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Si è conclusa con un lunghissimo applauso della folla presente la cerimonia laica a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per l'addio a Umberto Veronesi. L'omaggio al professore era iniziato sulle note dei brani Il chiaro di luna di Beethoven e Tu che di gel sei cinta dalla Turandot eseguiti dal figlio dell'oncologo, Alberto, musicista e direttore d'orchestra.

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Attorno al feretro, sistemato nella sala Alessi, dove ieri e oggi è stata aperta anche la camera ardente, i figli, i nipoti e la moglie, Sultana Razon. Gremita la sala, mentre chi non non è riuscito a entrare ha seguito la cerimonia sui maxi-schermi montati davanti in piazza Scala e nel cortile del palazzo comunale.

Sala: il suo insegnamento

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha aperto la cerimonia. Il suo è stato un ricordo commosso fino alle lacrime. Con voce rotta dall'emozione ha ricordato quando è stato paziente di Veronesi, che lo ha curato quando aveva il cancro. "È stato il mio medico, mi ha aiutato a guarire - ha spiegato - e mi ha lasciato un insegnamento. Quello che la malattia farà sempre parte della tua vita ma non la devi considerare come altro da te, anzi devi pensare che noi e le nostre malattie siamo la stessa cosa. Ma che ci si cura sempre". "Grazie per tutte le volte che hai compreso", ha concluso il sindaco. 

Bonino: la sua eredità

"In Italia ci sono ormai molti medici e professori che hanno imparato il tuo metodo, che non guardano più solo l'organo malato ma la persona, con i suoi sogni, le sue debolezze e suoi punti di forza. Questo metodo, che si sta espandendo, è la tua eredita'". Con queste parole Emma Bonino ha ricordato Umberto Veronesi durante la cerimonia. "Tu hai già vinto" ha detto l'ex ministro, che è stata anche paziente di Veronesi, aggiungendo che "la medicina e la scienza in questo Paese stanno cambiando troppo lentamente per i tuoi e per i miei gusti. Però sta cambiando". E questo anche grazie al metodo introdotto dallo scienziato, di un "equilibrio straordinario che ti sostiene, ti capisce, che non ti fa sentire un malato e quindi un reietto" ha sottolineato Bonino.

Eutanasia

Veronesi, convinto difensore della laicità, ha portato avanti battaglie anche a favore dell'eutanasia tanto che, arrivato allo stremo delle forze, ha rifiutato le ultime cure. ""Non ha voluto essere curato fino alla fine. In fondo lui ha sempre predicato l'eutanasia, cioé il diritto di non soffrire", ha detto il figlio, Alberto Veronesi. "Non ha voluto essere ricoverato, non ha voluto nessun prolungamento, ha voluto andarsene e questo è stato inevitabile. Se n'e' andato in maniera naturale" ha aggiunto. "Nessuno pensava che ci sarebbe stato un decorso così rapido, pensavamo addirittura di festeggiare i suoi 91 anni il 28 novembre".

Speranza

Noto per non aver mai evitato le questioni più spinose della società, prendendo spesso posizioni impopolari, Veronesi è stato ricordato così dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: "Ha avuto le sue idee e le ha sempre tutte portate avanti con la fierezza che lo ha contraddistinto. Poi, su alcune cose, uno poteva trovarsi o meno d'accordo, ma sicuramente c'è sempre stata una massima sintonia sul primato della scienza, del metodo scientifico e sulla necessità di dare speranza e umanità alla professione medica e alle cure e ai pazienti. Questo è un suo lascito incredibile. Poi è sempre stato un grande lottatore. In questi ultimi tempi si è battuto per gli stili di vita corretti, per la lotta al fumo, per una corretta e sana alimentazione, per educare i giovani al rispetto del proprio corpo" ha continuato il ministro che ha parlato a margine della camera ardente di Veronesi.

Il ricordo del sindaco

Tra i primi a portare il saluto alla famiglia dell'oncologo era stato il sindaco Giuseppe Sala. "In questa camera ardente ho visto Milano, quella sobria che soffre con dignità, silenziosa", ha detto il primo cittadino di Milano.

"È proprio la rappresentazione della nostra città. Veronesi è sempre stato molto amato - ha continuato a ricordare il sindaco commentando la fila di cittadini che in modo silenzioso e ordinato portano l'ultimo saluto all'oncologo. "Di lui ho sempre ammirato la capacità di esprimere un'opinione anche originale ma sempre pensata, coraggiosa".

Alla cerimonia per volere della famiglia è previsto anche un intervento di Emma Bonino. "Purtroppo mio fratello Paolo non è qui oggi perché sta operando - ha aggiunto Alberto Veronesi - e come sapete operare non è una cosa a cui si deroga, perché ha a che fare con la vita delle persone".

I brani che saluteranno Umberto Veronesi alla cerimonia laica al Comune di Milano, scelti dal figlio, sono stati Il chiaro di luna di Beethoven e Tu che di gel sei cinta, "la canzone di Liù prima di togliersi la vita nella Turandot.

Veronesi, fondatore dell'Istituto Europeo di Oncologia ed ex Ministro della Sanità, si è spento l'8 novembre, nella sua casa milanese. "Ci ha lasciato un grande italiano" ha detto Matteo Renzi a La Spezia. "Umberto Veronesi è stato una delle figure più importanti della storia della medicina in Italia. Era un testimone della battaglia per il Sì, ma quello che conta ora è la riconoscenza per i tanti che ha curato, per le famiglie che ha aiutato a vivere meglio la malattia. Ci mancherà molto".

Nato il 28 novembre 1925, lo scienziato italiano ha avuto una vita molto intensa. Ha vissuto il dramma della guerra e la gioia di tagliare traguardi in medicina che portano la sua firma, è stato ministro della Sanità, parlamentare Pd, fondatore di un Irccs - l'Istituto europeo di oncologia di Milano di cui è oggi direttore scientifico emerito - scrittore, paladino dei diritti dell'uomo, e delle donne in particolare. Di battaglie Veronesi ne ha condotte diverse, in prima linea. Ma il traguardo di cui si è detto in passato "più orgoglioso" è stato quello di "aver permesso alle donne di salvare il seno in casi di tumori di piccole dimensioni", con la quadrantectomia, tecnica chirurgica conservativa. "Io non vedrò la scomparsa di questa malattia" aveva detto un anno fa l'oncologo. "Però nella mia lunga vita professionale ho visto a poco a poco mettere le basi perché questo avvenga e questa certezza mi consola molto".

La Fondazione

"Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione". Sono queste le parole di Umberto Veronesi con cui la Fondazione che porta il suo nome ha voluto ricordarlo il giorno della sua morte. "Siamo tutti profondamente colpiti da questa dolorosissima perdita. Il Professore - sottolinea la Fondazione Veronesi - non aveva paura della morte, considerandola un evento naturale della vita". Continueremo le attività nate da una mente eccelsa, scrivono, "con ancora maggiore determinazione". "La stessa determinazione che il Professore è stato capace di trasmetterci giorno dopo giorno".


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