Essere green, costo o occasione? La scelta dell'Alto Adige
(iStock)
Essere green, costo o occasione? La scelta dell'Alto Adige
Cronaca

Essere green, costo o occasione? La scelta dell'Alto Adige

La regione che per natura e filosofia di vita è da sempre la più ambientalista di Italia lancia un nuovo progetto, adattabile anche alle altre regioni, pur in questo momento di ritorno al carbone causa costo del prezzo del gas

Ambiente, green, sostenibilità, parole che sono sempre più al centro del dibattito sociale e politico. Ma che ora, malgrado siano tutti a parole favorevoli alla transizione ecologica, stanno facendo i conti con la crisi del gas ed il ritorno obbligato al carbone. E sono molti gli esperti di economia pronti a ricredersi, almeno in questa fase a rischio recessione, sul proseguimento del processo ambientalista e green. In Alto Adige però si è scelta una strada diversa, anni fa, e si prova il più possibile a seguire questa strada, costosa, ambiziosa ma con una visione a lungo termine, come spiega Arno Kompatscher, presidente della provincia autonoma di Bolzano

La sostenibilità, dal vostro punto di vista, è più una questione sociale, politica o economica?

«Per definizione, la sostenibilità ha tre pilastri: ecologico, economico e sociale. In un mondo perfetto questi tre pilastri sarebbero in equilibrio, ma non lo sono più da tempo. E nel frattempo lo sviluppo sostenibile deve diventare una priorità. Il pilastro ecologico è la base senza la quale nessuna civiltà o economia può prosperare e, pertanto, l’ecologia deve avere la precedenza. Allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci di non lasciare indietro nessuno e di mitigare gli squilibri sociali a livello politico e sociale».

alto adige(Arno Kompatscher)

Quali sono, a vostro avviso, le 3 regole imprescindibili che una Regione deve implementare per definirsi sostenibile?

«Una Regione deve dedicarsi a questo tema a 360° e cercare un approccio strategico. Questo significa attribuire alla questione della sostenibilità il peso e l’importanza necessari a livello politico, quindi attuare questo peso a livello operativo, con chiari Piani clima, strategie di biodiversità, criteri di protezione del paesaggio, approcci strategici alla sostenibilità nell’economia e così via. Tutti gli ambiti dell’attività sociale devono essere riesaminati e rimodellati secondo i principi della sostenibilità. E questo si può realizzare solo insieme alla popolazione. Quindi, le tre regole sarebbero: 1. creazione di un concept strategico generale, 2. responsabilità operative e chiare, 3. processi partecipativi».

La transizione verso una sempre maggiore sostenibilità, quanto incide in % sul conto economico di una Regione?

«Se si prendono come riferimento i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, quasi il 100% della spesa economica in Alto Adige è attribuibile allo sviluppo sostenibile. La domanda importante è quindi quanto si investe in quali settori e pilasti della sostenibilità. A questo proposito, si può notare, tra l’altro, che circa il 50 % della spesa confluisce negli ambiti sociali come la salute, l’istruzione, la politica sociale e familiare, nonché la politica del lavoro e la formazione professionale. 6. Quanto pensate di investire nei prossimi 3 anni?La grande sfida del futuro sarà quella di investire più denaro nella trasformazione ecologica, che allo stesso tempo apre nuove opportunità economiche per le aziende e mitiga gli squilibri sociali. Pertanto, deve esserci e ci sarà una riallocazione dei fondi nel bilancio provinciale».

I recenti fatti a partire dalla pandemia da Covid-19 fino alle temperature eccessivamente alte di questa estate, hanno apportato dei cambiamenti alla riflessione sulla sostenibilità?

«Nel frattempo, la maggior parte delle persone conosce il tema della sostenibilità e le sfide ad essa collegate e ne è consapevole. La questione è quindi più che altro quanto siamo disposti ad adattarci e a cambiare il nostro stile di vita. Oltre ai doveri politici che devono creare le condizioni quadro, ognuno deve anche chiedersi se il proprio stile di vita nell’ambito della mobilità, del riscaldamento, delle vacanze, dell’alimentazione, del consumo e molto altro ancora giovi allo sviluppo sostenibile. E nel porci questa domanda, dobbiamo essere sinceri ma anche comprensivi con noi stessi e con gli altri. I cambiamenti non sono mai semplici».

Alcuni obiettivi sono a medio/lungo termine. Ma nell’immediato, cosa si può e cosa si deve fare?

