Diffamazione: la proposta di legge

Il testo abroga la pena del carcere prevista per i reati di diffamazione e la sostituisce con una multa fino a 10 mila euro

Messineo,non so nulla d'indagine nissena

Ignazio Ingrao

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«Credo che ci siano le condizioni per arrivare a un testo condiviso», così Enrico Costa (Pdl) ha commentato l’avvio in Commissione giustizia della Camera del dibattito sulla proposta di legge per modificare la normativa penale sulla diffamazione di cui è relatore insieme con il collega del Pd Walter Verini. La discussione proseguirà fino a giovedì 6 giugno. Il testo proposto da Costa abroga la pena del carcere prevista per i reati di diffamazione e di ingiuria dalla legge sulla stampa e dal codice penale e la sostituisce con una multa fino a 10 mila euro. Fissa ad un massimo di 30 mila euro il risarcimento del danno non patrimoniale stabilito da giudice, sanziona le “querele temerarie” a carico di giornalisti, fissa la non punibilità del giornalista in caso di pubblicazione della rettifica ma, allo stesso tempo, estende il campo della diffamazione anche ai siti internet con natura editoriale e amplia l’ambito della rettifica alle trasmissioni radio e tv e ai libri.

Negli interventi seguiti alla relazione di Costa è emersa una piena convergenza sulla proposta di abrogare il carcere per i cronisti. E una serie di ulteriori proposte: per Gregorio Gitti, capogruppo di Scelta civica in Commissione giustizia «la rettifica non può andare a compensare i risarcimenti. Perciò occorre trovare una forma risarcitoria che sia dissuasiva del diritto offeso». Certamente, spiega Gitti aPanorama: «La libertà di stampa non può essere compressa attraverso forme intimidatorie.  Siamo contrari al carcere ma la riforma va affrontata in modo organico tenendo conto degli aspetti legati alla rettifica, ai risarcimenti e a tutta quella vasta realtà che riguarda i siti internet e le testate on line».

Pino Pisicchio, di Centro democratico e presidente del gruppo misto alla Camera, ha proposto di incorporare nella proposta di legge Costa anche una sua proposta relativa alla regolamentazione dei siti internet. Luca D’Alessandro annuncia a Panorama di voler proporre una modifica del quarto comma dell’art.595 del codice penale che prevede un aumento della pena se la diffamazione colpisce «un corpo politico, amministrativo o giudiziario», perché di «questo comma si è avvalsa quasi unicamente la magistratura per una difesa corporativa dei giudici». Per D’Alessandro tuttavia, «ampliare troppo il raggio della discussione rischia di far arenare la riforma come è accaduto nella scorsa legislatura. Meglio puntare sugli aspetti che trovano tutti concordi cioè l’abolizione del carcere per i giornalisti ed, eventualmente, l’eliminazione delle aggravanti». Non è da escludere che la Commissione decida di sentire in audizione avvocati penalisti esperti sulla diffamazione e qualche giornalista.

Anche la Federazione nazionale della stampa italiana si dichiara pronta al confronto in Commissione giustizia e rilancia la proposta dell’introduzione di un Giurì per la lealtà dell’informazione. «Il richiamo dell'Osce di alcuni giorni fa non lascia spazio alcuno su quale legislazione sulla stampa debba esserci in Italia», afferma il sindacato dei giornalisti in una nota. «Un intervento per cancellare il carcere ai giornalisti è indispensabile non solo per garantire il diritto all'informazione ai cittadini ma anche per riportare il nostro Paese ad un livello di decenza su questa materia». La Fnsi aggiunge che  «l'iniziativa annunciata alla Camera sembra improntata in questo senso e il sindacato dei giornalisti è pronto al confronto nelle Commissioni parlamentari dove si discuterà questo importante tema: per ribadire il valore di una informazione libera, senza condizionamenti, come più volte richiamato dal Capo dello Stato, e per confermare la necessità dell'introduzione di un Giurì».

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