Così cambieranno le norme sul Conclave

Prima dell'elezione del nuovo Papa entrerà in vigore una nuova normativa in deroga voluta da Ratzinger

Ignazio Ingrao

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Uscirà probabilmente domani, 23 febbraio, il testo della legge del papa (“Motu Proprio”) che modificherà in parte la legislazione del conclave, contenuta nella Costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”, promulgata da Giovanni Paolo II e poi già modificata dallo stesso Benedetto XVI (che ha riportato, per i primi trenta scrutini, la maggioranza qualificata dei due terzi per poter eleggere il pontefice). In realtà non si tratta di una modifica vera e propria della costituzione apostolica bensì di una “deroga” alla normativa vigente per il caso, “eccezionale” della rinuncia del pontefice. E’ stato un gruppo consistente di cardinali ed ecclesiastici della Curia ad aver chiesto di non procedere a una modifica permanente della norma, per evitare di “istituzionalizzare” la procedura delle “dimissioni” del papa.

Al testo del “Motu Proprio” ha lavorato un gruppo di giuristi coordinato dall’uditore generale della Camera apostolica, monsignor Giuseppe Sciocca. Il cardinale Tarcisio Bertone è stato costantemente informato. I paragrafi dell’Universi Dominici Gregis che saranno “integrati” sono l’articolo 13, relativo ai primi atti che la Congregazione generale dei cardinali deve compiere dopo la morte del pontefice, inclusa la fissazione della data di inizio del Conclave. Gli articoli 17 e 31che regolano la custodia degli appartamenti pontifici e dei beni mobili del pontefice fino all’elezione del nuovo papa, l’articolo 19 relativo alle comunicazioni di rito in caso di sede vacante (autorità, corpo diplomatico), l’articolo 37 circa i termini temporali minimi e massimi entro i quali iniziare il conclave.

Altre disposizioni riguardano infine aspetti liturgici relativi alle cerimonie che accompagnano le “congregazioni generali” (cioè le consultazioni pre-conclave cui partecipano tutti i 209 porporati che compongono il collegio cardinalizio). Nella congregazione generale i cardinali fisseranno la data del conclave, anche sulla base degli arrivi e delle eventuali rinunce dei cardinali elettori (per il momento le rinunce previste sono due, dunque i cardinali elettori saranno 115 e il quorum per l’elezione si abbasserà a 77 voti).

La questione della data è cruciale perché condiziona addirittura l’identikit del nuovo papa: la Settimana santa della Pasqua inizia con la domenica delle Palme, il 24 marzo e per quella data tutti i porporati desiderano di aver eletto il pontefice per tornare nelle proprie diocesi. Più si ritarda l’inizio del conclave, più sarà facile ai candidati forti di affermarsi (il canadese Marc Ouellet,  l’italiano Angelo Scola, lo statunitense Timothy Dolan), perché dovranno essere eletti con la maggioranza qualificata. Più il conclave viene anticipato, più sarà facile per gli outsider di emergere (l’ungherese Peter Erdo o l’indiano Placidus T. Toppo per esempio) perché occorreranno almeno 8-9 giorni di conclave per arrivare a poter votare solo con la maggioranza assoluta. Più il conclave sarà anticipato, più i cardinali stranieri avranno poco tempo per conoscersi e i cardinali di curia e gli italiani saranno avvantaggiati. Ecco perché il braccio di ferro sulla data è così importante.

La data di inizio per le congregazioni generali sarà fissata dal Camerlengo, Tarcisio Bertone, e oscillerà tra il 2 e il 4 marzo al massimo. Mentre l’inizio del conclave oscillerà probabilmente tra il 10 e il 12 marzo.

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