Redazione

-

La Corte d'Appello di Brescia ha respinto, dichiarando non luogo a provvedere, l'istanza di revisione del processo sull'omicidio di Chiara Poggi per il quale l'ex fidanzato Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni.

La richiesta era stata depositata dai legali di Stasi lo scorso dicembre e si basava su indagini difensive che avrebbero accertato la presenza del Dna di un amico del fratello della vittima sotto le unghie di Chiara. La decisione dei giudici è stata notificata oggi.

23 dicembre 2016

La Procura di Pavia avrebbe accolto l'esposto della mamma di Alberto Stasi e, nell'aprire una nuova inchiesta sulla morte di Chiara Poggi, ha messo sotto indagine un amico del fratello della vittima, le cui tracce di Dna - secondo un perizia della difesa - sarebbero state trovate sotto le unghie di Chiara.

- LEGGI ANCHE: Garlasco, perché la famiglia Stasi chiede la riapertura del processo

- LEGGI ANCHE: Garlasco, la condanna di Alberto Stasi non fa giustizia

Il giovane iscritto nel registro degli indagati è Andrea Sempio. Da quanto si è appreso, la sua iscrizione è un atto dovuto in seguito alla trasmissione da parte della Procura Generale ai pm pavesi degli atti depositati dai legali di Alberto Stasi che, con indagini genetiche affidate a un esperto di fiducia hanno scoperto che il Dna estrapolato dalle unghie di Chiara sarebbe compatibile con quello del ragazzo, amico del fratello della vittima. 

Per il delitto di Chiara, uccisa il 13 agosto del 2007 a Garlasco, Alberto Stasi sta scontando in carcere una condanna definitiva a 16 anni, anche se la nuova inchiesta potrebbe aprire nuovi scenari. Sempre secondo quanto scrive Il Corriere della Sera, "non ci sarebbe soltanto la 'prova' del Dna, un elemento che la polizia giudiziaria, incaricata di approfondire gli accertamenti della società di investigazioni, dovrà ripetere... Il giovane era già stato interrogato dai Carabinieri. Due volte. Una prima pochi giorni dopo il delitto e l'altra l'anno successivo. Secondo fonti investigative, a un 'riesame' l'alibi allora fornito (pur considerato 'solido') presenterebbe anomalie e incongruenze".

Garlasco, perché la famiglia di Stasi chiede la riapertura del processo


Queste invece le parole del procuratore di Pavia, Giorgio Reposo, riguardo la vicenda: "L'unica notizia che posso confermare è che dalla Procura generale di Milano è arrivata la busta con i documenti sul caso. Documentazione che adesso dovremo esaminare. Al momento, quindi, non siamo in grado di rispondere se verrà aperta o meno una nuova inchiesta. Solo dopo aver studiato con attenzione i documenti potremo fare una nostra valutazione, che trasmetteremo al gip. E soltanto a quel punto verrà presa la decisione se aprire o meno una nuova indagine. Sino a quel momento ogni ipotesi rischierebbe di risultare infondata".

Alberto Stasi è detenuto da poco più di un anno nel carcere di Bollate, dopo che il 12 dicembre del 2015 la Cassazione ha confermato nei suoi confronti la condanna a 16 anni per omicidio al termine di una vicenda processuale durata 14 anni, nel corso della quale è stato anche già assolto per due volte.

© Riproduzione Riservata

Commenti