Gmg, il diario: 27 e 28 luglio

Erano in 3 milioni per la messa sul lungomare di Copacabana, conclusione della gmg con papa Francesco - le frasi del Papa -

La folla sulla spiaggia di Copacabana per la messa conclusiva della gmg 2013 con Papa Francesco (credits: CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)

Ignazio Ingrao

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Quasi tre milioni di persone da oltre 150 paesi del mondo si sono date appuntamento sul lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro per partecipare alla veglia con papa Francesco e alla messa conclusiva. Molti hanno trascorso la notte sulla spiaggia (un centinaio di essi è stato soccorso dalla polizia perché ha tentato di fare il bagno di notte nell’oceano) e al termine della celebrazione finale, dopo tanti giorni di freddo e di pioggia, hanno festeggiato la chiusura della Giornata con un gigantesco bagno nell’oceano. Ma questa Giornata sarà anche ricordata come la prima GMG caratterizzata dal più grande «flash mob» mai organizzato dalla nascita dei social network, con milioni di giovani, sacerdoti e persino vescovi che danzavano per il Papa seguendo gli animatori.

Nell’omelia finale il pontefice è tornato su uno dei punti centrali della predicazione che ha svolto in questi giorni in Brasile: «Il Vangelo è per tutti e non per alcuni. Non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. E’ per tutti. Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore». Perciò papa Francesco ha riassunto in tre parole il mandato che lascia ai giovani al termine di questa straordinaria GMG: «Andate, senza paura, per servire».

La sera precedente, durante la veglia, il papa aveva avuto con i giovani un coinvolgente «botta e risposta», ma il suo discorso è stato anche molto esigente: ha raccomandato di non essere «cristiani di facciata, inamidati, con il naso all’insù». Occorre avere il coraggio di «andare controcorrente» ha detto il Papa, senza lasciarsi «trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento». Gesù ci chiama ad «entrare in squadra con lui». Offre «qualcosa di superiore alla Coppa del mondo: una vita feconda e felice». Ma per giocare con Gesù occorre allenarsi, ha detto il pontefice: «Non state affacciati al balcone a guardare la vita, diventate costruttori del futuro e cominciate a lavorare per un mondo migliore».

Bergoglio non ha dimenticato le proteste che anche in questi giorni hanno riempito alcune piazze di Rio contro il governo. Il Papa si è rivolto anche ai giovani che manifestano nelle strade citando Madre Teresa di Calcutta: «Ho seguito attentamente le notizie riguardo ai tanti giovani che in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. Resta però la domanda: da dove cominciare? Quali i criteri per la costruzione di una società più giusta? Quando chiesero a Madre Teresa di Calcutta che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: tu ed io!».

Con questa JMJ papa Bergoglio ha visto crescere a dismisura non solo la sua popolarità ma anche la sua statura come leader internazionale. Non è più solo un Papa chiamato a fare la riforma della Chiesa in crisi ma è un vero e proprio leader mondiale. Ed ha iniziato a svelare, con i suoi discorsi per la JMJ, anche il suo pensiero politico ed economico. Il «Papa delle periferie» si è fatto voce della «generazione dei senza lavoro», ha chiesto una economia «inclusiva» che non emargini nessuno, si è messo in ascolto delle proteste di piazza e ha chiesto ai politici di affrontarle non con lo scontro ma con la cultura del dialogo, ha richiamato gli uomini di governo all’etica della responsabilità, ha detto no alla legalizzazione delle droghe e ha chiesto di proteggere l’Amazzonia.
    In sintesi si può dire che papa Francesco è conservatore per la dottrina e socialdemocratico» in politica. Il suo pensiero politico ed economico affonda infatti le radici nel primo movimento peronista argentino che era una sorta di socialismo mitigato che rifiutava la lotta di classe e puntava a cancellare disuguaglianze e ingiustizie attraverso un’alleanza tra capitale e lavoro, tra i partiti e i cittadini. Bergoglio perciò torna a Roma da «sorvegliato speciale»: da una parte la Curia attende con ansia e trepidazione le sue riforme e dall’altra la comunità internazionale aspetta di vedere come il Papa spenderà nello scenario internazionale l’enorme credito che ha conquistato presso la gente.
Ignazio Ingrao

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