Cronaca

Evasione, il valzer milionario delle pelli "d'oro"

La Guardia di Finanza ha scoperto una frode fiscale di oltre 100 milioni di euro che ha coinvolto 16 aziende che riforniscono marchi dell'alta moda

Nadia Francalacci

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Società fantasma vendevano le pelli a un brooker che a sua volta, attraverso fatture false e con una percentuale di guadagno di poche decine di euro, le rivendeva alle concerie.

Un gioco di società e fatturazioni inesistenti ma anche di tonnellate di pellami di provenienza illecita, ha creato, nel giro di pochi anni, un danno all’Erario di oltre 100 milioni di euro.

A scoprire la maxi frode fiscale è stato il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Pisa che in tre anni di lunghissime e complicatissime indagini, è riuscito a risalire e ad bloccare i profitti illeciti di 16 aziende del Comprensorio del Cuoio ovvero dell’area toscana compresa tra i comuni di San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Castelfranco di Sotto.

Tutte le aziende erano specializzate nella preparazione e concia del cuoio ma operavano anche nel settore del commercio all’ingrosso di cuoio, pelli grezze e semilavorate che rivendevano a marchi prestigiosi dell'alta moda. A finire nel registro degli indagati 34 persone, tutti titolari delle aziende coinvolte e il brooker. 

“Le indagini hanno permesso di ricostruire la filiera dell’illecito legato a queste pelli tutte di provenienza russa – spiega a Panorama.it, il Tenente colonnello Giuseppe Dell’Anna, Comandante del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Pisa – individuando, da una semplice verifica amministrativa presso una di queste aziende, tutto il meccanismo che legava queste sedici società fantasma”.

Comandante Dell’Anna, in che modo riuscivano a frodare il fisco?
“Queste cartiere vendevano queste pelli provenienti dalla Russia e denominate ‘wet blue’ ad un brooker. Quest'ultimo, a sua volta, attraverso fatture false e con una percentuale di guadagno dell’1%, le rivendeva alle concerie. Anche il ricarico di ciascuna azienda era veramente irrisorio e questo assieme ad una serie di anomalie sulla provenienza della pelle ha dato il via all’indagine.

Un valzer di fatture false che ha portato ad un danno fiscale di oltre 100 milioni di euro..
I numeri sono davvero importanti. Sono 38 milioni di euro i ricavi non dichiarati, 20 milioni i costi indeducibili, 11 milioni di IVA non dichiarata, 14 milioni invece è l’IVA sulle fatture per operazioni inesistenti ed infine 16 milioni di euro sono le imposte dirette evase. E i soldi, frutto della frode, venivano investiti in immobili in Toscana e in viaggi di lusso in Sud America in particolare in Argentina e Brasile.

Ma questi materiali venivano venduti ad importanti stilisti e case di alta modo italiane. Loro erano a conoscenza della provenienza delle pelli?
No. Loro erano gli acquirenti finali ed erano ignari del modus operandi delle società fornitrici delle pelli. Si tratta di prestigiosi marchi toscani e di stilisti italiani. Tra gli acquirenti finali anche un’importante casa produttrice di orologi che acquistava il pellame da queste aziende per la fabbricazione dei cinturini.

Il Gip del Tribunale di Pisa ha emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca pari a 40 milioni di euro.

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