Cronaca

Caso Orlandi, perché la "nota spese" della Santa Sede è falsa

Il dossier del giornalista Emiliano Fittipaldi riaccende l'attenzione sulla misteriosa sparizione. Ma il documento è scritto da qualcuno ignaro delle procedure in vigore in Vaticano

Emanuela Orlandi

Orazio La Rocca

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Può un documento apparentemente fasullo, più simile a una "patacca" che a uno scritto autentico, contribuire a fare chiarezza su un caso misterioso come la scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana sparita nel nulla il 22 giugno 1983? Anche se sembra un paradosso, la risposta forse potrebbe essere affermativa. Per il semplice fatto che è comunque buona cosa accendere i fari (e l'attenzione della stampa di tutto il mondo) su un testo che, pur facendo acqua da tutte le parti, ha ridestato l'interesse su una vicenda che, a 34 anni di distanza, è ancora avvolta nel mistero e corre seri rischi di essere gettata nel dimenticatoio.

La "nota spese" della Santa Sede per Emanuela Orlandi

Il documento in questione fa parte di un fantomatico dossier pubblicato nel libro Gli impostori - Inchiesta sul potere (edito da Feltrinelli) in uscita il 22 settembre, scritto da Emiliano Fittipaldi, giornalista del settimanale L'Espresso. Qui si fa riferimento a una presunta lettera datata 28 marzo 1998, recante il nome dattiloscritto del cardinale Lorenzo Antonetti, che in qualità di presidente dell'Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) presenta una sorta di nota spese sostenute dalla Santa Sede per il "mantenimento" all'estero di Emanuela Orlandi dal giorno del rapimento fino al 1997; una  considerevole somma di circa 500 milioni di lire per il sostentamento della ragazza, comprensivo persino di visite mediche e di un ricovero in una clinica inglese.

Destinatari, la Segreteria di Stato nella persona dell'allora Sostituto (sorta di "ministro" degli Interni), il vescovo Giovanni Battista Re, e, per conoscenza, il ministro degli Esteri del Vaticano, il vescovo francese Jean-Louis Tauran. Entrambi futuri cardinali che, però, hanno immediatamente smentito di aver "mai letto e ricevuto una lettera simile". Smentite rilanciate anche dal portavoce papale Greg Burke - che  parla di documentazione "falsa e ridicola" -, dalla stessa Segreteria di Stato e dall'arcivescovo Angelo Becciu, attuale "ministro" degli Interni del Vaticano, che avverte: "C'è poco da dire, è falso e basta. Un falso strano, tra l'altro basta vedere lo stile".

Ecco perché la "nota spese" è falsa e sa di fantapolitica

Basta infatti gettare un rapido sguardo al documento pubblicato ne Gli impostori per vedere che è stato scritto da qualcuno non certamente a conoscenza delle procedure e dello stile in vigore Oltretevere. Immaginare, ad esempio, che l'Apsa, che tra l'altro è la banca centrale della Santa Sede (mentre lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, è lo “sportello” operativo solo Oltretevere), possa battere cassa alla Segreteria di Stato sa di fantapolitica.

Come è impossibile che un cardinale (il defunto Lorenzo Antonetti) abbia commesso grossolani errori rivolgendosi all'allora arcivescovo Re chiamandolo “Sua Riverita Eccellenza”, mentre è prassi consolidata che la formula esatta è invece “Eccellenza reverendissima”. Oppure che abbia chiamato il vescovo francese Jean-Louis Tauran col nome spagnolo Luis. Errori certamente non ascrivibili al cardinale  Antonetti (che per altro nel documento, privo di numero di protocollo, timbri, sigla della Santa Sede, non appare con la firma ma solo con nome e cognome dattiloscritti).

Nuovi "corvi" all'opera ai danni del papa?

Il primo ad avanzare dubbi sul documento è lo stesso Fittipaldi, che prudentemente dice che "se non fosse vero" dimostrerebbe che in Vaticano starebbero ancora tramando bande di "corvi" ai danni del papa come già avvenuto con Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. A detta del giornalista, il dossier proverrebbe dall'archivio di Lucio Vallejo Balda, il monsignore spagnolo segretario dell'ex Cosea (la commissione sulle riforme economiche vaticane istituita da papa Francesco) condannato insieme a Francesca Chaoqui, esponente della stessa Cosea, con l'accusa di aver trafugato i documenti che hanno dato vita nel 2015 alla cosiddetta Vatealiks 2.

Dopo che monsignor Balda è stato trasferito in Spagna con quattro anni di condanna sulle spalle, ci sono ancora altri "corvi" in Vaticano pronti a tradire la Santa Sede, papa in testa? Può darsi, anche perché in tutti gli archivi dei dicasteri pontifici quasi ogni giorno vengono ammucchiati documenti falsi, lettere minatorie, testi apocrifi, anche presunte lettere encicliche (ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ce ne furono diverse, ma quasi sempre smascherate in tempo). E i quattro anni e mezzo di pontificato bergogliano non rappresentano certamente un'eccezione.

Non dimentichiamo Emanuela Orlandi

Peccato che i documenti falsi non aiutino ad arrivare alla verità su Emanuela Orlandi. Ma è sempre bene che, pur a 34 anni di distanza, non ci si dimentichi mai che una ragazzina di 15 anni la sera del 22 giugno 1983 non tornò a casa e che i suoi cari finora non hanno mai perso la speranza di rivederla. Anche solo per parlare di presunte false lettere.


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