Così i rifiuti di Roma finiranno anche in Emilia Romagna

Dopo gli accordi con Toscana e Abruzzo, in corso trattative serrate con la regione. A pagare? La Tari dei romani

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Immondizia – Credits: Massimo Centemero

Stefano Caviglia

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Superata per il rotto della cuffia l’emergenza rifiuti dell’Immacolata, Roma Capitale corre contro il tempo per neutralizzare quella per definizione più impegnativa dei giorni di Natale.

Il sospiro di sollievo tirato dopo il primo week end festivo di dicembre è giustificato fino a un certo punto: il temuto accumulo della spazzatura fuori dai cassonetti non c’è stato nei municipi del centro, ma le cose sono andate diversamente in diverse aree della periferia, dove la situazione non è ancora tornata alla normalità.

Nel frattempo, per evitare che la situazione finisca fuori controllo da qui a fine anno il Comune si sta affrettando a stipulare accordi con regioni disposte a smaltire i rifiuti che la capitale non riesce a trattare per conto proprio e che non possono più andare in Austria e altrove.

Risulta a Panorama.it che agli accordi già siglati con Toscana e Abruzzo se ne stia per aggiungere un terzo per smaltire i rifiuti della Capitale in uno degli impianti della Iren in Emilia Romagna. Sarebbe paradossale, ma non è affatto da escludere, che a levare le castagne dal fuoco alla sindaca di Roma Virginia Raggi sia l’impianto dell’ex collega del M5S Federico Pizzarotti che proprio per non aver impedito l’apertura dell’inceneritore di Parma, dopo esser stato eletto sindaco, si è guadagnato l’espulsione dal movimento.

I costi

In ogni caso la toppa con cui la giunta capitolina sta cercando di risolvere il problema non sarà gratis per i romani. Per far smaltire all’esterno i rifiuti di Roma ci vogliono circa 150 euro a tonnellata. Gli accordi già stipulati con Toscana e Abruzzo, con l’aggiunta di quello in dirittura di arrivo con l’Emilia, valgono all’incirca 300 tonnellate al giorno, con il risultato che si può immaginare nelle bollette della Tari.

Il nuovo tritovagliatore che non si fa

Situazione alquanto imbarazzante se si pensa che l’Ama ha avuto due giorni fa dalla Regione l’autorizzazione a mettere in funzione un nuovo tritovagliatore (impianto che separa i vari elementi dei rifiuti per poterli riciclare) che resterà quasi certamente inutilizzato per uno di quei pasticci che sono divenuti tipici della politica italiana, specie in ambito locale.

In un primo momento si era deciso di localizzare l’impianto nella frazione di Rocca Cencia, ma dopo le proteste della popolazione la giunta ha fatto macchina indietro, dirottandolo su Ostia. Peccato che poco tempo dopo sia iniziata la campagna elettorale per il X municipio, con conseguenti rassicurazioni della sindaca Raggi ai cittadini di Ostia che mai e poi mai il tritovagliatore sarebbe stato messo in funzione a casa loro.

Ora non si può certo fare marcia indietro a distanza di poche settimane. Meglio mandare i rifiuti all’esterno e confidare che i romani non se ne ricordino al momento di pagare le bollette della Tari.

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