Cronaca

Dalle feste alle tangenti: quando il medico tradisce la professione

A indagare sul caso del party organizzato dal primario napoletano sono arrivati i Nas, mentre il dottore è stato sospeso "sine die"

La denuncia via Facebook del consigliere comunale Francesco Emilio Borrelli

Barbara Massaro

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Il Ministro della Sanità Giulia Grillo arrivata al nuovo Ospedale del Mare a Napoli pensava che quella del primario che chiude un reparto per fare una festa fosse una fake news, e invece era tutto vero: "Quella del reparto chiuso per la festa sembrava una fake news, poi abbiamo inviato i Nas - ha dichiarato aggiungendo - Sono qui per per risolvere i problemi, non per tagliare i nastri. Non basta oggi dire che ci sono persone dispiaciute. È una cosa che non doveva accadere. Ci sono vari gradi di responsabilità e noi li accerteremo tutti e agiremo di conseguenza".

L'arrivo dei Nas

Già nel pomeriggio di lunedì i Nas dei Carabinieri erano intervenuti sul posto per indagare sul reato di interruzione di pubblico servizio mentre Francesco Pignatelli, il medico festaiolo, è stato sospeso sine die dall'incarico e sostituito da Massimo Tatafiore per volontà del direttore generale dell'Asl 1 di Napoli Mario Forlenza che ha così commentato l'accaduto: "Pignatelli mi ha confermato di avere chiuso il reparto e trasferito i degenti in altre stanze. Nessuno ha subìto danni  ma ci sono i danni di immagine che abbiamo subito a fronte di un lavoro faticoso e durissimo che stiamo facendo per far funzionare al meglio l'Ospedale".

La vicenda in principio sembrava tanto assurda quanto imbrobabile, ma più le indagini vanno avanti più si scopre che era tutto vero.

Cosa è successo tra venerdì 6 e sabato 7 

Ci sono, infatti volute settimane per organizzare tutto al meglio, perché ferie, permessi, malattie e turni combaciassero affinché l'intero reparto di Chirurgia Vascolare del nuovo Ospedale del Mare a Napoli fosse libero di festeggiare la promozione a primario del dottor Francesco Pignatelli.

Peccato che sul piano del nosocomio, lo scorso sabato 7 luglio, non ci fosse nessuno a occuparsi dei pazienti che, per questo, sono stati o dimessi o trasferiti ad altri reparti.

Un uomo, colpito da aneurisma, è stato portato in un altro ospedale della zone e operato d'urgenza mentre Pignatelli e il suo staff gozzovigliavano in un locale di Pozzuoli.

A denunciare il caso era stato il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che fa parte della commissione sanità e che, allertato da diverse segnalazioni, ha segnalato l'episodio alla Asl 1 di Napoli facendo aprire l'indagine che ha portato alla sospensione del primario.

Pignatelli dal canto suo aveva minimizzato parlando di "Coincidenze" e sottolineando che "Ho fatto risparmiare l'ospedale evitando gli straordinari".

In realtà episodi assimilabili a questo nella storia della sanità non mancano e di certo il caso Pignatelli non è il più grave che la cronaca riporti.

E' di queste ore, ad esempio, la notizia che 4 medici dell'ospedale di Prato sono stati arrestati con l'accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato. I medici, infatti, con la complicità di alcuni mediatori culturali effettuavano visite private e in nero a cittadini stranieri che, ignari del sistema sanitario italiano, credevano di pagare la giusta e dovuta parcella. In realtà i dottori operavano in ambito ospedaliero e quindi il loro comportamento e deontologicamente e giuridicamente illecito.

I precedenti

Ancora più grave il caso della clinica Santa Rita di Milano che ha portato a 13 arresti (e la condanna all'ergastolo - poi annullata dalla Cassazione - per il primario di chirurgia toracica Pierpaolo Brega Massone) tra medici e infermieri. 

