Cronaca

Delitto Macchi, dopo 29 anni la svolta

L'omicidio della studentessa di Varese, uccisa nel 1987, ha un colpevole. È Stefano Binda, un suo ex compagno di liceo. Decisiva una perizia calligrafica

Nadia Francalacci

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Trenta anni per arrivare ad un colpevole. Tanto hanno dovuto aspettare i familiari di Lidia Macchi, la ragazza uccisa nel varesotto a 21 anni nel 1987, per dare un nome e un volto all’assassino della loro figlia.

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All’alba di questa mattina, la polizia ha arrestato per quell’omicidio che sconvolse non solo tutta Varese ma anche l’Italia, Stefano Binda, 50enne, ex compagno di liceo della vittima e proprio come Lidia, frequentava l'ambiente di Comunione e Liberazione.

Binda, laureato in filosofia, conosceva la ragazza e qualche volta aveva anche frequentato la sua casa, anche se non era un amico stretto. E forse anche per questo, non entra mai nel giro dei sospettati nel corso delle indagini.

La svolta

Ma che cosa ha determinato la svolta in questo “cold case” che sembrava destinato a non avere mai un colpevole?
Una perizia calligrafica su una lettera fatta recapitare il giorno dei funerali ai familiari di Lidia. Una lettera inquietante con dei riferimenti impliciti all’uccisione della ragazza.

Secondo gli investigatori, Binda sarebbe colui che il 9 gennaio dell’87, giorno delle esequie, avrebbe inviato una lettera anonima a casa della famiglia Macchi intitolata "In morte di un’amica". 

Lidia Macchi, il 5 gennaio del 1987 non rientra a casa. Eppure era un giorno come tutti gli altri. I genitori, non vedendola, avvisano i carabinieri. Poche ore dopo, cercano di coinvolgere anche i giornali e le televisioni locali per diramare la foto della loro figlia.
Lidia, aveva detto loro di andare a trovare un’amica ricoverata presso l’ospedale di Cittiglio per un incidente stradale. Ma dopo quella visita di lei si perdono le tracce.  Dopo l’invito dei familiari, la comunità di Varese così come tutti gli amici della ragazza compresi quelli di Comunione e Liberazione si mobilitano per le ricerche.

L'omicidio

Il corpo di Lidia fu ritrovato dopo due giorni, senza vita, da alcuni amici poco distante dalla sua auto posteggiata in via Filzi nel paese di Cittiglio.
Ma come era stata uccisa? Lidia era stata uccisa con 29 coltellate. Il suo assassino aveva infierito barbaramente sul suo corpo, con una crudeltà inaudita. Le indagini stabiliscono immediatamente, che Lidia però non è stata assassinata in via Filzi ma in un altro luogo e portata sul posto del ritrovamento, in un secondo momento.

Non solo. Il suo assassino dopo averla trucidata l’aveva, frettolosamente ricomposta. Al momento del ritrovamento, infatti, Lidia era vestita "in modo inusuale", così viene scritto sul verbale, quasi fosse stata appunto ricomposta dopo l’omicidio.
I sospetti degli investigatori su chi si concentrano? Le indagini brancolano nel buio “toccando”, ma senza gravi indizi e prove, un sacerdote e persino l'”assassino delle mani mozzate” ovvero Giuseppe Piccolomo (autore di un altro delitto), rimasto poi l’unico sospettato fino all’archiviazione del caso.

La reazione della famiglia

Oggi, 15 gennaio 2016, dopo 29 anni, l’assassino di Lidia Macchi ha finalmente un nome ed un volto.

"Siamo stupiti- commenta l'avvocato Daniele Pizzi, legale dei familiari di Lidia Macchi alla notizia dell’arresto- speriamo che questo serva per fare emergere finalmente la verità". Una verità che non riporterà in vita Lidia ma che senz’altro donerà finalmente giustizia ai familiari che nel silenzio e nella sofferenza l’hanno aspettata per tre lunghissimi ed interminabili decenni. “Trenta anni che aspettiamo, finalmente si fa luce sull'omicidio di Lidia - sussurra Paola Macchi, madre di Lidia- La procura di Milano ha lavorato in silenzio, ma ha lavorato sodo".

Ecco il testo della lettera che l'assassino ha inviato alla famiglia il giorno del funerale. La lettera è scritta in stampatello su un foglio bianco, di quelli da inserire nei quaderni a ganci, su due colonne.

"In morte di un'amica. La morte urla contro il suo destino. Grida di orrore per essere morte: orrenda cesura, strazio di carni. La morte grida e grida l'uomo della croce. Rifuto, il grande rifiuto. La lotta la guerra di sempre. E la madre, la tenera madre con i fratelli in pianto. Perchè io. Perchè tu. Perchè, in questa notte di gelo, che le stelle son così belle, il corpo offeso, velo di tempio strappato, giace. Come puoi rimanere appeso al legno. In nome della giustizia, nel nome dell'uomo, nel nome del rispetto per l'uomo, passi da noi il calice. Ma la tetra signora grida alte le sue ragioni. Consumatus est questo lo scritto dell'antichissimo errore E tu agnello senza macchia e tu agnello purificato che pieghi il capo timoroso e docile, agnello sacrificale, che nulla strepiti, non un lamento. Eppure un suono, persiste una brezza ristoro alle nostre aride valli in questa notte di pianti. Nel nome di Lui, di colui che cui ha preceduto, crocifissa, sospesa a due travi. Nel nome del Padre sia la tua volontà."

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