Cronaca

Corruzione: chi è il pm Longo arrestato dalla Guardia di Finanza

Ex pm di Siracusa, sarebbe al centro di una serie di readi giudiziari commessi con altri 15 professionisti siciliani

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Nadia Francalacci

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Conosci la legge, trovi l’inganno. Una allegra e disinvolta combriccola, composta da magistrati, avvocati, imprenditori e giornalisti, è riuscita a riscrivere il Codice penale per un uso, che potrebbe essere definito, domestico.

È successo a Siracusa. Se volevi essere certo di "uscire pulito" da un guaio giudiziario, l’unica strada che dovevi percorrere nella bella cittadina siciliana, era quella che conduceva agli studi legali di due noti avvocati: Piero Amara e Giuseppe Calafiore.

Una operazione congiunta tra la Procura di Roma e Messina ha infatti svelato un meccanismo perverso di due associazioni a delinquere, composte da 15 professionisti, dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari, che facevano capo ai due legali e ad un magistrato, Giancarlo Longo, ex pm di Siracusa.

Le indagini della Guarda di Finanza hanno portato all’arresto di 15 illustri professionisti siciliani e sono iniziate dopo un esposto di alcuni colleghi di Longo.

Per anni, secondo quanto avevano intuito i magistrati, il pm Longo era stato capace di pilotare e condizionare indagini penali a vantaggio dei clienti dei due legali, anche grazie alla complicità di una serie di consulenti tecnici.

Come agivano

L'esposto del 24 settembre del 2016, contro Longo e gli altri, è molto chiaro e dettagliato: denuncia il sospetto di rapporti illeciti tra l'ex pm, nel frattempo trasferito al tribunale civile di Napoli, e Calafiore e Amara.

Rapporti, che, scrivevano i magistrati, sarebbero stati una sorta di "prosecuzione sottotraccia" delle relazioni illegali che un altro pm siracusano aveva con i due difensori. Si tratta di Maurizio Musco che è stato, nel frattempo, condannato con sentenza definitiva per abuso d'ufficio insieme all'allora capo della Procura Ugo Rossi.

L’avvocato Amara che è anche uno dei legali esterni dell'Eni e “regista occulto” delle due associazioni a delinquere, ha una società di consulenza che sarebbe coinvolta anche in un falso complotto proprio ai danni della multinazionale italiana.

Ma i metodi "disinvolti" usati dall'ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo e giustificati da lauti compensi e viaggi di lusso, sono ben esemplificati in uno dei capi di imputazione contestati: quello che riguarda il cosiddetto caso Eni. Longo, su input di Amara, legale esterno dell'Eni, avrebbe messo su un'indagine, priva di qualunque fondamento, su un presunto e rivelatosi falso piano di destabilizzazione della società e del suo ad Claudio Descalzi.

Ma quale era il reale motivo dietro questo fantomatico complotto? Lo scopo di Longo & co. sarebbe stato intralciare l'inchiesta milanese sulle presunte tangenti nigeriane in cui Descalzi era coinvolto.

Chi è Giancarlo Longo

Longo era stato sanzionato nei mesi scorsi dal Csm a seguito di un procedimento disciplinare. Ma, dopo qualche settimana chiese espressamente di essere trasferito. Il 26 luglio lasciò Siracusa per il tribunale civile di Napoli come giudice.

Longo, infatti, aveva il sospetto che la Finanza stesse indagando su di lui.

Non a caso, prima di chiedere di andare in Campania, pagò un investigatore privato che lavorava con la Procura per effettuare una bonifica all’interno del suo ufficio e verificare l’eventuale presenza di “cimici”.

Il tecnico, che aveva intuito che cosa stava accadendo, non rimosse le microspie che Longo trovò da solo qualche giorno dopo.

Gli inquirenti, dopo averlo visto frugare nell’ufficio e sotto la scrivania alla ricerca delle cimici, attraverso una telecamera posizionata appositamente nel suo ufficio, decidono di sequestrargli il telefonino convinti che qualcuno doveva avergli detto che era spiato.

Longo, avvertito da un collega, anche lui già indagato e condannato per vicende analoghe, Maurizio Musco, nel frattempo distrugge e fa sparire il cellulare.

Una mossa che non gli è valsa la salvezza, ma solamente l’aggravarsi della sua posizione.

Con Longo altri magistrati

Nell’inchiesta della Finanza, risulta indagato anche l’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio, oggi in pensione. Nei suoi confronti si contesta il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con l’avvocato Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Nei confronti di Virgilio era stata chiesta una misura «non detentiva» ma è stata respinta dal gip.

In particolare i magistrati di Roma seguendo il denaro delle società legate all'imprenditore Fabrizio Centofanti individuano una somma di 751 mila euro depositata in Svizzera il primo gennaio del 2016 e riconducibile a Virgilio.

Tra i quindici arrestati, infatti, assieme all’imprenditore Fabrizio Centofanti, anche Enzo Bigotti, quest'ultimo già coinvolto nel caso Consip.

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