Eternit: omicidio colposo per Stephan Schmidheiny

È stata modificata l'accusa per l'imprenditore svizzero imputato per la morte di 258 persone al processo Eternit bis. Le reazioni

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Alcuni parenti delle vittime al termine della lettura della sentenza del processo eternit presso il palazzo di giustizia - Torino, 29 Novembre 2016 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Redazione

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Omicidio colposo e non volontario: così è stata modificata l'accusa per l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, imputato per la morte da amianto di 258 persone al processo Eternit bis. Il gup ha dichiarato prescritti 3 casi su 258 e quanto agli altri, ne ha ordinato la trasmissione per competenza territoriale alle procure di Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. A Torino restano soltanto due casi per i quali il processo si aprirà il 14 giugno.

"Una grossa vittoria" ha dichiarato l'avvocato difensore di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato lasciando il Palazzo di Giustizia di Torino. "È un fallimento per l'amministrazione della giustizia" ha invece commentato l'avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali di parte civile del processo Eternit. Il penalista, in particolare, ha fatto riferimento alla parte della sentenza in cui si dispone la trasmissione degli atti ad altre tre procure: "si allontana così il momento in cui per queste morti si potranno finalmente accertare cause e responsabilità"

"Dobbiamo avere una visione positiva: i processi si faranno. L'Italia sarà l'unico Paese al mondo in cui Schmidheiny verrà portato in tribunale. E in quattro posti diversi" ha dichiarato l'ex magistrato Raffaele Guariniello a commento della sentenza Eternit. Guariniello, che da pubblico ministero a Torino aveva condotto le indagini insieme al collega Gianfranco Colace, ha sottolineato il fatto che il "ne bis in idem" non sussiste: "Questo - ha precisato - vale per i casi del presente e di quelli che purtroppo ci saranno in futuro".

Intanto però tra i famigliari delle vittime c'è tanta amarezza: "Profonda amarezza, per ciò che è venuto fuori dal tribunale di Torino. Nonostante tutto credo ancora nella Giustizia e posso affermare che ci batteremo per coloro che nel Processo ci sono rimasti, per cercare di includere tutte le parti lese dal 2000 in poi" sono le prime battute a caldo di Giuliana Busto, presidente e portavoce di Afeva, l'Associazione familiari e vittime amianto di Casale Monferrato.

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