Diffamazione online: scontro in Commissione

Si fa più tesa la discussione sulla nuova normativa che dovrebbe estendersi anche ai siti

Proposte bipartisan (e urgenti) con il carcere per la diffamazione

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Ignazio Ingrao

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Questa mattina è rientrato lo scontro che si era consumato ieri, 24 luglio, in Commissione Giustizia della Camera. Da una parte i relatori del provvedimento per la riforma della normativa sulla diffamazione, il Pdl Enrico Costa e il Pd Walter Verini, dall’altra il sottosegretario alla giustizia, il magistrato Cosimo Ferri (Pdl) intervenuto a nome del Governo. Secondo Ferri la dizione utilizzata per estendere la normativa sulla diffamazione ai «siti aventi naturale editoriale» è troppo generica perciò il rappresentante del governo ha chiesto che venisse modificata. Ne è nato un diverbio con il relatore Costa che ha chiesto la sospensione della seduta. Oggi la faccenda è stata risolta con un incontro informale dei protagonisti, a margine della «discussione in aula del decreto del fare».

La Commissione farà propria la definizione di testate on line cui estendere la nuova normativa sulla diffamazione, proposta da Ferri. Quindi sarà preso in esame l’emendamento dei relatori che raccoglie molte delle sollecitazioni presenti nei circa 100 emendamenti presentati in Commissione sulla diffamazione. Resta l’abolizione del carcere per i giornalisti ma si innalza la multa in caso di attribuzione di un fatto determinato palesemente falso (dolo del giornalista). Scompare il tetto al risarcimento del danno e, su iniziativa della presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Donatella Ferranti (Pd), si propone di consentire ai direttori di delegare un vice a esercitare la funzione di controllo su quanto viene pubblicato. Non appena sarà approvato dalla Camera il «decreto del fare», riprenderanno i lavori delle Commissioni. Se non ci sarà ostruzionismo del Movimento 5 stelle o di altre forze politiche presenti in Commissione Giustizia, dovrebbe bastare una seduta per licenziare il testo, anche con le modifiche proposte dal Governo. Quindi il testo andrà alla Commissione Cultura e a quella Affari costituzionali per il necessario parere. E potrebbe finalmente approdare in aula i primi giorni di agosto. Ma tutto dipende dai tempi di approvazione del «decreto del fare».

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