«Un mese fa il Consiglio provinciale ha adeguato la legge sull’inquinamento luminoso. Non appena la legge entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno, di notte non sarà più possibile tenere accesa l’illuminazione se non per motivi di sicurezza. Questo è, per esempio, qualcosa di concreto e immediato. Ma la maggior parte delle decisioni politiche, purtroppo, vengono prese di rado molto rapidamente, in quanto devono prima essere discusse e concordate con le persone direttamente e indirettamente interessate. L’orientamento verso un nuovo tipo di turismo sostenibile ha richiesto diversi anni e ha sollevato forti discussioni prima di essere approvato quest’estate. Anche l’elaborazione del Piano clima ha richiesto del tempo. Entrambi sono documenti fondamentali con i quali verranno implementate le misure necessarie passo dopo passo. Il cambiamento avviene, quindi, di continuo. Resta il fatto che ogni cittadino può fare qualcosa nell’immediato, anche senza limitare completamente la propria vita, per esempio abbassare di 1 o 2 gradi il riscaldamento o aumentare di 1 o 2 gradi la climatizzazione, prendere l’autobus o la bicicletta invece dell’auto, ridurre il consumo di carne a 300 g a settimana, non ordinare online di getto e acquistare qualcosa solo dopo averci dormito sopra, dare la preferenza a prodotti biologici o di alta qualità che durano più a lungo. La lista potrebbe essere ancora più lunga, ma funge solo da esempio per dimostrare che ciascuno può fare qualcosa. Forse la cosa più importante è misurare la propria impronta di carbonio per acquisire consapevolezza delle proprie opportunità di riduzione».


Che significato ha, per voi, il concetto di resilienza e dove la incontriamo nel vostro territorio?

«La resilienza, ovvero la capacità di un territorio di resistere a eventi dannosi inaspettati, è diventata purtroppo molto importante. Gli eventi meteorologici estremi sono aumentati in numero e severità a causa del riscaldamento globale. La Provincia di Bolzano stila da tempo piani di rischio per comune, che mostrano in quali zone sono presenti i pericoli ambientali. Questi vengono ora rivisti e adattati in modo globale nell’ambito di una "strategia di adattamento al clima".10. Che significato ha, per voi, il concetto di ‘trasparenza’ e come lo applicate?La trasparenza è il fondamento della fiducia. Tuttavia, comunicare questa trasparenza è tutt’altro che facile e rappresenta una sfida importante. I politici sono solitamente accusati di non fornire tutte le informazioni in modo franco e trasparente. Tuttavia se si dà un’occhiata alle pagine internet dell’Amministrazione provinciale si nota che c’è addirittura una voce dedicata all’“Amministrazione trasparente”. Ma questi documenti sono spesso impegnativi e di non facile comprensione per tutti. Comunicare in modo trasparente e semplice, rimane una sfida. Ma oltre alla trasparenza, credo che sia ancora più importante fare appello alla fiducia. Maggiore è la fiducia in un’amministrazione pubblica, minore è la necessità di trasparenza, che può essere difficile da soddisfare».

Da dove parte l’idea di organizzare la conferenza internazionale Sustainability Days?

«Conferenze, convegni ed eventi in tutto il mondo trattano i temi della sostenibilità occupandosi, tuttavia, esclusivamente di temi come il clima, l’energia, la biodiversità ecc., e/o delle sfide delle “big cities". Le zone ad alta concentrazione urbana, dove abitano sempre più persone in uno spazio ristretto, giocano certamente un ruolo molto importante nello sviluppo sostenibile. Allo stesso tempo, le sfide per le aree rurali sono altrettanto importanti. Solo in Europa ci sono circa 300 regioni che possono essere classificate come aree rurali e dove le persone necessitano di risposte su come modellare la loro vita in termini di mobilità, accessibilità, energia, interazione sociale. La ricerca di risposte e soluzioni è l’elemento centrale del “Sustainability Days Alto Adige. Questa prima edizione è stato il preludio di un appuntamento annuale della nostra strategia di sostenibilità. Vogliamo creare consapevolezza all’esterno e all’interno e mettere in rete politica, scienza e società, al fine di creare insieme soluzioni concrete e realizzabili per lo sviluppo sostenibile nelle aree rurali. Il primo anno abbiamo avviato e sperimentato molte cose. Non vedo l’ora di inaugurare l’edizione 2023, che si concentrerà sulla sostenibilità sociale»

Rispetto alle 4 aree su cui è ruotato il dibattimento della conferenza Sustainability Days, ci può citare degli esempi per cui l’Alto Adige ha raggiunto risultati di rilievo?

«Il 65 % dell’energia dell’Alto Alto Adige proviene da fonti rinnovabili. Ogni anno in Regione si percorrono oltre 30 milioni di chilometri con i mezzi pubblici. L’Alto Adige è riuscito a mantenere le proprie strutture agricole fornendo, pertanto, un reddito alle persone. Il contesto rurale in Alto Adige è vivace e le persone vivono e lavorano nelle comunità, nei paesi delle valli, in campagna e in montagna. Negli ultimi decenni, la politica è riuscita a creare spazi lavorativi e abitativi nelle aree rurali. Queste sono tutte buone notizie, ma abbiamo ancora molto margine di miglioramento nelle quattro aree tematiche energia, mobilità, agricoltura e habitat resilienti».

I più letti