda, e Nicola Cipolla, 63 anni, autista e tuttofare di Cinà. La documentazione ha consentito ai militari del comando provinciale di Palermo di ricostruire la "fabbrica" delle false invalidità. In questa prima fase dell'indagine sono stati individuati 25 casi, ma l'ipotesi e che possano essere centinaia ad avere beneficiato dei servizi della banda. Del resto lo stesso Cinà era un baby pensionato; era andato in quiescenza all'età di appena trent'anni. Prima aveva svolto il lavoro di muratore, poi ha pianificato la truffa per ottenere in modo indebito pensioni e invalidità. Giovanni Tantillo è legato ad ambienti mafiosi del clan palermitano di Borgo Vecchio. Gli inquirenti, inoltre, stanno cercando di chiarire a che titolo alcuni componenti della banda versassero denaro regolarmente alla sua famiglia.

Lo Stato mi deve campare

"Non voglio più lavorare, lo Stato mi deve campare, io voglio la pensione". Così diceva uno dei personaggi indagati, non sapendo di essere intercettato. Cinà e Tantillo, già arrestati con le stesse accuse nel 2007, commentavano, dopo aver richiesto nuovamente la pensione di invalidità: "Più di togliercela non possono fare... e noi la prendiamo nuovamente". E sempre Cinà, parlando con una falsa invalida, Silvana Giordano, diceva: "Puoi stare tranquilla, io te la faccio pigliare di nuovo. Vinciamo noi, non loro e gli rompiamo il culo di nuovo allo Stato".

Gli arrestati sei; per altri otto è scattato invece l'obbligo di presentarsi alla Polizia Giudiziaria. In carcere sono finiti Giuseppe Cinà, 61 anni, Nicola Cipolla, di 63, e Giovanni Tantillo, di 41; ai domiciliari Alina Nicoleta Carmaz, 31 anni, Silvana Giordano, di 51, Paola Pipitone, di 31. Le altre otto misure cautelari riguardano Vito Salvatore Abbate 50 anni, Antonina Buonafortuna, di 63, Maria Citarrella, di 57, Salvatore Di Nuovo, di 32, Loreta Giammona, di 57, Maddalena Marano, di 49, Paolo Meli, di 55, Giuseppe Mignosi, di 40, Giovanna Naccari, di 68, Pietro Sanfilippo, di 61, Deborah Serpa, di 36, Andrea Tantillo, di 43. (Ansa)

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