Evasori totali, vendevano assicurazioni false e possedevano oltre 700 auto

La guardia di Finanza di Udine ha scoperto un traffico di auto e di polizze gestito da una coppia di coniugi

contrassegno assicurazione

Le polizze auto sono la spesa su cui più italiani hanno cercato di risparmiare – Credits: CIRO FUSCO /ANSA

Redazione

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Sarebbero migliaia le polizze assicurative fasulle commercializzate da una società, operante in un mercato parallelo di polizze automobilistiche prive dei requisiti di legge e riconducibile a una coppia di coniugi friulani, evasori totali, finita al centro di una complessa indagine della Guardia di Finanza di Udine.

Marito e moglie, che non dichiaravano alcun reddito ma che risultavano intestatari di centinaia di auto, sono indagati in concorso per omessa dichiarazione dei redditi, attività di assicurazione abusivamente esercitata e truffa. Uno degli indagati aveva anche dichiarato una residenza fittizia in Slovenia. Nel corso di oltre un anno di indagini, le Fiamme gialle hanno ricostruito la vendita di 3.274 contrassegni di società di assicurazione estere, polacche, francesi e lussemburghesi, di fatto inefficaci ai fini della copertura assicurativa Rca. Molti certificati venivano anche stampati autonomamente dagli indagati.

Dalle indagini è emerso anche che i due soci e la stessa società erano intestatari di ben 760 veicoli, 201 dei quali rivenduti all'estero, in particolare in Est Europa, senza osservare le disposizioni di legge. Queste auto "fantasma" entravano così in un limbo in cui per le autorità italiane risultavano ancora intestate a ormai inesistenti proprietari italiani, mentre in realtà circolavano in Paesi stranieri. "Nulla è dato sapere di chi ne abbia la disponibilità e le finalità di utilizzo", conferma il Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Udine, colonnello Stefano Commentucci.

"Alcuni veicoli esportati - conclude Commentucci - erano destinatari di fermo amministrativo per obbligazioni fiscali dei proprietari e resta da accertare dove siano finite le targhe che dovevano essere consegnate alle autorità italiane". Le indagini bancarie hanno consentito anche di scoprire che, per impedire la ricostruzione del reale giro d'affari, i pagamenti avvenivano sistematicamente in contanti e con l'uso di carte ricaricabili. In casa di uno degli indagati è stata rinvenuta una somma di 64.500 euro in banconote e sono stati scoperti movimenti per 1,4 milioni di euro su una carta ricaricabile. Sono state quindi contestate anche violazioni amministrative alla normativa antiriciclaggio. Al termine degli accertamenti sono stati individuati redditi non dichiarati per 2.276.000 euro e l'omesso versamento per la tassa di circolazione degli autoveicoli per circa 63.000 euro. (ANSA)

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