Ecco come si evade dalle carceri italiane

Clamorose fughe e buchi nei muri: evasioni raddoppiate negli ultimi anni

Ecco come si evade dalle carceri italiane

– Credits: Getty

Nadia Francalacci

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Negli ultimi tre anni le fughe dagli istituti penitenziari sono più che raddoppiate. Solamente del 2009 i detenuti evasi erano stati nove. Nel 2012 sono stati ventidue. Per lo più uomini ma anche tre minori. In gran parte la fuga avviene dalle strutture penitenziarie (14), ma anche dagli ospedali (4), dal regime di semilibertà (1), dal lavoro esterno (1).  Per capirne qualcosa di più abbiamo intervistato Eugenio Sarno, Segretario Generale della UILPA Penitenziari, uno dei principali sindacati degli agenti carcerari.

Quali sono  i metodi più frequenti utilizzati per la fuga?
Dalle statistiche il metodo classico di fuga rimane quello con buco o sbarre segate, discesa dal muro di cinta e poi fuga a gambe levate. È però in forte aumento il dato delle evasioni dalle strutture ospedaliere. Nel 2012 sono state il 20% del totale. Nello scorso anno sono state effettuate circa 65 mila traduzioni di detenuti verso reparti ospedalieri, solo 5.800 però si sono trasformate in ricoveri effettivi.

Nei casi di evasione quanto può essere determinate una complicità esterna al carcere?
In genere un’evasione è un evento organizzato e quindi c’è per forza una complicità esterna. Un progetto di evasione parte quasi sempre da un’osservazione da parte dei detenuti dei luoghi in cui sono reclusi. Ad esempio molte volte le evasioni si sono rese possibili per la concomitanza della presenza di cantieri edili che hanno facilitato la fuga. In qualche altro caso, invece, come l’eclatante evasione di Avellino, la fuga  è stata facilitata dalla presenza di bidoni e di pedane accatastate proprio in prossimità del muro di cinta. Direi poi che la fatiscenza delle strutture penitenziarie facilita l’opera di “trivellaggio” della mura come è ben dimostrato dai “buchi” del carcere di Avellino, Vallo della Lucania e quello più recente scoperto in tempo a Rebibbia. I carcerati utilizzano i ferri delle sbarre delle brande oppure le posate o i coperchi di pentolame che vengono piegati e utilizzati come piccole vanghe o scalpelli. Il segare le sbarre rimane il metodo più frequente per le fughe. Proprio per quanto riguarda le sbarre è evidente che la maggior parte degli istituti, costruiti circa due secoli fa, non hanno quelle con l’anima in acciaio. Pertanto è relativamente semplice, per loro, tagliare quelle in ferro cosiddetto “dolce”.

Perché si riesce ad evadere così frequentemente rispetto agli anni precedenti?
L’aumento delle evasioni è sicuramente da imputare al sovraffollamento delle carceri. Oggi siamo sotto organico di sette mila unità. Basti pensare che nel 2000 con 42 mila detenuti c'era un organico di 40 mila agenti, oggi con 67mila detenuti, e circa 20 carceri nuove, l’organico della polizia è di circa 36.500 mila unità. Ovviamente, al di là dell’abbassamento degli indici di sicurezza, favorisce questa serie di evasioni  una promiscuità  dei detenuti che impedisce di applicare politiche della sicurezza compatibili con la qualità di vita dei detenuti.

In percentuale, quanti dei detenuti evasi vengono rintracciati e ricondotti in carcere?
Grazie all’attività del nostro Nic, Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, negli ultimi anni è stato possibile riassicurare alla giustizia oltre il 60% degli evasi.  

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NUMERI SULLE EVASIONI 2012

Pisa carcere “Don Bosco”: 2
Roma “Regina Coeli”: 2
Milano ICAM: 1 donna
Firenze M. Gozzini:1 in regime di semilibertà
Brescia carcere di Canton Mombello: 1
Bologna Ospedale: 1 minorenne
Palmi carcere: 1
Aosta : Lavoro esterno 1
Carcere  di Mamone Lodè :1
Bologna “Istituto penale per minori” : 2 minorenni
Verona – Ospedale: n 1
Foggia- Ospedale: 1
Catania – Ospedale: 1
Avellino  carcere di Bellizzi:  4

Solamente nelle prima 4 settimane del 2013 le tentate evasioni sono state 4, tutte dalle carceri mentre quelle riuscite sono state 2 una dall’ IPM  di Roma lo scorso  29 gennaio e uno presso la Stazione carabinieri di Parma  il 2 febbraio. In totale i carcerati evasi sono già 4 tutti uomini di cui 2 adulti e 2 minori.

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