Conclave - il diario - 5 marzo

Lezione di diritto canonico e appuntamento a casa del Cardinale Herranz - le dimissioni del Papa -

I Cardinali alle Congregazioni Generali (Credits: Ansa/Osservatore Romano)

Ignazio Ingrao

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La seconda giornata delle congregazioni generali si è aperta con una lezione di diritto canonico impartita dall’uditore generale della Camera apostolica, monsignor Giuseppe Sciacca (in pratica il consulente giuridico del camerlengo, Tarcisio Bertone).

Il prelato ha spiegato le modifiche apportate al capitolo 37 della costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” che riguardano la data del conclave. I 111 cardinali elettori giunti a Roma (ne mancano ormai appena 4) più una quarantina di altri confratelli ultraottantenni che partecipano alle congregazioni generali, non hanno fretta di iniziare il conclave. I cardinali di Curia e molti dei porporati italiani puntavano ad accelerare i tempi ma alla fine hanno avuto dovuto cedere ai confratelli che sono arrivati da lontano, hanno chiesto di capire cosa è accaduto negli ultimi mesi nei Sacri palazzi e desiderano discutere con calma sull’identikit del nuovo pontefice. Non c’è fretta, ha ribadito nel corso di una conferenza stampa, il cardinale statunitense Sean Patrick O’Malley, indicato tra i “papabili”.

E’ passata così la proposta di tenere le congregazioni generali solo al mattino, almeno fino a mercoledì 6 marzo per avere tempo di confrontarsi in piccoli gruppi e incontri individuali. I cardinali temono infatti che la discussione in aula non riesca ad essere abbastanza franca e libera per poter aiutare ad individuare il candidato giusto. Ma è iniziata anche una sorta di “processione” verso l’abitazione del cardinale Julian Herranz, a due passi dal colonnato di san Pietro per chiedere informazioni e avere delucidazioni sul rapporto di inchiesta sulla Curia romana, redatto su richiesta del papa, con l’aiuto dei cardinali Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. In assemblea Herranz non ha fornito dettagli sul rapporto che resta coperto dal segreto pontificio e sarà affidato nelle mani del successore di Benedetto XVI, ma negli incontri privati il porporato spagnolo è in grado di fornire almeno delle indicazioni più chiare. Tuttavia anche su questo aspetto i cardinali sono divisi, tra coloro che vorrebbero totale trasparenza su questo dossier e quanti, invece, vogliono che resti segreto.

La congregazione ha anche inviato un telegramma di saluto e di ringraziamento a Benedetto XVI: un testo predisposto dal cardinale decano, Angelo Sodano, che tuttavia risulta abbastanza freddo e distaccato. Poco più che un messaggio di circostanza, molto lontano dal calore mostrato dai cardinali il 28 febbraio scorso, in occasione del saluto finale al “papa emerito”. Su proposta del decano, nel pomeriggio di mercoledì 6 marzo, nella basilica di san Pietro ci sarà un’ora di adorazione e di preghiera di tutti i cardinali. E qualcuno, con un po’ di malizia, insinua che questo è stato un modo per impedire che anche nel pomeriggio i cardinali potessero incontrarsi e parlare a piccoli gruppi.

In realtà le discussioni procedono ma, nonostante i numerosi interventi in assemblea, non sembrano emergere per ora delle figure di spicco capaci di raccogliere molti voti da subito. La vera novità è rappresentata dal peso assunto dai cardinali americani e dalla coesione, mai vista in precedenza, tra i cardinali del Nord e del Sud America (33 elettori in tutto). Un gruppo forte che è in grado di sfidare il blocco dei cardinali di Curia (38 voti) e che mette in crisi l’Europa, che può contare su 61 voti ma è ancora priva di una strategia e di un vero leader. Si può dire insomma che questo è il primo “conclave atlantico” della storia.

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