Rimane in carcere Alberto Stasi e per lui non ci sarà un processo di appello ter. Lo ha deciso la Cassazione che dichiarato inammissibile il ricorso dei suoi legali per riaprire il caso, sospendere la pena e riesaminare in un nuovo processo di appello i testi già sentiti in primo grado.

Stasi sta scontando la condanna a 16 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007.


La richiesta di revoca

"Errore di fatto": la sentenza definitiva era, secondo i legali di Stasi, da revocare. Con un ricorso straordinario in Cassazione il 24 maggio 2017 i legali di Alberto Stasi ci hanno riprovato chiedendo la revoca della sentenza di condanna definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio di Chiara Poggi e un nuovo processo di appello "equo" nel quale sentire nuovamente una serie di testimoni che per un "errore di fatto" dovuto a una "svista", non sarebbero stati presi in considerazione e la cui deposizione, nel giudizio di primo grado, in rito abbreviato, determinò la sua assoluzione.

Si è chiuso in poco più di un anno, quindi, l'ennesimo, ultimo capitolo del giallo di Garlasco iniziato con il ritrovamento dieci anni fa del cadavere di Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007.

Dieci anni fa il delitto

Era una mattina caldissima e afosa, quando venne ritrovato su una rampa di scale all’interno di una villetta in un  quartiere residenziale di Garlasco, in provincia di Pavia, il cadavere di Chiara Poggi, impiegata ventiseienne laureata in Economia.

Si intuisce immediatamente che la morte non è avvenuta per cause naturali o per una caduta accidentale dalle scale in quanto sul corpo gli investigatori riscontrano numerosi colpi inferti con un oggetto contundente e sangue ovunque: sulle pareti, pavimento e su alcuni mobili.

L’oggetto contundente , in 10 anni di indagini, non è mai stato identificato ma si è ipotizzato possa essere stato un martello.

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Chiara conosceva l’assassino

Secondo gli inquirenti Chiara Poggi conosceva l'assassino, avendo aperto in pigiama e in maniera spontanea. Non furono rilevati infatti all'interno dell'abitazione segni di effrazione. La ragazza, in quei giorni, si trovava sola in casa, mentre i genitori e il fratello erano in vacanza.

Fu il fidanzato Alberto Stasi, all’epoca ancora studente alla Bocconi, in seguito impiegato commercialista, a trovare il corpo massacrato di Chiara e a dare l'allarme.

Alberto Stasi "troppo pulito"

I sospetti si concentrarono subito su Alberto Stasi a causa dell'eccessiva pulizia delle scarpe, come se le avesse ripulite o cambiate dopo essere passato sul pavimento sporco di sangue e sul quale avrebbe dovuto perlomeno minimamente sporcarsi mentre vi camminava in cerca della fidanzata, o dopo averla trovata.

Anche i suoi abiti furono trovati “immacolati”: assenza di qualsiasi traccia di sangue sui vestiti  che dichiarò di avere indosso al momento del ritrovamento. Oltre a questo, gli investigatori, riscontrarono  sin da subito alcune incongruenze del suo racconto.

Stasi, l’unico indagato

L'unico indagato per l'omicidio fu Stasi che viene arrestato il 24 settembre 2007, con un'ordinanza della Procura di Vigevano ma scarcerato il 28 settembre 2007 dal giudice per le indagini preliminari Giulia Pravon per insufficienza di prove.

L'iter processuale

Alberto Stasi, viene comunque processato con rito abbreviato e assolto dall'accusa di omicidio, sia in primo che in secondo grado.

In primo grado, infatti, il 17 dicembre 2009 al Tribunale di Vigevano, il GUP Stefano Vitelli, in funzione di giudice monocratico, assolse Stasi per insufficienza di prove.

In appello il 7 dicembre 2011, davanti alla Corte d'Assise d'appello una nuova perizia spostò l'ora della morte, negandogli così l'alibi e la plausibilità del fatto che non si sarebbe sporcato, senza per questo ottenere una condanna. La sentenza fu di assoluzione "per non aver commesso il fatto"

In Corte di cassazione, però, il 18 aprile 2013, la sentenza di assoluzione viene annullata: processo da rifare.

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La Cassazione, tra le motivazioni dell'annullamento, ordinò esami del DNA su un capello trovato tra le mani della vittima (non noto durante il primo giudizio) e su residui di DNA sotto le unghie, repertati e mai analizzati.

Nonostante l'annullamento con rinvio delle due assoluzioni, la Suprema corte ribadì che fosse, a proprio giudizio, difficile “pervenire a un risultato, di assoluzione o di condanna, contrassegnato da coerenza, credibilità e ragionevolezza” e quindi “impossibile condannare o assolvere Alberto Stasi”, preferendo però non confermare il proscioglimento, in attesa dei nuovi esami scientifici.

Al processo d'appello bis, il 14 dicembre 2015, in seguito alla nuova perizia computerizzata sulla camminata e ad alcune incongruenze nel racconto, e pur in assenza di riscontri nei nuovi test del DNA, come quello sul capello, Stasi viene ritenuto colpevole e condannato a ventiquattro anni di reclusione per omicidio volontario. Una pena che poi verrà ridotta a 16 anni grazie al rito abbreviato e sulla quale non furono riconosciute le aggravanti della crudeltà e della premeditazione. Stasi va in carcere.

Spunta un amico del fratello di Chiara

Il 19 dicembre 2016 la difesa di Stasi presenta una perizia genetica che indica che il DNA ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi apparterrebbe ad un conoscente della vittima e non a Stasi.

Il 22 dicembre la procura di Pavia apre una nuova indagine a carico di un amico del fratello di Chiara Poggi: Andrea Sempio. Anche lui, era solito come Alberto Stasi spostarsi in bicicletta per Garlasco e avrebbe il numero di scarpe simile a quello di Stasi, oltre a un alibi non completamente solido.

Il ricorso speciale in Cassazione

Il documento si fonda su 39 pagine firmate da Stasi e dal suo legale di fiducia, Angelo Giarda, lo scorso 3 dicembre. La richiesta è quella di revocare il verdetto definitivo del 12 dicembre 2015 e "rilevare l'errore di fatto lamentato, in assenza del quale l'esito decisorio sarebbe stato differente" e di conseguenza di disporre "l'annullamento con rinvio" della condanna emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano il 17 dicembre 2014. In caso di accoglimento Stasi sarebbe stato rimesso in libertà (ora in carcere di Bollate per espiare la pena) fino a una ulteriore decisione.

Ma così, non sarà.

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