Redazione

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Meno trenta: domani mancherà un mese esatto dall'inizio dell'esposizione universale. Dopo i festeggiamenti per l'assegnazione a Milano dell'Expo, e gli anni di polemiche per i terreni su cui costruire, per i ritardi, per le inchieste giudiziarie, le accelerazioni, i nuovi controlli sugli appalti adesso bisogna correre gli ultimi cento metri.

''Lo sprint finale'' lo chiama il premier Matteo Renzi, che durante la sua ultima visita in cantiere, il 13 marzo, agli operai ha detto: ''facciamo vedere al mondo di cos'è capace l'Italia''. Sono una settantina i Capi di Stato stranieri che si prevede visiteranno l'esposizione (hanno già dato conferma Angela Merkel, Francois Hollande, David Cameron e Vladimir Putin), venti milioni i visitatori, solo la metà italiani. E l'intenzione è di mostrare loro il sito pronto.

 

Al momento gli operai che lavorano in cantiere sono 6.400, su turni di venti ore. Nel padiglione Italia - una strada lungo cui sono costruiti tutti gli edifici del nostro Paese - il lavoro è su turni di 24 ore per finire Palazzo Italia (l'edificio in cemento di oltre 10 mila metri quadrati che resterà anche dopo l'Expo), lo spazio dell'Unione Europea, che controlla severamente i lavori, e le strutture nella parte sud della strada, che ospiterà fra gli altri l'area di Confindustria e della Lombardia.

Nei giorni scorsi, il presidente della Regione, Roberto Maroni, aveva parlato di ''qualche criticita'''. Ma il commissario unico, Giuseppe Sala, è ottimista. ''Abbiamo lavorato tutto il weekend per trovare le soluzioni e accelerare le cose e sono convinto che ci si arrivera''' ha spiegato. Questo però potrebbe significare ulteriori extra costi. Una questione di cui si occuperà giovedì il consiglio di amministrazione, mentre da dopo Pasqua ci sarà una stretta sugli accessi nel sito, a partire da quelli dei giornalisti, per il rush finale.

La Repubblica Ceca, prima assoluta, ha completamente terminato il proprio padiglione fuori e dentro. "Nell'ultimo anno abbiamo fatto un mezzo miracolo'' ha rivendicato Sala, ringraziando il presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone, che dallo scorso maggio vigila sull'esposizione e sugli appalti. "Il controllo collaborativo sui lavori - ha aggiunto Sala - è stato fondamentale. Non sono stati rallentati i lavori. Chi si è avvicinato ad Expo nelle ultime gare ha capito che margini per il malaffare erano molto limitati". Per questo, Cantone vorrebbe che il "modello Expo" fosse esteso alle altre grandi opere.(ANSA)

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