Domenico era solo prima di morire? La scoperta dell'acqua calda

L'ultima notizia è che lo studente padovano non avesse nessuno accanto prima di cadere. Ma nulla ha mai fatto pensare il contrario

Domenico Maurantonio

Domenico MAurantonio in una foto dal suo profilo Facebook – Credits: Facebook

Carmelo Abbate

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Domenico sarebbe stato da solo quando è volato giù dalla finestra. Sarebbe questa l’ipotesi, nuova, fresca di giornata, alla quale sarebbero approdati gli inquirenti che indagano sulla morte dello studente padovano durante la gita a Milano.

A leggere o sentire notizie come queste, viene voglia di smettere di guardare i notiziari o di leggere i giornali. Perché la considerazione più benevola che si può fare, alla luce di tutte le ipotesi inventate e spacciate come verità per settimane, è che la superficialità regna sovrana.

La domanda è conseguenziale: su quali basi è stata esclusa fin dal principio la possibilità del suicidio? Sulle parole della mamma, della fidanzata, e degli stessi compagni di classe, i quali tutti insieme hanno sempre detto la stessa cosa: Domenico era un ragazzo sereno, felice, con dei progetti per il futuro.

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Domenico potrebbe essere caduto incidentalmente o si sarebbe addirittura suicidato: sono queste le eventuali ipotesi che rimangono sul tappeto. E qui entriamo nel cuore della questione. Su quali basi sono state costruite le ipotesi alternative riguardo quella notte? Sulle parole del medico legale, il quale ha parlato del famoso livido sul braccio del ragazzo che poteva anche far pensare a una presa.

Apriti cielo, si è scatenato il putiferio di "fesserie" che hanno infinocchiato l’opinione pubblica per settimane: il lassativo nella birra, la goliardata, i bagni della camere chiusi a chiave, qualcuno che lo spinge, oppure qualcuno che prova a trattenerlo.

Il nulla mischiato con niente, perché la notizia del lassativo era semplicemente inventata, falsa, come è stato poi dimostrato dalle risultanze delle analisi tossicologiche. Come era totalmente falsa l’accusa di omertà rivolta ai compagni di classe, che avrebbero concordato (senza avere né il tempo né il modo) una versione comune.

Qual è stato l'unico e grande peccato di cui si sono macchiati gli amici di Domenico? Quello che le singole dichiarazioni, rese separatamente ai poliziotti della questura di Milano, coincidessero, si sovrapponessero alla perfezione. Quanto basta per ricavarne la prova provata della malafede. Ignorando il fatto che il loro racconto combaciava anche con le risultanze delle analisi telefoniche.

Arriviamo al dunque. Il fatto che Domenico fosse solo al momento della caduta è il punto di partenza di questa inchiesta. Non di arrivo. Perché Domenico è sempre stato solo sopra quel davanzale della finestra, almeno nei riscontri che più contano, ovvero quelli degli inquirenti.

Domenico "da solo" sarebbe stato un dovere di garanzia da parte di tutti gli organi di stampa, se non per principio morale, almeno sulla base di un lucido sguardo agli elementi. Perché non è mai emerso un singolo rivolo di indizio che facesse pensare a una ipotesi diversa.

Domenico da solo fino a prova contraria. Questo sarebbe il percorso logico in un paese civile. Non in Italia, dove la stampa ha la libertà di scarabbocchiare sulla testa delle persone senza il minimo decoro.

Invece è stato scritto di tutto. E oggi la notizia sarebbe che le notizie non erano notizie


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