Cronaca

Così abbiamo scovato gli hacker del Ministero della Difesa

Il responsabile dell'indagine spiega come ha seguito le tracce virtuali delle "primule rosse" che hanno violato importanti siti istituzionali e aziendali

“Li abbiamo arrestati mentre stavano chattando e preparando la locandina di rivendicazione”. È così che gli uomini della Polizia postale sono riusciti ad arrestare e ad accedere ai computer dei due hacker che per mesi hanno violato sistemi informatici ma anche siti istituzionali e di rilevanti realtà economiche come i sistemi informatici di Expo 2015 e del Ministero della Difesa.
I due hacker dalle capacità elevatissime, uno nato a Fauglia (Pisa) ma residente a Livorno e l’altro a Sondrio, erano conosciuti con i loro "nick", (i loro soprannomi) a livello internazionale e da anni violavano siti e sistemi informatici.

“Erano due primule rosse del web – spiega a Panorama.it, Ivano Gabrielli, Vice questore aggiunto e Responsabile del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche del Servizio Polizia Postale – non è stato semplice rintracciarli e abbiamo utilizzato numerosissime tecniche per poterli individuare e poter quindi associare al “nick” un nome, un cognome e un indirizzo reale”.

Ci spieghi meglio…
Ci siamo dovuti infiltrare nei loro blog e nei loro canali. Poi è stato necessario accreditarsi per avere un contatto diretto e successivamente , una volta ottenuto, cominciare a mostrarsi dubbiosi sul loro operato e sulle loro capacità. In questo modo si è creato un canale di dialogo che è durato dei mesi e che ci ha permesso anche attraverso insignificanti notizie e informazioni che gli hackers ci fornivano, di dare loro un nome.

Ci può fare un esempio?
Ad esempio da alcuni problemi di carattere sanitario…uno si era fatto male ad polso. Queste piccole e apparentemente insignificanti informazioni ci hanno consentito di risalire ai soggetti. Poi una volta dato un nome ed un cognome all’hacker abbiamo messo sotto controllo i telefoni. Altre informazioni ovviamente sono state acquisite dai rilievi telefonici.

Quando li avete arrestati erano davanti al computer…

Gli hacker non sono comuni delinquenti che tu puoi arrestare entrando in casa in piena notte oppure alle prime luci dell’alba come solitamente viene fatto, perché nel loro caso troveremmo solo un uomo che dorme e un computer inservibile. Mi spiego meglio. I pc degli hacker sono criptati a più livelli ed è molto difficile potervi accedere. Quindi l’unico modo per avere le prove del loro operato illegale è farlo mentre sono online. Così è stato anche per le due primule rosse italiane: li abbiamo costretti a rimanere online e a chattare con noi fino a quando altri nostri uomini li hanno raggiunti e arrestati. Uno di questi stava perfezionando la locandina di rivendicazione di un attacco..

Qual è il loro profilo?
Uno è vicino ai movimenti politico-ambientalisti e l’altro legato ai mondo anti-istituzionale e alla galassia dei centri sociali, degli antagonisti e dei movimenti No Tav, No Expo… Comunque un tratto che accomuna tutti gli hacker è quello di non aver frequentato l’università. Hanno una età media di 30-35 anni.

Per i due hackers l'accusa è danneggiamento di sistemi informatici, all'interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all'accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici. Gli attacchi ai sistemi informatici di Ministero della Difesa si sono svolti su due “livelli” e hanno interessato un sito web dello stesso Ministero da quale hanno sottratto nominativi e codici di accesso e l’altro, invece, molto più complesso dava accesso ad informazioni estremamente delicate.

Le attività investigative dirette dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno coinvolto i Compartimenti regionali della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia, della Toscana e del Piemonte ma anche gli uomini della Questura di Livorno e del Servizio Polizia Scientifica.

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