Dopo un anno di indagine da parte della Guardia di Finanza, nel 2008, è stato scoperto un giro di operazioni chirurgiche non necessarie e anzi in 5 casi mortali operate da medici compiacenti con lo scopo di gonfiare le cartelle per pompare i rimborsi (è stato calcolato che sono stati incassati illecitamente 2,5 milioni di euro). 

Lo scorso marzo, poi, a Roma, cinque medici impiegati presso il Ministero dell'economia e della salute e presso il dipartimento di medicina legale di Roma sono stati arrestati con l'accusa di aver favorito trattamenti pensionistici privilegiati per le Forze Armate chiedendo in cambio una percentuale sulla pensione d'oro concessa.

Solo un mese dopo 4 primari milanesi (due dell'ospedale Gaetano Pini e due del Galeazzi) sono finiti in manette con l'accusa di aver favorito alcune aziende specializzate nella produzione e commercializzazione di attrezzature medico sanitarie a scapito di altre ricevendo in cambio regali, tangenti, vacanze pagate e benefit di ogni tipo.

Si tratta di un episodio analogo a quello che si era verificato al Policlinico di Monza nel 2017 quando 14 persone sono state arrestate perchè compravano protesi ortopediche a spese dell'ospedale moltiplicando le operazioni (spesso inutili) allo scopo di moltiplicare i profitti di una multinazionale francese a scapito della salute pubblica.

Quando il medico tradisce l'etica professionale

Ed è proprio questo il tratto che accomuna, con diversi gradi di gravità, tutti gli episodi: i medici, tradendo le premesse della propria professione, hanno anteposto il tornaconto personale alla salute della gente.

Il giuramento di Ippocrate, e cioè l'atto giuridico dall'alto valore simbolico che un medico è tenuto a recitare nel momento dell'abilitazione professionale, tra i vari punti recita: "Giuro di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione" e poi aggiunge: "Giuro di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione".

Eppure a volte a "scienza e coscienza" vengono anteposte cinismo e cupidigia che ribaltano l'etica medica e trasformano uomini cui viene consegnata la vita dei malati in indegni professionisti della truffa.

Sempre a Roma, lo scorso marzo, sono state arrestate 16 persone tra medici e infermieri con l'accusa di aver procurato false vittime di incidenti stradali per ottenere grossi rimborsi dalle assicurazioni. Dopo una lunga operazione d'indagine è stato scoperto che i finti incidenti venivano organizzati sempre quando c'erano gli stessi medici in turno al pronto soccorso che poi firmavano il referto medico da portare alle assicurazioni per ottenere soldi che venivano spartiti. Duecentosette gli indagati in questa maxioperazione che, tra gli altri, ha portato all'arresto del Professor Paolo Ottolenghi, docente universitario e ortopedico dell'ospedale Umberto I.

A Napoli, invece, due fratelli, un ortopedico e un chirurgo estetico, sono stati arrestati dopo che è stato scoperto che i i dottori riciclavano denaro per conto del clan mafioso Lo Russo.

Sono solo mele marce (che però danneggiano l'intero albero)

Dottori che prendono tangenti, firmano falsi certificati, autorizzano e favoriscono conti gonfiati, progettano truffe e addirittura fanno chiudere un reparto per far festa sono le mele marce di una delle professioni più belle, stressanti ma gratificanti del mondo.

Avere tra le propria mani la vita di un essere umano è una responsabilità immensa e un dottore in cuor suo sa di essere custode di un sapere che conoscono in pochi e per questo crede di detenere un potere assoluto sulla vita.

Però succede, così, che tra le migliaia di professionisti che ogni giorni salvano le sorti di uomini e donne sottrandoli alle forbici delle Parche ce ne sia qualcuno che trascende etica e deontologia sedotto da un superomismo totalmente fuori luogo e criminale, che gli fa credere di essere al di sopra della legge e più furbo di tutti gli altri.


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