Loris Bertocco
Cronaca

Suicidio assistito: "Io, solo con la mia malattia, vado a morire in Svizzera"

In una lunga lettera a la Repubblica, Loris Bertocco, storico esponente dei Verdi italiani, ha spiegato le ragioni della sua scelta

"Mi è difficile immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente, essendo la sofferenza fisica e il dolore diventati per me insostenibili e la non autosufficienza diventata per me insopportabile. Sono arrivato quindi ad immaginare l'accompagnamento alla morte volontaria, che è il frutto di una lunghissima riflessione".

E' un passaggio di una lunga lettera con cui Loris Bertocco, 59 anni, originario di Fiesso D'Artico (Venezia), paralizzato in seguito a un incidente dall'età di 18 anni e cieco dall'età di 38, ha spiegato a Repubblica le ragioni dell'addio e della scelta di suicidio assistito prima di morire ieri in Svizzera, in una clinica di Zurigo.

Il peso dei fattori economici

Bertocco, tra i fondatori dei Verdi italiani e attivista in materia di ambiente e diritti, nel suo messaggio parla in particolare dell'aspetto economico. Dalla ristrutturazione della casa familiare, diventata sempre più onerosa dopo la scomparsa del padre e la malattia della madre, alla separazione dalla moglie, alla malattia della sorella, affetta da una grave sclerosi multipla.

"Dal 2005 ho percepito un contributo di mille euro dalla Regione Veneto per pagare parzialmente un'assistente che mi aiutava nei miei bisogni quotidiani e questo aiuto mi è stato di grande sollievo", sottolinea.

Dal 2011 in poi, mancando il supporto di mia moglie e avendo bisogno di assistenza 24 ore su 24 ho tentato di accedere ad ulteriori contributi straordinari della Regione Veneto per casi di particolare gravità". E aggiunge: "ho lottato con la Regione per quasi due anni senza ottenere il risultato che speravo".

L'importanza di una legge adeguata

Il mio impegno estremo, il mio appello, è adesso in favore di una legge sul 'testamento biologico' e sul 'fine vita'. Vi sono situazioni che evolvono inesorabilmente verso l'insostenibilità. Sono convinto che se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po' la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ora è arrivato il momento. Porto con me l'amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario”.

Avrei voluto che fosse il mio Paese, l'Italia, a garantirmi la possibilità di morire dignitosamente, senza dolore, accompagnato con serenità per quanto possibile. Invece devo cercare altrove questa ultima possibilità. Non lo trovo giusto. Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull'accompagnamento alla morte volontaria, perché fino all'ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità”.

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