Cronaca

Tangenti per l'assegno di accompagnamento

Il racconto di una madre coraggio napoletana cui al tribunale hanno chiesto una mazzetta per una consulenza medico legale positiva

ANSA/LUCA ZENNARO

Finti invalidi, ma anche disabili veri finiti (loro malgrado) alla «corte dei miracoli». Tra le tante vicende di malaffare, c'è una storia al contrario. Protagonista è una mamma coraggiosa, napoletana, vicepresidente di “Tutti a scuola”, associazione che raggruppa i genitori dei bambini affetti da disturbi psichici e fisici. Lucia Viggiano ha infatti una figlia, che frequenta la scuola media, afflitta da un ritardo cognitivo. «Alla bimba l'Inps nel febbraio 2010 aveva inspiegabilmente sospeso l'indennità di accompagnamento ottenuta anni fa attraverso una sentenza. Presentai ricorso: il giudice dispose una consulenza medico-legale, ma il CTU nominato dal tribunale mi chiese una tangente» racconta la madre che ha denunciato il caso.

Com'è andata a finire?
Il medico è stato arrestato a maggio 2011 e poi condannato con rito abbreviato a due anni e otto mesi di reclusione, pena sospesa, più l'interdizione dai pubblici uffici: ha presentato ricorso in appello. È a processo, davanti a una sezione penale diversa, anche l'avvocatessa che aveva fatto da mediatore. Entrambi, nella fase preliminare dell'indagine, avevano cercato un accordo affinché io non mi costituissi parte civile. Ho respinto qualunque forma di risarcimento economico, accettando solo una lettera di scuse da parte del legale. Missiva che ho incorniciato e appeso in cucina.

In che modo le è stata chiesta una tangente?
Dopo la prima visita medica, tramite l'avvocatessa che avevo contatto per seguire la pratica, il ctu avanzò l'assurda richiesta economica. Dopo aver registrato un colloquio come prova andai direttamente al magistrato.

Sempre per vie legali, ha ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento?
Dopo l'arresto del medico, il tribunale nominò con tempestività un altro consulente. A luglio 2011 la visita, a settembre l'esito positivo. Mia figlia non è una falsa invalida, però resta una incongruenza nella valutazione.

Quale?
Tra due anni, dovrà sottoporsi a ulteriori accertamenti per confermare se persistono i requisiti per percepire l'assegno. C'è un'incongruenza in questo, poiché alla bimba è stato diagnosticato un ritardo cognitivo medio-grave con compromissione del linguaggio e le è già stato riconosciuto un sostegno scolastico di 30 ore. Ciò significa che non è in grado di stare al passo dei compagni di classe: segue un programma differenziato, è iscritta in terza media, ma riesce  a scandire solo le sillabe di parole e frasi semplici scritte in stampatello. Insomma, è impossibile che possa guarire. Nonostante tutto questo, e la documentazione già chiarissima da cui si evince il quadro clinico, tra due anni dovrà rivivere assieme alla famiglia lo stress di essere rivisitata dalla commissione medica.

Quanto percepisce dall'Inps?
Meno di 500 euro per l'indennità di accompagnamento. A giugno scorso, a distanza di due anni e quattro mesi dalla sospensione dell'assegno, sono ripresi i pagamenti che erano stati bloccati, è importante precisare, senza motivazione. Dall'istituto a febbraio 2010 non arrivò mai comunicazione o invito a presentarsi all'Inps per chiarire la situazione, anche che andai alla sede per chiedere spiegazioni.

Come ha vissuto in questi due anni?
Se mio marito non avesse avuto un lavoro stabile e io non avessi messo da parte del denaro per la bambina, sarebbe stato impossibile continuare i percorsi terapeutici già avviati. Non va dimenticato che il fondo nazionale per i non autosufficienti è stato azzerato negli ultimi anni e i disagi rischiano persino di acuirsi per effetto della proposta di drastici tagli al fondo nazionale per le politiche sociali avanzata dal governo ma respinta dalla conferenza Stato-Regioni.

Tornasse indietro denuncerebbe di nuovo il medico?
Certamente. Questa vicenda ha determinato un disagio e uno stress incredibile a tutta la famiglia, con 500 euro avrei risolto rapidamente la situazione, e invece più volte sono stata chiamata a deporre, prima e dopo l'arresto, ma è un dovere denunciare gli abusi. Ancora oggi sono convinta che sarebbe stato un errore soccombere e determinata a non accettare che qualcuno possa arricchirsi e approfittare della disabilità di mia figlia.

Si è sentita sola in questa battaglia?
È una battaglia che ho combattuto singolarmente, ma non da sola, poiché ho ricevuto il sostegno e l'affetto di tutte le altre famiglie di “ Tutti a scuola”. Sono andata fino in fondo anche per gli altri genitori, affinché capiscano che non è una colpa avere un figlio disabile ed è possibile credere nelle istituzioni. Dentro questa storia c'è tanta sofferenza, ma anche un impegno condiviso per rendere visibili i pesanti disagi che vivono, purtroppo, i veri invalidi e le loro famiglie. Di fatto, io sono costretta a non lavorare per accudire mia figlia e per consentirle di seguire tutti i giorni le terapie necessarie perché non peggiori la sua situazione clinica. Senza considerare i costi per gli spostamenti, visto che il centro di riabilitazione dista oltre 20 chilometri da casa.

Disabili veri e finti invalidi. Da inizio anno la Guardia di Finanza che ha scoperto e denunciato oltre 3400 “furbetti della pensione”, costati alle casse dello Stato oltre 60 milioni. «Questa vicenda - aggiunge il presidente di “Tutti a scuola”, Toni Nocchetti - si contrappone all'Italia degli imbrogli ed è esempio di una realtà che crede nelle regole, che si batte per il diritto affinché sia rispettato in ogni ambito. Ma la dimensione del fenomeno dei finti invalidi, che attraversa il Paese, solleva la richiesta che sia istituita una commissione parlamentare d'inchiesta con l'obiettivo anche di rivedere la legislazione che, al momento, lascia una “via di fuga” per funzionari infedeli e medici corrotti che compilano le false certificazioni: impuniti perché le loro condotte spesso sono cancellate con un colpo di spugna dalle prescrizioni. All'interno di tale organismo è importante che sia prevista una rappresentanza di cittadini con disabilità, i quali sono i primi a essere danneggiati dalle truffe». Così colpiti due volte. E senza possibilità di scorciatoie.

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