Cronaca

Diffamazione, dopo la condanna Panorama ricorre in appello

Accusati da Rosario Crocetta, per il giornalista Antonio Rossitto e il direttore Giorgio Mulè una pena pecuniaria: "in Appello troveremo giudici sereni"

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Il tribunale di Milano – Credits: Olycom

"Questa sentenza potrebbe indurre un giornalista, qualsiasi giornalista, a convincersi che in Italia la libertà di stampa è in serio pericolo. Ma la certezza della bontà del lavoro svolto da Panorama, certificato da una seria e approfondita richiesta di assoluzione pronunciata dal pubblico ministero, ci obbliga a credere che in Appello troveremo giudici sereni".

Così la direzione di Panorama commenta la sentenza emessa a Milano dal giudice Maria Teresa Guadagnino, che ha condannato alla pena pecuniaria di 800 euro Antonio Rossitto e Giorgio Mulè, giornalista e direttore del settimanale, nel processo intentato dal presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

L’articolo, uscito nel 2012, s’intitolava "Le amicizie pericolose del presidente". Nel pezzo si riportavano atti giudiziari e testimonianze esclusive sui rapporti tra Crocetta ed Emanuele Celona, esponente di spicco del clan mafioso gelese degli Emmanuello, poi diventato testimone di giustizia. "Siamo sorpresi della condanna: avevamo puntualmente documentato tutte le fonti dell’articolo, tanto che il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione" dice Stefano Toniolo, che ha difeso i due giornalisti. "Leggeremo la motivazione, ma procederemo senza indugio a proporre appello. Non riteniamo la vicenda giudiziaria chiusa qui".

Il pm della Procura di Milano, Adriano Scudieri, il 27 maggio 2016 aveva concluso la sua requisitoria evidenziando come "da una lettura complessiva delle deposizioni e degli atti di indagine possa richiamarsi la esimente del diritto di cronaca e che quindi il fatto come contestato non costituisca reato". 

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